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Charlie Munger, lo stratega degli investimenti all’ombra di Buffett

Da:
Fabio Carbone
Aggiornato: Feb 24, 2024, 12:14 UTC

Punti Principali:

  • Chi era Charles "Charlie" Munger
  • Lo stile di investimento di Charlie Munger
  • I consigli di investimento di Munger
Charlie Munger

In questo articolo:

Warren Buffett nel mondo degli investimenti lo conoscono tutti e in molti anche al di fuori, ma in quanti conoscono Charlie Munger? Eppure la Berkshire Hathaway, rilevata da Buffett e trasformata da industria tessile a società degli investimenti, non potrebbe dirsi tale senza Munger.

Il duo Buffett-Munger è alla base del successo della Berkshire Hathaway (BRK) e non soltanto il primo. Tuttavia Munger non ha mai amato apparire molto ed ha concesso rarissime interviste.

Qui proviamo a delinearne non soltanto il profilo biografico, ma soprattutto il suo stile di investimento che potrebbe essere utile a quanti sono alla ricerca di esempi da seguire.

Il mondo è pieno di giocatori d’azzardo sciocchi e non se la caveranno così bene come gli investitori pazienti” (Charlie Munger).

Chi è (Charles) Charlie Munger?

Charles Munger, detto Charlie, è stato un avvocato e vicepresidente della Berkshire Hathaway per decenni.

Figlio di avvocati, aveva intrapreso anche lui la stessa carriera ma alcune vicende personali lo avevano ridotto economicamente male. Così, dietro impulso di Warren Buffett, con cui condivideva la stessa località di nascita (Omaha), entra nel business degli investimenti e fonda una sua società indipendente.

La sua società finanziaria nasce nel 1962 e fino alla chiusura nel 1978 gestisce un portafoglio capace di rendere mediamente il 19,8%, contro il 5% dell’indice Dow Jones Industrial Average.

Nel 1978, dicevamo, chiude la sua attività per diventare il vice di Buffett in BRK e da allora il binomio Buffett-Munger non si scinderà più.

Secondo gli economisti se la BRK ha iniziato a imboccare la strada della qualità lo si deve proprio a Munger, poiché Buffett era più incline all’acquisto di società valutate a prezzi economici e dalla scarsa qualità.

Con Munger si passa all’acquisto di società detentrici di marchi redditizi, di grandi dimensioni a prezzi ragionevoli o scontati in una certa fase storica.

Ma veniamo ad alcune caratteristiche dello stile di investimento di Charlie Munger messe in atto insieme all’amico Buffett.

Lo stile di investimento di Charlie Munger

Munger aveva uno stile d’investimento di lungo periodo e si basava molto sui fondamentali, dunque i suoi insegnamenti sono meno utili a chi vuole praticare il trading giornaliero.

L’analisi fondamentale condotta da Munger si spingeva oltre i dati economici, e l’esempio Costco Wholesale Corp (COST) ne è un esempio.

L’analisi Munger su Costco

Nel 1997 Munger accettò un posto nel consiglio di amministrazione di Costco, catena di negozi al dettaglio, e decise anche di investire nella società perché riteneva il modello di business valido.

Il modello Costco si basava su prezzi dei prodotti più bassi di chiunque altro, ma in più lo facevano in negozi di grandi dimensioni e dalla gestione efficiente. In più, ogni negozio era dotato di parcheggi più grandi di quelli offerti dalla concorrenza: vi entravano più auto.

Ciliegina sulla torta, offrivano vantaggi speciali ai clienti che tornavano spesso attraverso campagne di raccolta punti a premio.

Quindi, Munger andava oltre la lettura di notizie o dei bilanci societari, approfondiva la conoscenza di una società in ogni suo aspetto prima di investirvi.

Le aziende al dettaglio capital-light

Come scrive Morningstar, a Munger non piacevano le società che si occupavano di “stile” come la Nike (NKE) poiché le considerava difficili da prevedere in termini di prospettive future.

Preferiva invece le aziende al dettaglio dal “capitale leggero” (capital-light) che avessero la capacità di garantire un utile prevedibile e una egregia capacità di determinare i prezzi nel proprio settore.

