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Blockchain Intervista

Criptovalute e Blockchain fanno ormai parte della storia, rappresentano forse la fine del sistema finanziario e sociale così come lo conosciamo. Tuttavia, sembra che solo pochi capiscano le fondamenta profonde delle criptovalute e della tecnologia dietro di esse, come funzionano e dove si dirigono. Abbiamo raccolto I pensieri di Marco Amadori, esperta in blockchain e criptovalute.


La tecnologia ​Blockchain è stata paragonata ad altre  rivoluzionarie ​invenzioni come l’elettricità e Internet.  Secondo Lei è un paragone esagerato?

È una risposta che si può dare compiutamente solo tra qualche anno, a posteriori; ci sono molte similitudini, spesso evidenziate dai commentatori, in diverse innovazioni del passato per quanto riguarda la freddezza con le quali furono accolte dai contemporanei e dai media del tempo; rimanendo sulla citata “elettricità” si possono trovare immagini delle pagine dei giornali del tempo che mostravano disegni delle case incendiate di quei folli che “osavano giocare con la potenza del fulmine tra le mura domestiche”. Ovviamente non basta essere una tecnologia non compresa dai contemporanei per essere rivoluzionaria.

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Qualche mese fa andava di moda chiamarla The Internet of Money. Se ci pensiamo è semplice e calza. Internet possiamo descriverlo anche come fosse “un sistema decentralizzato di comunicazione di informazioni incensurabile a livello globale”,  
mentre Bitcoin è “un sistema decentralizzato di comunicazione di valore incensurabile a livello globale”. Da queste similitudini è più semplice descrivere sia un ecosistema di startup che sviluppano sopra (e attorno) Bitcoin come nei primi anni novanta c’era un ecosistema di startup e aziende che sviluppavano sopra (e attorno) Internet.

Quindi il paragone non è esagerato, forse un po’ prematuro, ma con incredibili potenzialità.

Pur rimanendo il giudizio finale prematuro, dato tutto questo ventaglio di tecnologie abilitanti, forse potrà essere riconosciuta in futuro, per importanza, anche come più di Internet.”

Ci sono molte nazioni che utilizzano sempre più spesso ​la tecnologia Blockchain nel settore finanziario e bancario. In Italia, che cosa è stato fatto per implementare la tecnologia blockchain ​in questi settori ? ​

Parlando di nazioni direi che a livello politico c’è stato ben poco e male, sono state timide consultazioni a livello nazionale; si distingue però la Provincia autonoma di Trento che già nel 2017 approvò una mozione per la promozione dell’uso di Bitcoin in provincia, prendendo atto del fenomeno già in corso che ha trasformato quelle zone nella Bitcoin Valley italiana. Le banche si sono interessate in diversi modi, alcune hanno investito in formazione interna, per capirne le potenzialità e le minacce questo mentre alcune investivano anche in consorzi privati, come R3CEV, che prendono alcuni concetti di Bitcoin ma li presentano in maniera più accattivante, in realtà menomandoli in maniera ossimorica. Una struttura dati distribuita aperta come la blockchain ma centralizzata e chiusa, l’acqua asciutta.”


Il Prossimo Passo nell’Evoluzione Blockchain e Criptovalute

Vista la discesa del prezzo del Bitcoin dall’inizio del 2018, il futuro delle criptovalute e della tecnologia Blockchain alla base di esse e’ tema scottante. C’e’ chi sostiene che le criptovalute siano state una bolla giunta ormai al termine, e chi invece sostiene che siano diventate il prossimo mezzo di pagamento globale. La blockchain, tuttavia, sembra essere, secondo il parere unanime, l’inizio del futuro.


Quale sarà secondo Lei​ il prossimo passo nell’evoluzione delle criptovalute, della ​tecnologia blockchain e delle ​ICO?

Il livello 2 delle blockchain, conosciuto come Lightning Network o più semplicemente come “sistemi off-chain”, cioè che non scrivono su Blockchain. Le Blockchain non scalano, sono lente e costose; questo è il prezzo della non censurabilità, dell’affidabilità e della sicurezza ad accesso aperto; quindi bisogna usare metodi furbi. Si eredità dal basso la proprietà di trustlessness “on chain” e muovendosi correttamente, con strumenti crittografici versatili e innovativi e incentivi sensati per la teoria dei giochi, per portarla in “alto” verso strati più appplicativi. Anche qui come Internet, ci sono degli strati logici “bassi” come il collegamento ADSL casalingo, e strati logici più in alto, come il protocotto HTTPS, che usiamo per navigare in internet (o meglio, usa il nostro “browser”, ad un livello di astrazione ancora più alto”).

Le ICO, ora su piattaforme digitali semplici da usare ma ancora più semplici a problemi esogeni a chi si occupa della ICO specifica (cryptokittens anyone?), migreranno su Token off-chain over Bitcoin, per maggiore sicurezza e scalabilità.

Quali sono i principali difetti​ della tecnologia  Blockchain e ​delle ​criptovalute ?

