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Diversificazione del portafoglio

Spesso sentiamo parlare di diversificazione del portafoglio. Bisogna diversificare il capitale, dobbiamo ampliare il numero di asset del nostro portafoglio per evitare di perdere tutto in caso di crash di parte del sistema finanziario, per evitare i crolli in Borsa di un singolo titolo azionario, e così via.

Eppure gli indici azionari sono già una sorta di portafoglio vero? Prendiamo lo Standard & Poors 500 con i suoi ben 500 titoli azionari rappresentati, o meglio ancora il Russell 2000 con i suoi ben 2000 titoli rappresentati. E come mai se investiamo su un indice azionario che già di per sé rappresenterebbe un “portafoglio diversificato”, non ci basta e dobbiamo trovare sempre nuove vie di diversificazione?

Lungi dal voler essere una legge da seguire, questa guida alla diversificazione del portafoglio fornirà una riflessione ampia che si prefigge di aiutare l’investitore a riflettere su queste “parole magiche” e a trarre le sue conclusioni personali nel momento in cui deciderà di investire in azioni oppure di investire in criptovalute… o in entrambi per diversificare.

Diversificazione del portafoglio: Il mito dei 30 asset

Nel 1970 Lawrence Fisher a James H. Lorie realizzarono uno studio che prendeva in considerazione 32 titoli azionari scelti a caso e inseriti in un portafoglio finanziario. Ebbene quello studio portò alla falsa illusione che bastassero 32 titoli azionari o anche 30 per catturare i benefici del 95% dell’intero mercato azionario di New York.

Ebbene quello studio non intendeva migliorare la diversificazione, ma solo valutare la riduzione del rischio misurando la deviazione standard. Se investo su 50 titoli azionari di altrettante società, quindi, non è detto che io riduca il rischio di perdite, la storia è molto più complessa.

Tempo dopo Sur e Price migliorarono quello studio introducendo alcuni nuovi strumenti e calcoli che tennero conto della diversificazione come percentuale di varianza da attribuire al mercato, e aggiunsero un errore di tracciamento per misurare la varianza dei rendimenti del portafoglio rispetto al suo benchmark.

Dal risultato di questo studio emerse che prendendo un portafoglio di ben 60 titoli azionari, si otteneva soltanto l’86% della diversificazione rispetto all’intero mercato di riferimento.

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Dove sta il segreto della diversificazione del portafoglio?

Se quindi prendere 32 o 60 titoli azionari della Borsa di Londra non è sufficiente per dire di avere un portafoglio sufficientemente diversificato, cosa rende un portafoglio finanziario diversificato?

Ebbene quello che i due studi sopra estremamente sintetizzati mettono in luce, è che quando intendiamo diversificare lo dobbiamo fare in riferimento al mercato finanziario globale.

Bisogna cioè prendere come riferimento le azioni di più Borse e non solo le azioni, ma anche le materie prime e le obbligazioni, ed ancora le già citate criptovalute ed ancora gli ETF… Bisogna avere uno sguardo ampio, a 360 gradi e appunto globale.

Schema di diversificazione del portafoglio

Come allora diversificare il proprio portafoglio finanziario? Vogliamo qui proporre uno schema di diversificazione del portafoglio, che ha però uno scopo più didattico che realistico. Sarà bene, prima di passare alla pratica, usare sempre una applicazione demo capace di simulare fedelmente i mercati globali per fare le necessarie prove prima di tradurre gli esperimenti in investimenti reali.

  1. PMI a crescita domestica.
  2. Aziende di piccola taglia a valore nazionale.
  3. Grandi aziende a crescita domestica.
  4. Imprese domestiche di grande valore.
  5. Piccole società a crescita estera.
  6. Piccole imprese con valore estero.
  7. Grandi aziende a crescita estera.
  8. Grandi imprese a valore estero.
  9. Società dei cosiddetti mercati emergenti.

Per essere ancora più “perfetti e diversificati”, sarà utile anche diversificare sul piano dei settori industriali. Il che significa procedere seguendo lo schema qui sotto riportato.