Per questo acquistarono la See’s Candies, una società produttrice di dolciumi e cioccolato, investendo 20 milioni di dollari. Ogni anno si decise di aumentare il prezzo dei prodotti dolciari del 10% senza riscontrare lamentele da parte dei clienti. Il volume di vendita non aumentò (ovviamente), ma i profitti sì perché i clienti legati al marchio continuavano a spendere nonostante la crescita dei prezzi.

Aziende di qualità a prezzi scontati

Secondo Munger ogni investitore dovrebbe avere nel proprio portafoglio finanziario due o tre tra le migliori società al mondo quotate in Borsa.

Buffett-Munger spinsero nel 2016 su Apple (AAPL), portando oggi il peso nel portafoglio al 50%.

Ad esempio, un investitore italiano che preferisce investire sui titoli di qualità della Borsa di Milano, potrebbe prendere in considerazione l’investimento in blue chip come Ferrari (RACE), Eni (ENI), Enel (ENEL) e così via.

Tuttavia, non bisogna dimenticarsi dell’acquisto a “un prezzo ragionevole” e di essere “investitori pazienti”. Cosa significa? Significa attendere che i titoli di qualità vivano un momento di forte sconto per acquistarli e detenerli sul medio-lungo periodo.

Per capire meglio questo punto, si prenda il grafico dei prezzi delle società italiane sopra citate nel periodo febbraio-marzo 2020 e lo si confronti con i prezzi attuali.

I consigli di Charlie Munger agli investitori di medio-lungo

I consigli che Charlie Munger ha lasciato agli investitori di medio-lungo periodo sono tanti, tra questi ne citiamo alcuni nella lista sottostante:

  • Essere scettici nei confronti dei derivati: a Munger, così come pure a Buffett, non piacevano gli strumenti derivati e le obbligazioni sulle catastrofi (i cosiddetti “cat bond”). Inoltre non amava molto gli asset e i veicoli di investimento frutto di innovazione finanziaria. In pratica bisognerebbe restare scettici nei confronti “della creatività di Wall Street”, suggerisce Morningstar. In concreto bisognerebbe stare alla larga dalle opzioni, non fare short selling sulle azioni o sugli ETF e non prendere in considerazione le obbligazioni strutturate.
  • Poco debito e tanta liquidità come riserva: fare poco debito per investire è un altro punto fondamentale dello stile di investimento di Munger, a cui si aggiunge l’avere una riserva di denaro disponibile (la liquidità).
  • Comprendere i rischi veri: i rischi sistemici vanno considerati, tra questi il rischio che i derivati possano far crollare un intero sistema o una istituzione finanziaria che abbia esposizioni interconnesse ad altre istituzioni e così via. Ma anche i rischi più apocalittici come una guerra nucleare o una infezione globale (è avvenuta!) devono essere tenuti in debita considerazione. In pratica, meno beta e deviazione standard e più analisi dei fondamenti non solo economici.
  • Attenzione ai consigli di amministrazione delle società e dei fondi: il duo Munger-Buffett era molto critico anche nel ruolo di controllori realmente svolto dai consiglieri di amministrazione nei confronti del management di una società, secondo loro questi spesso finiscono per approvare anche ciò che non andrebbe approvato.
  • Non è sempre necessario comprare azioni: ritorna l’attendismo dell’investitore di medio-lungo periodo. Non dovrebbe risultare un problema accumulare liquidità in attesa di un buon momento per investire in azioni.
  • Value o growth? Tutti e due: il duo Buffett-Munger ha creato un perfetto equilibrio tra l’investimento nel value e nel growth. Mentre Buffett era più per il growth, Munger prediligeva il value anche se questo voleva dire spendere di più in termini di liquidità da impegnare.

Concludendo

Charlie Munger è morto all’età di 99 anni il 29 novembre 2023, ma il suo pensiero e il suo insegnamento sul modo di investire resta per le attuali e future generazioni di investitori.

Per quanti desiderano essere degli investitori in azioni e asset reali di medio e lungo periodo, non sofisticati, e che sanno attendere, lo “stile Munger” è un buon punto di partenza.

Consigliamo anche di leggere gli altri approfondimenti nella sezione Formazione di FXEmpire.

Sull'Autore

Writer freelance dal 2013 ha studiato informatica e filosofia ed anche un pizzico di sociologia. Nel 2016 ha scoperto la crypto economy e da allora scrive di blockchain e criptovalute, per approfondire un movimento che non è fatto solo di esperti matematici e crittografi, ma di gente che genera una nuova economia dal basso.

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