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Fabio Carbone
colonizzazione finanziaria

La capitalizzazione di mercato complessiva delle imprese italiane quotate è calata dai 506 miliardi di euro del 2019, ai 404 miliardi di euro del 2020.

In questi ultimi anni è proseguita anche la ritirata di soggetti stranieri dalla Borsa di Milano, passando dal 51% di giugno 2015 (282 miliardi di euro) al 48% di marzo 2019 (246 miliardi di euro), per calare di un ulteriore punto percentuale durante il sell-off di marzo 2020 (192 miliardi di euro).

Questi dati li fornisce il Centro studi di Unimpresa, l’Unione nazionale di imprese che mette ora in guardia da un rischio scorribande in Italia ad opera di “barbari” speculatori il cui unico fine non è quello di investire in Italia per dare stabilità e prospettive di crescita al sistema economico italiano, ma di speculare puramente, incassare denaro e sparire lasciando rovine.

Il rischio maggiore riguarda il Made in Italy secondo lo studio di Unimprese, il quale rischia di essere strapazzato da chi viene in Italia senza visione ma solo interessato ad accrescere le sue finanze nel breve periodo, ad esclusivo beneficio degli azionisti del proprio fondo d’investimento (vedasi caso Pernigotti).

La ricerca di Unioncamere ha incrociato i dati della Banca d’Italia aggiornati al primo trimestre del 2020 con quelli relativi al valore di bilancio delle azioni, quotate e non quotate, detenute da tutti i soggetti economici che operano in Italia.

Società per azioni in mano alle famiglie italiane

Il 36,55% delle azioni societarie del nostro Paese sono possedute dalle famiglie, in calo rispetto al 38,13% del 2019.

Seguono gli stranieri che detengono il 25,21% del patrimonio azionario delle imprese italiane, in risalita rispetto al 24,57% del 2019.

Le imprese posseggono il 15,67%, facendo registrare un lieve aumento rispetto allo scorso anno quando possedevano il 15,37%.

In fine le banche, le quali sono impegnate per il 12,08% ma possedevano lo scorso anno il 13,24% delle azioni delle imprese italiane. Indice che anche loro hanno disinvestito.

Lo Stato ha aumentato, seppur di poco, la sua partecipazione con il 5,17% fatto registrare ad inizio anno, mentre era del 4,68% nel 2019.

Quote minori sono gestite da assicurazioni e fondi pensione (2,9%) e da amministrazioni locali (0,61%).

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Fuga strategica degli stranieri?

Soffermandoci sui dati degli azionisti esteri, questi hanno perso o ceduto 53,5 miliardi di euro (-21,71%) passando da 246,4 miliardi a 192,9 miliardi di euro scrive ancora Unimpresa.

A Piazza Affari gli stranieri posseggono il primato con il 47,69% delle quote, ma sono in diminuzione dal 51,74% del 2015. Quindi la ritirata degli stranieri è qualcosa che precede la pandemia e questo dovrebbe far riflettere ancora di più.

Da questi dati appare che gli stranieri non siano tanto interessati all’Italia e anzi, via via disinvestono. Il rischio maggiore per l’Italia, forse, è il disinvestimento progressivo degli stranieri.

Disinvestimento generale dall’Italia o colonizzazione finanziaria?

Ed ancora di più dovrebbe preoccupare il disinvestimento generale che mostrano i dati, con le famiglie e le banche che cedono quote per liberarsene.

Al netto di eventuali incursioni speculative straniere, il rischio più grave che sembra emergere da questi dati è la tendenza a disinvestire operata quasi da tutti gli attori in campo.

L’intervento massiccio che il governo italiano sembra voler operare su alcune società attraverso l’ingresso di Cassa depositi e prestiti, potrebbe non bastare a sopperire questa fuga generalizzata.

Italia a rischio colonizzazione finanziaria? Forse più a rischio desertificazione finanziaria.

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