La JPMorgan “esamina” le Criptovalute

JPMorgan, banca d’investimento multinazionale, sta “esaminando” le criptovalute, ha dichiarato il co-presidente dell’azienda Daniel Pinto.
Adrian Zmudzinski
JP Morgan Criptovalute

Pinto ha fatto questa rivelazione durante un’intervista con CNBC. Nonostante l’azienda non sia ottimista circa le criptovalute nella loro attuale incarnazione, Pinto ha dichiarato credere che questa tecnologia “giocherà un ruolo” nel sistema finanziario futuro. Ecco una sua dichiarazione in maggior dettaglio:

Stiamo esaminando questo settore. Non ho dubbi che, in un modo o nell’altro, la tecnologia svolgerà un ruolo. Per quanto riguarda il Bitcoin, non si può avere qualcosa in cui la proposta è quella di essere anonimo e di essere la valuta per attività sconosciute. Avrà una vita molto breve, perché la gente smetterà di crederci, o le autorità di regolamentazione lo uccideranno. Credo che il concetto sia valido, ci sono molte banche centrali che lo esaminano. La tokenizzazione dell’economia, secondo me, è reale. Le criptovalute sono reali, ma non nella forma attuale.

Una Imprecisione nelle Dichiarazioni che fa Notare un Conflitto

Il Bitcoin, come vorrebbe puntualizzare qualunque appassionato, non è anonimo. Infatti sulla blockchain sono archiviate per sempre tutte le transazioni con tanto di indirizzi dei portafogli Bitcoin coinvolti. Ma attribuire un indirizzo all’identità di una persona spesso si può rivelare difficile. Questo, solitamente, secondo chi è coinvolto nella finanza tradizionale è ritenuto sbagliato.

Secondo la maggior parte delle persone partecipi alla finanza tradizionale gli indirizzi dovrebbero essere attribuiti a una identità, proprio come un conto bancario. Ma questo non toglie che il Bitcoin è molto “meno anonimo” rispetto ai contanti. Questi, infatti, non registrano affatto da quali portafogli sono passati. La novità è che il Bitcoin può essere usato a distanza, via internet.

Ciononostante, Pinto ha affermato che la JPMorgan potrebbe iniziare a compensare i future su bitcoin per i suoi clienti di brokeraggio. Una cosa che finora si è rifiutata di fare anche se i volumi di negoziazione per questi prodotti sono saliti vertiginosamente. In è degna di nota la frase:

Se abbiamo bisogno di cancellare futures di bitcoin, possiamo farlo? Sì. L’abbiamo fatto? No.

Il rivale di Wall Street, Goldman Sachs, ha recentemente annunciato che avrebbe creato un prodotto di tipo “future” per i suoi clienti. Questo mentre il proprietario della Borsa di New York (NYSE) starebbe valutando l’opportunità di quotare il Bitcoin per il trading su una delle sue piattaforme. Pinto, insieme al collega co-presidente Gordon Smith, è visto come un probabile successore del CEO JPMorgan di lunga data Jamie Dimon. La cosa però è pura speculazione visto che il sessantaduenne amministratore delegato non ha ancora annunciato l’intenzione di andare in pensione.

L’amministratore Delegato di Questa Banca non è “Amico” delle Criptovalute

Dimon è stato a lungo uno dei critici più vociferi del Bitcoin, anche se è stato notevolmente quieto a riguardo della questione negli ultimi mesi a seguito di una lungo periodo in cui ha denigrato le criptovalute in interviste condotte in almeno tre diversi continenti.

Non potrebbe interessarmi meno di quanto vale il Bitcoin, come viene negoziato, perché o da chi. Se sei abbastanza stupido da comprarlo, un giorno ne pagherai il prezzo”, ha detto in una serie di osservazioni particolarmente memorabili. Si può “negoziare a 100.000 dollari” ma alla fine si bloccherà a zero. “I governi la schiacceranno“.

Insomma, un punto di vista chiaro e deciso.

Analisi

Nessuna banca se la sente oramai di negare il ruolo nel futuro della finanza della blockchain e delle criptovalute. Questa conferma di ciò è particolaremente degna di nota visti i punti di vista decisamente negativi nei confronti del settore dell’amministratore delegato della società in questione. Infatti, quanto possiamo aspettarci è che le criptovalute ed i sistemi e le organizzazioni finanziarie muteranno entrambe assumendo alcune caratteristiche le une delle altre.

Sicuramente esisteranno criptovalute emesse da stati o le loro banche centrali le quali saranno sotto il loro controllo. Secondo quanto rivelato da un dipendente in alta carica alla IBM la prima tra queste verrà rilasciata a breve e sarà presente sulla blockchain di Stellar Lumens.

Quello che Dimon non Comprende

Quanto sembrano non capire delle criptovalute permissionless come il Litecoin, Bitcoin o l’Ethereum persone come Dimon è che queste difficilmente potrebbero essere “uccise” da uno stato (o tutti gli stati). La loro natura decentralizzata permette a queste criptovalute di adattarsi (semplicemente aggiornando il software) ad eventuali provvedimenti governativi se questi dovessero realmente riuscire ad intaccare una di queste blockchain (il che di per sé è improbabile).

E questo è buona parte del perché queste piattaforme sono ritenute tanto rivoluzionarie. Una frase che personalmente non mi stancherò mai di ripetere è:

Dare ad una persona o una organizzazione il controllo sul denaro e sull’economia equivale al dare loro un potere troppo grande perché cederglielo e semplicemente sperare non ne abusino non sia un’idea sconveniente”.

E questo è il motivo per cui le criptovalute hanno il sostegno di molte persone. Le criptovalute che non sottostanno al controllo di una entità centralizzata continueranno ad esistere perché non esistono persone capaci di distruggerle e avranno sempre un certo sostegno. Renderle illegali equivarrebbe semplicemente a dare un nuovo monopolio alla criminalità, non le ucciderebbe affatto. Speriamo che i paesi cosiddettametne “sviluppati” siano capaci di comprendere questo dettaglio.

I Sistemi Permissionless Sono Lame a Doppio Taglio

Strumenti come questi sono utili al mondo. Certo, il mercato nero approfitta (come approfitta di OpenBazaar, ad esempio) del fatto che è possibile celare la propria identità utilizzando questi sistemi prorio come viene fatto con il denaro contante, ma a distanza. Ma al contempo i dissidenti politici possono preservare fondi che altrimenti verrebbero loro sequestrati. Gli attivisti e le organizzazioni “scomode” di tutto il mondo, non soltanto la parte reputata “arretrata” o i stati che riteniamo totalitari hanno bisogno di questo sistema.

Un Esempio

Un esempio importante di quanto la decentralizzazione e la permissionlessness siano importanti a simili scopi è stato dato dalla recente situazione nella quale si è trovata WikiLeaks. Forse non tutti sanno che WikiLeaks è sottoposta a un embargo bancario per via del quale non può ricevere servizi bancari tradizionali. Per questo motivo il negozio di merchandise di WikiLeaks è passato all’utilizzo delle criptovalute, così continuando a ricevere finanziamenti.

Ma decidendo di affidarsi nuovamente ad un intermediario (il servizio ecommerce di Coinbase) WikiLeaks ad un certo punto s’è trovato tagliato fuori dal servizio. Per fortuna, visto che le criptovalute stesse sono fuori dal controllo di qualunque organizzazione, per cui questa azione ha conseguenze puramente (o quasi) simboliche. Nonostante ciò questo dovrebbe far rendere conto di quanto sistemi simili sono importanti ed utili ad un mondo davvero libero.

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