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Procedura sul debito eccessivo

Quando uno degli Stati membri dell’Unione Europea, alla quale ha chiesto volontariamente di aderire, non rispetta le normative europee, scattano procedure sanzionatorie.

Tra le procedure sanzionatorie vi è anche quella che riguarda il debito eccessivo di uno Stato dell’UE. Gli stati, infatti, si sono impegnati a mantenere entro certi limiti il proprio rapporto deficit/Pil e a mettere in pratica ogni sforzo per ridurlo.

La procedura per debito eccessivo, se applicata fino in fondo, è la procedura sanzionatoria più pesante che si possa applicare a uno Stato membro dell’Unione Europea, perché non solo vengono applicate sanzioni, ma si viene esclusi anche dalla ricezione dei fondi di coesione europei.

La procedura, per ora, non è mai stata applicata a nessuno Stato UE, anche se in varie occasioni alcuni Stati hanno rischiato di finirci incagliati.

Qui vogliamo conoscere come funziona la procedura sul debito eccessivo e quali sono i vari passaggi che vengono applicati agli Stati potenzialmente coinvolti nella procedura.

Cosa rischia uno stato in sintesi

  1. Accantonamento dello 0,2% del Pil su conto infruttifero presso l’Unione Europea (nel caso dell’Italia 3,6 miliardi di euro).
  2. Blocco degli aiuti da parte della Banca Centrale Europea.
  3. Trasformazione dell’accantonamento in una ammenda.
  4. Applicazione di ulteriori sanzioni in caso di rifiuto di rientrare dallo stato di disavanzo.
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Quali le conseguenze per lo Stato membro in caso di procedura?

Per evitare l’applicazione delle sanzioni lo Stato dovrà apportare manovre economiche correttive, le quali graveranno sui suoi cittadini nella forma di maggiori tasse, ed erogazione di meno servizi pubblici o in forma scadente rispetto al necessario.

In caso si arrivasse all’applicazione reale della procedura come di seguito descritta, lo Stato membro dell’UE rischierebbe serie conseguenze economiche.

Il discredito sul piano internazionale sarebbe elevato, gli investitori internazionali non si fiderebbero più. Diventerebbe difficile per lo Stato riuscire a finanziare il proprio debito, in ultima istanza, si rischierebbe il default.

L’articolo 126 del Trattato Europeo

L’articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, detta le regole sulla situazione di bilancio degli Stati membri.

L’articolo lo dice chiaro e tondo: “Gli Stati membri devono evitare disavanzi pubblici eccessivi”.

La Commissione UE è incaricata di sorvegliare i conti pubblici, di verificare e “sorvegliare l’evoluzione della situazione di bilancio e l’entità del debito pubblico”.

Il monitoraggio è costante, ma non oppressivo come potrebbe sembrare, perché la Commissione UE ha il compito di “individuare errori rilevanti”.

I criteri che la Commissione UE valuta sono disciplinati e sono i seguenti:

  1. rapporto tra disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e il Pil che non deve superare un valore di riferimento;
  2. il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo che non deve superare un valore di riferimento.

Quali sono questi valori di riferimento? Essi sono definiti nel Protocollo 12 sulla procedura per i disavanzi eccessivi.

L’articolo 1 del protocollo stabilisce quanto segue:

“I valori di riferimento di cui all’articolo 126, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea sono”:

  • il 3% per il rapporto fra disavanzo pubblico e prodotto interno lordo ai prezzi di mercato,
  • il 60% per il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo ai prezzi di mercato.

Cosa succede se uno stato membro non rispetta i parametri?

Qui inizia il processo che può portare uno Stato ad essere sanzionato per disavanzo pubblico eccessivo.

Prendiamo ad esempio l’Italia, che di recente ha ricevuto una lettera dalla Commissione UE. Quella si può definire un passaggio previo, non scritto nel Trattato, ma un gesto di “cortesia” istituzionale per dire: “Stiamo per avviare la procedura prevista dall’articolo 126”.

