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Trump e i rialzisti sul dollaro

3 mesi faByBob Mason

Nella prima parte della giornata, l’attenzione dei mercati è tutta concentrata su Trump, che terrà la sua prima conferenza stampa dalla vittoria delle elezioni presidenziali l’8 novembre.

L’assenza di dati rilevanti sugli Stati Uniti nella prima metà della settimana ha lasciato il dollaro esposto, prima che la valuta sperimentasse un rimbalzo durante le sessioni europea e statunitense di martedì. L’indice del dollaro spot ha riguadagnato quota 102, maniglia tenuta con difficoltà a causa di mercati che continuano a rispondere ai dati della scorsa settimana e ai verbali del Fomc. Tale documento non ha fornito indicazioni particolarmente chiare sul mutamento delle opinioni circa il sentiero dei tassi previsto.

L’economia degli Stati Uniti è in una fase certamente positiva e ciò suggerisce che, alla fine, il rialzo del dollaro prevarrà. Tuttavia, l’ansia per la conferenza stampa che Trump terrà nella giornata di oggi ha pesato sulla valuta statunitense. I messaggi che Trump invia su Twitter diffondono, infatti, un’atmosfera di imprevedibilità.

Durante la sessione asiatica, i mercati dell’Asia sono riusciti a in parte trascurare tale ansia che, nella giornata di ieri, aveva spinto il dollaro in ribasso. Oggi, invece, le piazze asiatiche vedono la valuta degli Stati Uniti apprezzarsi sullo yen dello 0,26% al momento della stesura di questo articolo. Tuttavia, in attesa della conferenza stampa di Trump, mosse importanti ancora non si sono verificate. Per la prima volta, l’impatto di un presidente eletto sui mercati finanziari è veramente notevole. Ci si chiede quando comincerà la normalizzazione, con l’attenzione che torna sulla politica monetaria della Fed e sull’andamento dell’economia degli Stati Uniti e degli altri paesi.

Considerata l’assenza di dati rilevanti sugli Stati Uniti nella giornata di oggi, l’attenzione dei mercati non può che concentrarsi sulla conferenza stampa di Trump, durante la quale il dollaro e i mercati azionari potrebbero sperimentare mosse di ampia entità.

Trump dovrebbe chiarire i propri obiettivi politici, riducendo l’incertezza sulla politica interna ed estera. I verbali della Fed di dicembre hanno costituito un primo invito a una maggiore chiarezza, esprimendo preoccupazione per tariffe commerciali positive che potrebbero pesare in particolare sui mercati asiatici.

Una descrizione dettagliate delle misure di stimolo fiscale ampiamente coerente con le aspettative dei mercati avrebbe effetti certamente positivi sul dollaro e sulle borse di Europa e Stati Uniti. Tuttavia, è da vedere se sia questo il principale fattore di ansia per i mercati. La politica estera potrebbe, infatti, essere la vera fonte di preoccupazione.

Ora, la domanda è: la conferenza stampa di Trump avrà sui mercati lo stesso effetto della sua elezione dell’8 novembre?

Gli ultimi tweet e dichiarazioni portano a pensare diversamente, ma sarebbe un gioco pericoloso scommettere contro Trump che, con la sua elezione, è riuscito a sorprendere non soltanto i mercati, ma anche i governi.

L’indice del dollaro spot si attesta a 102,11, con un rialzo su base giornaliera di appena lo 0,10%. Tuttavia, il raggiungimento di quota 103 è più che probabile nel caso le dichiarazioni di Trump fossero positive per l’economia degli Stati Uniti e per quella globale. In particolare, potrebbero beneficiarne le valute legate alle materie prime. Durante la prima parte della giornata, l’AUD si è mosso in rialzo dello 0,2% per attestarsi appena al di sotto degli 0,74$ al momento della stesura di questo articolo.

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