  • Energia
  • Utilità
  • Servizi di telecomunicazione
  • Assistenza sanitaria
  • Prodotti di consumo essenziali
  • Beni di consumo non essenziali
  • Materiali
  • Tecnologia informatica (IT)
  • Finanza
  • Prodotti industriali

Diversificare il portfolio finanziario è molto complesso

Forse tutto questo ti scoraggia e sapere per giunta che diversificare il portfolio finanziario è ben più complesso non aiuta la tua motivazione, invece è proprio dalla presa di consapevolezza delle difficoltà che si diventa degli investitori migliori.

Altri due ricercatori, Eric Crittenden e Cole Wilcox, analizzando i dati storici dell’indice Russell 3000 (1983 – 2006) che rappresenta ben tremila società quotate in più Borse degli USA, compresero che il 39% di esse avevano causato perdite, il 18,5% aveva perduto il 75% del loro valore, il 64% dei titoli azionari avevano avuto performance inferiori a quello dell’indice stesso e infine il 25% soltanto di tutti i titoli azionari dell’indice furono i veri artefici dei guadagni.

Potremmo quindi desumerne che comporre il portafoglio titoli ideale è una sorta di arte nota a pochi, ma che quei pochi che vi riescono potranno un giorno fregiarsi dell’onorificenza giornalistica di Oracolo… “Oracolo di Omaha” o di qualsiasi altra città del mondo.

1000 titoli azionari possono bastare

Secondo Investopedia investire in 5 titoli azionari per ciascuno dei 200 settori industriali da loro individuati, possono bastare ad avere una buona approssimazione anche se non del tutto rappresentativa dei mercati globali.

Quindi diciamo un portafoglio con 1.000 titoli azionari dovrebbe essere sufficiente secondo la loro approssimazione.

Ci domandiamo però se investire in soli titoli azionari sia sufficiente o se non possa essere più utile creare un portafoglio finanziario composto di vari strumenti: azioni, obbligazioni, criptovalute, quote in fondi d’investimento, materie prime, ecc.

Diversificare la strategia e non gli asset

Ribaltiamo tutto ora e vediamo come anche avere un portafoglio finanziario composta da azioni, obbligazioni e valori immobiliari possa non essere sufficiente.

Nella crisi del 2007-2009, dei portafogli d’investimento che detenevano vari asset class, non ressero in 16 mesi ai crolli devastanti dei mercati finanziari. A nulla valse che alcuni asset class fossero riusciti a mantenere buone performance, perché quelli crollati rovinosamente trascinarono l’intero portafoglio finanziario in territorio negativo.

Nemmeno un’ampia diversificazione ha salvato l’investitore dalle perdite quindi.

La vera diversificazione del portafoglio può essere raggiunta solo diversificando tra i driver di rendimento e le strategie di trading, non le classi di attività (Asset class)”, ci spiega Investopedia.

Ciò che risulta essere fondamentale è quindi l’identificazione e comprensione di quelli che sono i driver di rendimento, i quali sono alla base delle prestazioni di ciascuna strategia di trading.

Per creare una strategia di trading bisogna prendere in considerazione due componenti: un sistema che sfrutta un driver di rendimento e un mercato idoneo a catturare i rendimenti promessi dal driver di rendimento.

Concludendo

Come è chiaro da questo primo articolo che hai letto sull’argomento diversificazione del portafoglio, si tratta di una materia complessa e anche di una “scienza” non esatta.

Non esiste infatti una formula, data la quale è possibile trovare la giusta composizione del proprio portafoglio finanziario.

Bisogna essere consapevoli piuttosto che lo studio dei mercati e degli asset è indispensabile. Ma bisogna anche essere pronti a perdere perché non sempre si otterranno guadagni, delle volte si “ricaveranno” perdite dagli investimenti fatti.

Gli investimenti finanziari sono frutto di tanto studio, disciplina, audacia e resistenza. Non è posto per il gioco d’azzardo, non è una roulette russa, anche se in determinate occasioni potrebbe apparire come tale.

Buono studio e buona ricerca del portafoglio finanziario ideale, ammesso che esista.

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