Peccano di gioventà. Sono cose recenti, non le abbiamo sperimentate per decenni come società, quindi non le abbiamo “interiorizzate” ancora. Il principale difetto è che già prima di Bitcoin il mondo non era “pronto” per la sicurezza digitale, gli utenti usano password sciocche e sistemi insicuri, ora Bitcoin alza l’asticella perché se già prima era vero che “data is money”, ora è anche il contrario “money is data”, quindi i rischi principali sono di esperienza umana con il mezzo digitale.

Qual è il Suo​ consiglio affinche’ il sistema ICO ​possa ottenere la fiducia delle persone ed essere maggiormente utilizzato​ ?

Lo strumento è già buono così com’è e trovo anche che sia giusto non avere fiducia nelle ICO, l’ecosistema deve ancora superare il “battesimo del fuoco” e gli investitori non possono essere tutelati se non con l’esperienza. In realtà potrebbe essere utile un sistema “ibrido” tra ICO e IPO regolamentate che permetta ad enti regolamentati di accedere a possibilità di ulteriore liquidità su mercati secondari. Non ha senso per ora, anche qui un ossimoro, avere sia uno strumento di investimento per anonimi su tutto il globo che però siano investitori istituzionali riconosciuti.

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Legislazione e Sicurezza

I governi di vari Paesi del mondo hanno cominciato a porsi il problema di come regolamentare l’uso delle monete virtuali, come garantire I risparmiatori contro I rischi finanziari connessi, come riuscire ad imporre una fiscalità equa e come applicare le normative antiriciclaggio.

Le prime leggi cominciano ad essere emanate ma non appare facile raggiungere gli obiettivi di sicurezza, di trasparenza, di equità che I Governi devono raggiungere.


Cosa gli Stati​ dovrebbero​ fare in termini di ​legislazione per aumentare la sicurezza e la diffusione ​ di blockchain, criptovalute e ICO? 

Alcuni vedono incompatibilità tra stato e tecnologie decentralizzanti per ovvie spinte al controllo statale centrale e forse sarà vero in un futuro per ora remoto, nel frattempo invece il primo stato che se ne “appropriasse” probabilmente avrebbe un ritorno a medio termine incredibile. Ma senza immaginare scenari dove uno stato accetti bitcoin come pagamento delle tasse oppure decida di investirci e pagarci i dipendenti pubblici, che è troppo fantasioso non come possibilità sistemica, ma come opossibilità di creatività partitica, potrebbe intervenire. Chiarire legalmente e fiscalmente gli aspetti più comuni, permetterebbe di usarli senza limiti o paranoie dai privati e aprirebbe una nuova stagione imprenditoriale. Non dovrebbe investirci molto, solo fare chiarezza senza soffocare l’innovazione per paure luddiste.

Sembra che l’ostacolo principale per questo settore sia quello di non avere una normativa adeguata. Qual è il Suo​ punto di vista?

Non mi pare, l’innovazione galoppa e in questi due anni ho visto un fiorire di idee e servizi funzionanti. Se vogliamo è un vantaggio per il nuovo imprenditore e uno dei motivi frenanti per i Big (che di nuovo è un vantaggio per il nuovo imprenditore). Gli encumbent si trovano così ad essere necessariamente più timidi, avendo sia opinabili rischi reputazionali che sensate incertezze normative.

L’ampio pubblico non ha ancora familiarità con la tecnologia blockchain. Come crede​ che si possa ampliare la conoscenza comune? Dovrebbe essere argomento di studio nelle università o forse a un livello di istruzione liceale?

Sarebbe proprio una buona idea! Per ora invece l’argomento è ignoto sia nel privato, che nelle università che negli istituti di ricerca; se ne ha una conoscenza superficiale teoricamente e sicuramente insufficiente dal punto di vista pratico. C’è una grossa asimmetria informativa anche all’interno dell’ambiente, ci sono pochissimi veri esperti che praticano e studiano e una marea di venditori di rimedi magici a base di olio di serpente a sonagli; questo è uno dei motivi per il quale con inbitcoin e degli imprenditori Pordenonesi abbiamo fondato Bcademy, una azienda di formazione fatta da chi usa realmente la tecnologia da qualche anno per fornire istruzione superiore e funzionante sia a sviluppatori, super ricercati in questo momento, che a commercialisti avvocati e manager, sempre più impegnati in questa industria e sempre più necessari. La parte tecnologica dobbiamo immaginare che provenga da un sistema tipo quello che sorregge Linux, LibreOffice o Wikipedia, dunque una schiera di sviluppatori, crittografi, matematici indipendenti distribuiti per il globo che collaborano per eccellenza tematica, tipico delle community open source, nello sviluppare sia una serie di software che una serie di best practices e procedure per interagire con questa forma di consenso distribuito; con questo substrato iniziale è facile che il mondo scolastico e accademico tout court ne sia, per ora, escluso, salvo poche preziose eccezioni.

 

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