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Fabio Carbone
dl semplificazioni

Il Dl Semplificazioni sembrerebbe pronto per essere firmato dal Consiglio dei ministri e da Giuseppe Conte, la scorsa notte i ministri hanno discusso del testo in un Cdm notturno durato quattro ore e più, in cui sono stati analizzati tutti gli aspetti politici e tecnici articolo per articolo.

Il testo è stato approvato da tutte le componenti politiche della maggioranza con la formula del “salvo intese”, ma fonti citate dall’Ansa assicurano che si tratta di un salvo intese su questioni tecniche e secondarie.

Fatto sta che l’elenco delle 40 o 50 opere pubbliche che avrebbero dovuto entrare a far parte del decreto legge semplificazioni non c’è, segno che non tutto, anche sul piano politico, è stato chiarito. Ciascuna forza politica potrebbe avere le sue preferenze sulle opere pubbliche da finanziare con la formula del “modello Genova”. Le opere potrebbero essere quindi presentate in un decreto legge apposito, ma anche i commissari dovranno essere nominati politicamente e sui loro nomi ci c’è tempo fino a fine anno secondo la scaletta del Governo giallorosso.

A cosa serve il Dl Semplificazioni

Mentre gli altri decreti approvati fino a ora, e in fase di conversione al Parlamento, sono serviti a dare fondi alle imprese e alle famiglie in questo momento di crisi economica, o sono serviti a stimolare l’attività economica con incentivi in più settori, il Dl Semplificazioni ha un obiettivo più “strutturale” per la ripresa e anche per il rilancio dell’Italia, ma con una visione di effetti benefici che dovranno durare nel tempo a lungo.

Obiettivo delle semplificazioni nominare un commissario straordinario per ciascuna opera pubblica con poteri speciali, per andare in deroga a molte delle leggi e cavilli burocratici che solitamente bloccano le opere pubbliche per anni.

Modello Genova quindi, con dei vincoli solo sulle norme antimafia e sulle regole per la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro che restano.

Per fare ciò deve cambiare il codice degli appalti e le idee sono non concordi su tutto, ma non c’è solo infrastrutture fisiche, c’è anche l’interoperabilità dei dati che le PA si scambiano tra loro. Al momento molte PA viaggiano come mondi incomunicanti e questo rallenta qualsiasi procedura: burocrazia lenta.

Dentro il Dl semplificazioni vi è anche l’abuso d’ufficio su cui Italia Viva ha fatto valere la sua posizione divergente.

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100 pagine di Programma nazionale di riforma

Il testo ammonterebbe a 100 pagine e 50 articoli, non molte se si confrontano con altri decreti fino a qui approvati che hanno superato le 400 pagine. In questo senso, se non una semplificazione, almeno un alleggerimento.

Ironia a parte questo decreto viene considerato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte la “madre di tutte le riforme”, perché a differenza di altri decreti che hanno provato negli ultimi decenni a semplificare la PA e il modo in cui essa dialoga al suo interno e con imprese e cittadini, questa dovrebbe incidere significativamente sugli ingranaggi inceppati che da sempre rallentano la crescita economica dell’Italia.

Il premier Conte presenterà questa riforma anche ai suoi omologhi europei in vista del Consiglio Europeo che dovrà decidere quanti soldi mettere nel Recovery Fund, uno degli strumenti del piano Next Generation EU che dovrebbe risollevare le sorti di una Europa a 27 in affanno. Un piano che si sdipanerà nei prossimi 7 anni.

Altre semplificazioni

Nelle semplificazioni rientrano anche le richieste di valutazione di impatto ambientale (Via) e le valutazioni sulla banda ultralarga. Quindi norme per l’installazione delle colonnine elettriche di ricarica veicoli e organizzazione del sistema universitario.

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