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Fabio Carbone
Imprese italiane

780 mila imprese italiane su 1 milione e 380 mila dichiarano che avranno problemi di liquidità nei prossimi 6 mesi, pari al 58,4% del totale.

La crisi di domanda innescata dalla pandemia e il clima di incertezza sui tempi di recupero, associati alle diffuse criticità sui mercati globali, “fanno temere a molte imprese di non poter generare flussi di cassa necessari a garantire l’ordinaria operatività aziendale”.

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Questo il quadro che emerge da una indagine condotta da Unioncamere tra il 22 giugno e il 6 luglio 2020, su 1,38 milioni di imprese con almeno un dipendente.

Sono invece 565 mila (il 41,6% del totale) le imprese che non vedono nel futuro una totale incertezza per la loro tenuta.

Internazionalizzare e digitalizzare fa bene

Quelle imprese che hanno una visione internazionale e che hanno digitalizzato hanno retto meglio all’impatto, rileva l’indagine di Unioncamere.

“Le imprese che si sono presentate di fronte allo shock generato dalla pandemia operando stabilmente sui mercati internazionali e quelle con strategie avanzate e integrate di digitalizzazione mostrano una solidità finanziaria relativamente maggiore: infatti, si attestano rispettivamente al 48,0% e al 45,0% dei relativi totali le aziende che non segnalano difficoltà (tra i 6 e i 3 punti in più della media).”

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Microimprese non reggono il peso

A soffrire maggiormente sono le microimprese, quelle con 1-9 dipendenti. In questo segmento il 60,4% del totale ha dichiarato di avere difficoltà a resistere alla mancanza di liquidità.

Le imprese con oltre 250 dipendenti hanno le spalle forti e in questo segmento è il 44% ad avere una crisi di liquidità in atto.

Ristorazione e turismo i più colpiti

Ad essere maggiormente colpiti da questa crisi di liquidità sono i ristoranti e in generale la filiera del turismo. Qui il 73,8% delle imprese ha problemi di liquidità. Nello specifico del settore, sono le attività turistiche legate alla presenza dei turisti stranieri nelle città d’arte che sono in seria difficoltà.

Come messo in evidenza di recente anche da una ricerca Coldiretti, i ristoranti in città sono senza clienti, mentre lungo la fascia costiera sono pieni in questo mese di agosto.

Male anche il comparto terziario che comprende le attività ricreative, culturali e sportive. In difficoltà anche l’istruzione e la formazione private.

Moda in ginocchio

Il settore della moda è tra i comparti industriali più colpiti dalla crisi. Il lockdown ha azzerato nei mesi di marzo, aprile e maggio gli acquisti di indumenti di ogni tipologia.

Problemi anche per l’industria del legno e dell’arredo, dove il 60% delle imprese segnalano carenza di flussi di cassa.

Differenze Nord e Sud, sempre presenti

Nel Sud dell’Italia e nelle Isole, la carenza di liquidità è più accentuata rispetto al resto del paese. Qui due terzi delle imprese soffrono la mancanza di flussi di cassa adeguati, contro il 60,3% del Centro Italia e il 53-54% del Nord.

La lezione di questa crisi per le imprese italiane

Avere una presenza digitale, essere presenti nel web attraverso un adeguato sito web, essere presenti sui social network in modo mirato e costante. Queste due prime basilari lezioni sono state apprese da molte imprese.

Bisogna quindi digitalizzare ed essere presenti sui canali digitali per una nuova forma di presenza nel commercio. Chi non lo comprenderà neppure in questa occasione, potrebbe davvero avere il destino segnato.

Finanziamenti Facebook

Facebook di recente ha avviato una campagna rivolta alle piccole imprese fino a 50 dipendenti.

Il Programma di sostegno per le piccole imprese è disponibile sulla piattaforma Facebook.

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