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Fabio Carbone
Grandi imprese

La Cgia di Mestre getta nuova luce sul rapporto che c’è tra le imprese italiane e la dichiarazione del fatturato annuale, secondo i dati raccolti le grandi imprese evadono 16 volte in più delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi. Nel 2017 il divario era ancor più ampio, 18 volte, segno che è comunque in atto un cambiamento di rotta.

La ricerca della Cgia di Mestre si riferisce ai dati di accertamento condotti dall’Agenzia delle Entrate nel corso del 2018. L’Agenzia ha infatti rilevato che la maggiore imposta media accertata per ogni singola grande azienda, è pari a 1 milione di euro circa, per la media impresa è di 365.111 euro, mentre per la piccola impresa è di 63.606 euro.

Dati che confermano indirettamente “la potenziale dimensione dell’infedeltà fiscale delle grandi aziende” afferma Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia di Mestre.

Una evasione non da mancata emissione di fatture e scontrini

Il centro studi di Mestre, riflette sul fatto che l’evasione delle holding non è praticata sulla mancata emissione di scontrini o sull’emissione di ricevute fiscali. Le grandi aziende evadono in modo più sofisticato, attraverso società carosello, praticando frodi doganali, con le operazioni estero su estero, con le compensazioni indebite.

La Cgia di Mestre chiede quindi a chi esercita il potere di controllo e vigilanza, di porre una maggiore attenzione in questa direzione, specialmente ora che il governo giallorosso intende dare una accelerata alla lotta all’evasione fiscale.

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Un fisco più equo otterrebbe contribuenti più onesti

Il segretario della Cgia di Mestre, Renato Mason, riflette sul fatto che se è vero che “gli evasori vanno perseguiti ovunque si nascondano”, è anche vero che se il “nostro fisco fosse meno esigente, lo sforzo richiesto sarebbe più contenuto e probabilmente ne trarrebbe beneficio anche l’Erario. Con una pressione fiscale inferiore, molti che oggi sono evasori marginali diventerebbero dei contribuenti onesti”. Conclude.

7 miliardi di lotta all’evasione fiscale nella legge di bilancio

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo ha definito un patto con gli italiani per debellare la piaga dell’evasione fiscale.

Nella prossima legge di bilancio verranno introdotte misure volte a raccogliere 7 miliardi di euro dalla lotta all’evasione fiscale. Da algoritmi di nuova concezione in grado di stanare le grandi evasioni, alle misure per disincentivare l’uso del denaro contante. Obbligando all’uso della moneta elettronica, infatti, i commercianti saranno costretti a tracciare i flussi monetari e quindi a emettere scontrini e ricevute fiscali. I cittadini che percepiscono un reddito non dichiarato, dovranno necessariamente regolarizzarsi per non incappare nella sempre più stringente rete dell’Agenzia delle Entrate.

Attraverso questa nuova canalizzazione, il governo spera di poter raccogliere 7 miliardi di euro necessari a coprire le altre misure da inserire nella manovra di bilancio 2020.

La lotta alla grande evasione, non uno stato di polizia

La lotta alla grande evasione dovrebbe essere il primo obiettivo, per non trasformare l’Italia in uno stato di polizia dove si va a caccia del pelo non dichiarato.

Come ha messo in luce l’investigazione The Grand Theft Europe, le grandi aziende evadono miliardi di Iva in tutta Europa. Recuperare quei fondi apporterebbe più gisutizia a tutto il sistema.

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