I dazi potrebbero danneggiare i produttori di Shale Oil

Armando Madeo
Trump

La settimana scorsa i prezzi del petrolio sono scivolati in basso, con il WTI che ha toccato un minimo a 64,2 dollari per poi recuperare e chiudere il bilancio settimanale a – 0,3 %. La discesa è stata causata dalle aspettative di una maggiore offerta da parte dell’OPEC, mentre il rimbalzando è scaturito sulle notizie di problemi più profondi in Venezuela. Il mercato energetico sarà probabilmente molto instabile nelle prossime due settimane ed in generale fino a quando il mercato non avrà una certa chiarezza dalla riunione di Vienna.

Nel mentre il G7 in Quebec di questo weekend si è chiuso malamente, con il Presidente Donald Trump che ha ritirato all’ultimo la firma degli Stati Uniti dal documento congiunto. Il presidente Trump ha gravemente danneggiato il rapporto degli Stati Uniti con i suoi alleati più stretti, e gli altri sei paesi che partecipano al vertice del G7. Donald Trump, in una rabbiosa risposta al premier canadese Justin Trudeau che durante la sua conferenza stampa conclusiva del summit aveva criticato i dazi unilaterali americani, ha ritirato nella notte con una decisione-shock la firma degli Stati Uniti dal comunicato congiunto che solo poche ore prima era stato a fatica composto dai sette grandi. Il presidente degli Stati Uniti ha inoltre definito il suo omologo canadese un “disonesto” ed un “debole”.

I dazi sull’acciaio imposti da Trump però potrebbero avere ritorsioni contro gli stessi produttori di petrolio e gas americano. Dazi dell’acciaio al 25 percento per Canada, Messico e Unione Europea potrebbero aumentare il costo della produzione di petrolio nel Permaniano ed in tutta l’area di produzione di olio di scisto degli Stati Uniti, a meno che l’industria del petrolio non benefici di esenzioni. Inoltre, la costruzione di oleodotti e gasdotti si basa sull’acciaio speciale, di cui circa il 75% proviene da paesi al di fuori degli Stati Uniti. L’acciaio costituisce il 10-20% del costo di perforazione di olio di scisto e viene impiegato per la perforazione. Le tariffe stanno già avendo un impatto: i prezzi dell’acciaio USA sono aumentati del 20% da Febbraio.

Sempre sul fronte internazionale, si inclinano i rapporti anche fra gli Stati Uniti ed i membri dell’OPEC. Gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Arabia Saudita una maggiore produzione di petrolio per compensare le interruzioni del Iran, una richiesta che sembrerebbe essere stata presentata prima del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano. L’apparente improvviso cambio di idea dei sauditi poco dopo l’incontro fra i due stati ha irritato molti membri dell’OPEC. “È folle e stupefacente vedere quanto viene impartito da Washington in Arabia Saudita al fine di rimpiazzare un deficit dell’esportazione dell’Iran a causa della loro sanzione illegale su Iran e Venezuela“, ha detto a Reuters il governatore dell’Opec, Hossein Kazempour Ardebili. “L’OPEC non accetterà tale umiliazione; si sta in maniera arrogante ed ignorante sottovalutando la storia di questa organizzazione che è fatta di 60 anni di cooperazione tra paesi membri produttori” ha affermato. I commenti sollevano la possibilità di un incontro polemico a Vienna. Il Venezuela ha scritto ai membri dell’OPEC, emettendo un appello per denunciare le sanzioni statunitensi.

 

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