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Fabio Carbone
Petrolio

Il prezzo del petrolio ha raggiunto le scorse settimane il minimo storico da 18 anni a questa parte. Non si era mai vista una cosa del genere e le motivazioni sono note, il blocco totale e prolungato dei mezzi di trasporto pubblico e privato, il fermo delle industrie, il blocco pressoché totale del trasporto aereo che è tra i maggiori consumatori di carburanti fossili.

Dal momento che ben 200 nazioni (fonte: Cnbc) in tutto il mondo hanno imposto restrizioni più o meno stringenti ai propri cittadini e alle attività produttive, il crollo del prezzo del petrolio era inevitabile per un semplicissimo motivo: eccesso di offerta, scarsa domanda.

E così Il Sole 24 Ore ci ha raccontato di pozzi petroliferi che sono stati arrestati, di centri di stoccaggio dei barili al colmo in molte parti del mondo, di ipotesi di riempire le stive delle petroliere pur di continuare a stivare petrolio senza dover fermare gli impianti di estrazione.

Tutto inevitabile con 200 nazioni in lockdown, ma se in qualche modo tutto ciò fosse anche stato voluto? Se fosse stata data anche una… “spintarella” al prezzo del petrolio perché andasse ancora più giù?

Questa è la tesi dell’imprenditore miliardario Naguib Sawiris

La tesi di Naguib Sawiris

Secondo il miliardario Sawiris, le scaramucce diplomatiche tra Russia e Arabia Saudita sul taglio alla produzione del petrolio è stato un “sacrifico calcolato” per liberarsi di un concorrente: gli Stati Uniti d’America.

Perché egli sostiene questa tesi? Perché gli USA negli ultimi decenni hanno sviluppato fortemente l’industria estrattiva dallo scisto bituminoso, utilizzando una tecnica estrattiva molto più costosa sotto vari punti di vista ma che restituisce al paese americano una maggiore autonomia energetica.

Riducendo il prezzo dei future Wti a breve scadenza sotto lo zero, la costosa industria estrattiva statunitense è andata in forte sofferenza, molto più che qualsiasi altra industria estrattiva nel mondo dove il greggio si estrae con tecniche meno costose.

Secondo questa tesi, quindi, il prezzo del greggio era comunque destinato a crollare ma è anche stato aiutato allo scopo di ridurre la concorrenza quando il mondo ripartirà.

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Il prezzo del petrolio a 100 USD entro 18 mesi?

Ecco perché Sawiris sostiene che il prezzo del petrolio entro i prossimi 18 mesi potrebbe addirittura rimbalzare a 100 USD.

“Eliminando un competitor, il prezzo potrebbe raggiungere i 50 o 60 dollari. Quindi io al momento credo che entro 18 mesi il petrolio raggiungerà i 100 USD” di valore, ha detto il miliardario alla Cnbc.

Ovviamente una tesi, ma si tenga anche conto che poi l’OPEC+ una decisione sul taglio della produzione l’ha presa ed ha deciso un taglio della produzione di ben 9,4 milioni di barili al giorno: il 10% della produzione mondiale ovvero il taglio più significativo nella storia dell’industria petrolifera.

Ed ora che le attività produttive riprendono in molti Paesi, il consumo di petrolio e suoi derivati aumenterà progressivamente: più mezzi di trasporto in strada, gli aerei riprendono a volare, le industrie producono e per farlo hanno bisogno di energia.

Abbiamo quindi tre aspetti che giocano a favore di questa tesi:

  1. l’industria dello scisto indebolita;
  2. riduzione della produzione di petrolio del 10%;
  3. ripresa progressiva del consumo.

Questa combinazione di eventi potrebbe ora far lievitare il prezzo in modo progressivo nei prossimi mesi.

Nel breve, però, ci sono elevate scorte da consumare perché invendute nei mesi precedenti.

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