Previsto per oggi l'invio della lettera alla Commissione UE, a Palazzo Chigi sono ore febbrili, si alternano voci di vertici avvenuti e smentiti per conciliare tutte le posizioni. Atteso alle 20 di questa sera un Consiglio dei ministri.
Oggi la Commissione UE attende la lettera di risposta del governo italiano circa i chiarimenti e le modifiche richieste alla manovra economica 2019. Sono ore tese e concitate in cui si susseguono voci di vertici che forse ci sono stati o forse no, tra M5S e Lega.
Entro oggi bisogna inviare la lettera di risposta a Bruxelles, questo è certo. Così come è confermata la convocazione del Consiglio dei ministri per le ore 20 di questa sera che chiuderà la busta da inviare ai tecnici UE.
Il ministro dell’economia Giovanni Tria proverà a giocarsi la carta della limatura delle stime del Pil 2019, diminuendo dall’1,5% all’1,2% le stime precedentemente previste nella Nota di aggiornamento al Def.
Potrà bastare alla Commissione UE per evitare la procedura di infrazione?
Alcune indiscrezioni dipingono una Lega più malleabile e disponibile a modificare alcuni parametri della legge di bilancio, mentre il M5S è irremovibile rispetto alla posizione assunta.
Il vertice non vertice previsto per ieri, non si sarebbe mai svolto per divergenze di vedute tra il Movimento e il ministro dell’economia Tria.
Nel frattempo continuano alla Camera le audizioni delle istituzioni principali. Ascoltati i pareri dell’Ufficio parlamentare di bilancio, di Confindustria, dell’Istat, dell’ABI. Tutti concordi sul fatto che la manovra economica così come è stata pensata non potrà raccogliere i frutti che si sperano di ottenere.
Ci sono fattori economici esterni all’Italia, globali, che vanno presi in considerazione, come ricordato durante le previsioni economiche della Commissione UE la settimana scorsa.
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) durante la sua audizione ha presentato i calcoli che riguardano la riforma della pensione con la nota quota 100. Secondo le stime chi deciderà di uscire un anno prima perderà il 5%, mentre chi deciderà di uscire con quattro anni di anticipo arriverà a perdere il 30% della sua pensione.
Potenzialmente ci sono 437 mila italiani e italiane che potrebbero andare in pensione nel 2019 con la riforma a quota 100. Se tutti uscissero l’aggravio per le casse dello stato ammonterebbe a una spesa lorda di 13 miliardi: ben oltre quanto messo in bilancio dalla manovra giallo-verde.
Auspicabile quindi che la perdita di valore sulla pensione scoraggi molti altrimenti sarebbe un grave problema per le casse dello stato, questo il ragionamento.
Anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia presenta dati che contrastano con la visione del governo, il turn over garantito dalla riforma consentirebbe l’assunzione di giovani ma il beneficio per l’economia italiana non è così automatico.
Il sottosegretario alle politiche sul lavoro, il leghista Claudio Durigon, assicura che: “chi uscirà con quota 100 avrà una rata pensionistica basata sugli effettivi anni di contributi e non anche sugli anni non lavorati”.
La Corte dei Conti avverte, poi, che con questa manovra finanziaria si rischia di dover rifare i conti a breve, significa che il governo potrebbe essere costretto a varare una manovra economica correttiva durante il 2019.
Il FTSE MIB viaggia alla pari in questo momento a Piazza Affari. Il settore bancario è in lieve perdita, probabilmente spinto giù anche sui timori della crisi banca Carige: titolo ieri sospeso in Borsa.
Il differenziale Btp-Bund a 10 anni è salito a 310,3 punti base con un incremento del 2,07% alle ore 10.36. Investendo ora in buoni del tesoro poliennali (Btp) si guadagnerebbe una cedola del 3,5%.
Scrittore web freelance dal 2013, scrive di crypto economy dal 2016 e di fintech e mercati azionari dal 2018. Scrive inoltre di economia digitale.Dal 2018 collabora per FXEmpire.it scrivendo di crypto e mercati azionari con particolare attenzione a Borsa Italiana. Inoltre, cura la pubblicazione di articoli formativi a cadenza domenicale per l'area Formazione del sito di FX Empire Italia.