La normativa europea prevede che la Commissione prepari una relazione che tiene conto anche dell’eventuale differenza tra disavanzo pubblico e spesa pubblica per gli investimenti e tiene conto di altri fattori significativi, compresa la posizione economica e di bilancio a medio termine.

La relazione passa nelle mani del comitato economico e finanziario costituito dai tecnici dei vari Stati membri dell’UE.

Contestualmente lo Stato membro riceve un parere dalla Commissione e viene informato il Consiglio europeo.

A questo punto, il Consiglio dell’Unione Europea, su proposta della Commissione UE e tenendo conto delle osservazioni inviate dallo Stato membro, decide se esiste davvero un disavanzo eccessivo.

Se il Consiglio rileva che effettivamente c’è un disavanzo eccessivo, invia allo Stato membro le raccomandazioni necessarie a far cessare la situazione di debito eccessivo in un tempo determinato.

Le raccomandazioni sono tenute riservate durante il periodo prestabilito, ma se non sono rispettate il Consiglio ha la facoltà di renderle pubbliche.

Le maniere forti

Se lo Stato membro persiste nella sua posizione e non applica le raccomandazioni, il Consiglio può decidere di intimare allo Stato membro di attuare le misure necessarie entro un lasso di tempo stabilito.

Il Consiglio chiederà relazioni periodiche scandite da un calendario preciso, per analizzare se lo Stato membro sta facendo tutto il possibile per rimediare alla situazione.

Fino a quando lo Stato non ottempererà a quanto richiesto dal Consiglio dell’Unione Europea, lo stesso potrà esercitare tutto il suo potere conferitogli dal Trattato europeo, mettendo in campo le seguenti misure:

  1. chiedere allo Stato membro interessato di pubblicare informazioni supplementari prima di emettere obbligazioni o altri titoli di stato;
  2. invitare la Banca Centrale Europea (BCE) a riconsiderare la sua politica di prestiti verso lo Stato in questione;
  3. richiedere che lo Stato membro costituisca un deposito infruttifero di importo adeguato, presso l’Unione europea, fino a quando il disavanzo eccessivo non sia stato corretto;
  4. infliggere ammende di entità adeguata.

A questo punto il presidente del Consiglio dell’Unione Europea di turno, informa il Parlamento Europeo delle decisioni prese.

Una procedura complessa

La procedura come è chiaro, è lunga e complessa, prevede vari passaggi e, soprattutto, non prevede obblighi ferrei da parte delle autorità europee.

Lo Stato o gli stati chiamati a rientrare del proprio disavanzo con misure correttive, hanno tutto il tempo e lo spazio per adempiere alle richieste ed anche per presentare le proprie motivazioni.

I precedenti

Spagna e Portogallo, in tempi diversi, hanno ricevuto l’avvio della procedura di infrazione per debito eccessivo da parte della Commissione UE. La procedura impiegò mesi prima di arrivare a una soluzione con accordo, che fece decadere la procedura di infrazione.

L’ECOFIN e il ruolo degli altri Stati membri dell’UE

Il Consiglio di Economia e Finanza dell’Unione Europea è formato dai ministri dell’economia degli Stati membri dell’UE. Prima di aprire ufficialmente una procedura di infrazione per debito eccessivo, i tecnici dei vari stati e poi i ministri in prima persona, forniscono il loro parere e infine votano sulla prosecuzione della procedura di infrazione o meno.

Concludendo

La procedura per infrazione per debito eccessivo è considerata, da alcune forze politiche, non più rispondente alle attuali condizioni storiche ed economiche che l’Europa e il mondo vivono. Si vorrebbero modificare tali norme, ma il processo e tutt’altro che semplice e potrebbero non bastare 5 anni di legislatura europea.

Potrebbe interessarti: Guida al debito pubblico italiano.

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