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Fabio Carbone
emissioni di carbonio

Per combattere le emissioni di anidride carbonica l’Unione Europea ha creato nel 2005 il sistema di certificati ETS UE, un sistema di scambio di quote di emissione di carbonio (CO2).

Il sistema permette ai Paesi che utilizzano il sistema di scambiarsi quote di anidride carbonica non emessa, consentendo alle nazioni che ne hanno emessa troppa di comprare le quote dei paesi più virtuosi, così da compensare le proprie emissioni di carbonio in eccesso.

Il sistema ha permesso lo scambio di quote anche con altri paesi e regioni geografiche extra UE, collegando l’ETS UE ad altri sistemi compatibili.

L’UE riporta che l’ETS UE ha contribuito alla riduzione delle emissioni di carbonio (CO2) del 5% dal 2005 al 2016, mentre nel 2020 la stima è una riduzione delle emissioni di carbonio inferiori del 21% rispetto al 2005.

In proiezione, e cioè al 2030, l’Unione Europea stima una riduzione delle emissioni di carbonio nei settori disciplinati dal sistema del 43% rispetto all’anno di avvio dell’ETS UE.

Il deficit di scambio delle quote di emissione

Alla luce dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e alla luce anche dell’attuale situazione economica, secondo Milano Finanza, che ha contattato gli analisti di Berenberg, la più antica banca tedesca, nel 2021 il deficit dello scambio di quote di emissione aumenterà del 26% da 159 milioni di permessi a 200 milioni di permessi.

Secondo questa analisi, il deficit commerciale del mercato del carbonio aumenterà sensibilmente nei prossimi anni, e nel 2024 potrebbe raggiungere gli 800 milioni di autorizzazioni cumulate nel periodo 2021 – 2024, per un totale della domanda cumulata del 112%.

Berenberg, scrive Milano Finanza, si attende una diminuzione del deficit a partire dal 2025 – 2028 con i primi effetti del Green Deal europeo inserito nel progetto della Commissione Europea Next Generation EU. Quest’ultimo a partire dalla fine del 2021 dovrebbe elargire i primi fondi ai 27 Paesi europei per dare una “scossa” alle rispettive economie e prevede obbligatoriamente investimenti che vadano nella direzione della riduzione delle emissioni.

Entro il 2030, quindi, la banca tedesca stima una riduzione per effetto del Green Deal, dal 112% al 97% di deficit della domanda di quote di emissione.

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L’impatto cumulativo sul disavanzo

Il ragionamento non termina qui e spiega Milano Finanza che l’impatto cumulativo del disavanzo è un aspetto importante del meccanismo, poiché chi non rispetta le sue quote di emissione e sfora, deve pagare una sanzione pari a 110 euro per ogni autorizzazione (un certificato è da una tonnellata di CO2), in più l’anno successivo gli emettitori sono costretti a compensare le emissioni in più effettuate l’anno precedente.

Come affrontare questa emergenza

Per affrontare questo disavanzo commerciale nell’ambito del sistema ETS dell’UE, che porterà le aziende a sborsare molti fondi per pagare le sanzioni, è necessario fare affidamento sulle energie rinnovabili e sulle società elettriche quotate in Borsa maggiormente votate alle rinnovabili.

Sapendo, però, che tali società energetiche beneficiano appunto di situazioni in cui il prezzo del carbonio è più elevato (come in questo tempo) e beneficiano anche di prezzi più alti dell’energia elettrica.

Ecco quindi il consiglio di investire su cinque società del settore elettrico che investono molto sulle rinnovabili:

Tutte queste aziende operano in mercati del nord Europa: Danimarca, Finlandia, Austria, Polonia, Francia. Fatta eccezione per Engie che ha delle controllate anche in Italia.

Queste società, secondo l’analisi di Berenberg riportata da Milano Finanza, sono date attualmente con un rating buy.

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