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Fabio Carbone
ipo ebang

Lungamente annunciata la IPO di Ebang, il produttore cinese di hardware per il mining, sembra essere pronta a presentarsi al Nasdaq per suonare la sua prima campanella.

Stando alle nuove informazioni più dettagliate rese disponibili dalla Ebang International Holdings Inc., il valore delle azioni dovrebbe aggirarsi in una forchetta di prezzo compresa tra i 4,5 USD ed i 6,5 USD.

Valore totale della Initial Public Offering (IPO) 106 milioni di dollari USA, pari a 19,32 milioni di azioni disponibili alla vendita.

Il ticker symbol scelto per la quotazione al Nasdaq Global Market è EBON.

La società cinese ha aggiunto un nuovo assicuratore, è la società Prime Number Capital che si aggiunge ai due assicuratori già nominati: AMTD Global Markets Limited con sede ad Hong Kong e Loop Capital Markets con sede negli Stati Uniti.

L’aggiunta di un assicuratore da una parte potrebbe far pensare che Ebang intende così fornire maggiori garanzie agli azionisti, ma dall’altra potrebbe anche indurre a credere che il produttore di ASIC bitcoin cinese abbia dei timori.

In effetti delle criticità ci sono. La prima è legata alla natura fluida delle criptovalute, ma questo è un rischio già noto agli investitori, il secondo rischio invece sopraggiunge inatteso e ne parliamo qui di seguito.

La prima criticità della IPO: il listing negli USA

Potrebbe sembrare un assurdo affermare che fare il listing in una Borsa statunitense sia un rischio, tuttavia chi segue le vicende politico-economiche americane sa che il Senato degli USA ha approvato il 20 maggio scorso l’Holding Foreign Companies Accountable Acts, altrimenti noto come Kennedy Bill.

Tale misura è volta ad aumentare i controlli sulle società straniere che si listano negli USA, una normativa che in concreto fa parte della strategia da vera guerra fredda contro la Cina.

Infatti le società straniere che intendono listarsi nelle Borse statunitensi non devono essere controllate o partecipate, anche se solo in parte, da organi governativi.

Tale normativa potrebbe irrigidire gli investitori che in massa potrebbero scappare da qualsiasi titolo cinese, anche già listato a Wall Street o al Nasdaq. Figuriamoci un titolo cinese che solo ora tenta la sua IPO.

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La seconda criticità della IPO Ebang

Ebang ha chiaramente avvertito i potenziali investitori che il settore del mining delle criptovalute è altamente a rischio. Da tenere in considerazione, inoltre, che la società produce solo ASIC bitcoin e non per altre criptovalute.

La diversificazione quindi non c’è.

Terza criticità: le perdite di Ebang

Ebang ha reso noto nel prospetto informativo che la società ha sofferto delle perdite nei ricavi e nei flussi di cassa.

Le perdite del 2018 sono state pari a 11,8 milioni di USD e addirittura peggio nel 2019 con 41,1 milioni di USD di perdite, nonostante il 2019 sia stato un anno decisamente migliore in quanto a prezzo del bitcoin.

E non è finita qui, perché nel Q1 2020 la società ha già perso 6,4 milioni di USD.

Ebang è al secondo tentativo

Si tenga anche in considerazione che Ebang ci aveva già provato a listarsi nel giugno 2018 (esattamente due anni fa), presso la Borsa di Hong Kong ma la IPO non andò in porto.

In quella occasione tentò il colpaccio a 1 miliardo di dollari insieme a Canaan Creative. Quest’ultima è riuscita nell’intento di listarsi al Nasdaq lo scorso anno con una IPO del valore di 90 milioni di USD, ma al momento il titolo Canaan è giù del 75% dal suo collocamento.

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