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Fabio Carbone
Pil Europa

Il Pil Europa sorvegliato speciale dal Fondo monetario internazionale (FMI), che ne rivede la stima collocando la perdita al -9,3% nel 2020.

Ma non è tutto, perché il Pil dell’Europa è dato in ripresa del +5,7% nel 2021 e solo nel 2022 si verificherà il pareggio rispetto alla perdita maturata quest’anno.

La contrazione risulta in linea con quanto previsto anche dalla Commissione Ue nella recente visione del bilancio europeo da parte degli uffici degli Affari economici diretti da Paolo Gentiloni.

Lo scenario previsto dal FMI si riferisce a una situazione in cui si trovi in tempi celeri un vaccino contro Covid-19, in questo caso il recupero “potrebbe essere veloce” scrive il Fondo monetario.

Nel caso in cui si dovessero verificare nuove vaste ondate di infezione lo scenario muterebbe e non certo in positivo.

Ripresa a macchia di leopardo

La ripresa delle economie europee non sarà simmetrica, alcune nazioni sperimenteranno una ripresa più lenta e difficile da attuare. Questo quanto scrive il FMI nella sua valutazione che guarda comunque in positivo verso una Europa più resiliente.

Alcune nazioni sono entrate nella crisi con un mercato del lavoro rigido e questo frenerà il loro potenziale di crescita fa notare il Fondo, ma altre faticheranno perché dipendono da industrie “strettamente integrate nelle catene di approvvigionamento transfrontaliere”, fattore che le rende “profondamente vulnerabili alle interruzioni” dei collegamenti come avvenuto durante i mesi del lockdown.

E poi ci sono quei “grandi paesi dell’area dell’euro” con un alto debito pubblico e la cui crescita lenta era già presente prima della pandemia. Economie con uno spazio fiscale limitato e incapace di limitare al meglio gli effetti nefasti del Covid-19 sul tessuto socio-economico.

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La zavorra del debito pubblico

Paesi come l’Italia dove il debito pubblico è elevato, sopporteranno il peso del conseguente impatto sociale.

Tali Paesi, afferma il FMI, in tempi difficili hanno visto aumentare il debito per decenni e poi stabilizzarsi in tempi favorevoli, ma mai questo debito è diminuito.

La considerazione sulle motivazioni non potrebbero essere più chiare: insufficiente volontà politica, rigidità istituzionale, carenze strutturali irrisolte.

Tutto ciò ha generato una perdurante e profonda disoccupazione ed emigrazione delle giovani generazioni verso altre nazioni.

In tutto questo i giovani vengono ancora una volta schiacciati e “chiamati” a sostenere tutto il peso.

Pensare al futuro senza debito

Il FMI invita gli Stati a costruire il futuro delle nazioni valutando le strategie migliori da mettere in campo per sfruttare al meglio gli spazi fiscali limitati, senza gravare sui “futuri contribuenti”, ovvero spostando ancora una volta tutto il peso sulle future generazioni.

Non è quindi la contrazione di altro debito la soluzione migliore al risollevamento del Pil Europa e delle relative economie nazionali.

Cambiamenti permanenti

Quello che gli Stati devono comprendere è che abbiamo bisogno di “cambiamenti permanenti”, di una politica economica che “deve fermare lo sfruttamento dell’ambiente” e la sua degradazione, una politica economica capace davvero di investire in resilienza.

All’Europa serve quindi una green economy che sia però reale ed efficiente. Una trasformazione del genere richiederà molti anni, ma la trasformazione richiede che sia iniziata adesso dice ancora il Fondo monetario.

“Non possiamo tornare al modo di pensare di prima” della pandemia.

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