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Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd)

Ogni qualvolta in Italia una banca privata entra in crisi, ecco spuntare il Fondo interbancario (Fitd) a tutelare gli interessi dei risparmiatori. La recente crisi della Banca Carige preoccupa molti, in particolare i suoi risparmiatori, i quali sono interessati a tutelare i propri risparmi posseduti presso l’istituto bancario ligure.

L’ennesima crisi è lo spunto giusto per una guida introduttiva, in cui ti forniremo tutte le informazioni utili riguardo il cos’è il Fondo interbancario di tutela dei depositi, quale ruolo svolge in caso di crisi bancaria e quali garanzie offre ai risparmiatori.

Storia e scopo del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd)

Il Fondo interbancario nasce nel 1987 come consorzio di diritto privato, a cui le banche aderiscono inizialmente solo su base volontaria.

Nel 1996 l’adesione delle banche italiane diventa obbligatoria, a seguito dell’attuazione della direttiva europea 94/19/CEE, che normalizza ed equipara nell’UE tutti i sistemi di garanzia dei depositi esistenti.

Nel 2016 il decreto legislativo n. 30, del 15 febbraio ‘16, rinforza le caratteristiche del Fondo interbancario di tutela dei depositi, recependo la nuova direttiva UE 2014/49/UE. In inglese la direttiva è conosciuta con il nome di Deposit guarantee scheme directive (DGSD).

Lo scopo del Fondo Fitd è garantire i depositi dei risparmiatori detenuti presso le banche aderenti al consorzio. Le stesse banche consorziate “nutrono” il fondo con propri fondi.

Il Fidt è controllato dalla Banca d’Italia che, attraverso il decreto legislativo 385/1993, esercita poteri di vigilanza specifici.

In qualità di consorzio, il Fitd è attivo nel network internazionale dei sistemi di garanzia dei depositi, una rete associativa il cui scopo è creare occasioni di cooperazione, ma anche migliorare la normativa di settore a livello internazionale.

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Fondo interbancario di tutela dei depositi: le banche aderenti

Al Fondo interbancario Fitd aderiscono tutte le banche italiane, ma fanno eccezione:

  • le cooperative di credito;
  • le banche con sede legale nellUE, ma che hanno filiali in Italia;
  • le banche extracomunitarie autorizzate in Italia dalla Consob.

Le banche dell’UE con filiale in Italia, sono già garantite dai fondi di garanzia dei Paesi membri di provenienza delle banche stesse. Anche le banche extra-UE potrebbero appartenere a fondi di garanzia esteri. Nulla vieta alle banche appena citate, di aderire volontariamente al Fidt, come forma di maggiore tutela dei propri clienti e anche per mostrarsi a questi ultimi come istituti bancari maggiormente affidabili.

Lo statuto del Fidt

A settembre 2018 il Fidt ha aggiornato lo statuto, includendo anche il Regolamento sul funzionamento degli organi già aggiornato nel luglio del 2016.

Lo statuto del Fondo interbancario contiene tutte le informazioni utili per approfondire la delicata materia della gestione delle crisi bancarie e relative garanzie per i soggetti danneggiati.

Gli articoli 4 e 9 dello statuto sono sicuramente quelli che maggiormente interessano i risparmiatori, perché normano rispettivamente i ‘soggetti garantiti’, e le banche ‘consorziate in amministrazione straordinaria e in liquidazione’.

Leggiamo un estratto dei due articoli dello statuto Fidt.

Articolo 4. Soggetti garantiti

Il Fondo interbancario garantisce “i depositanti delle consorziate italiane e delle succursali di queste negli altri Paesi comunitari, nonché nelle succursali di banche extracomunitarie e comunitarie aderenti”.

Ma il fondo ha una estensione delle garanzie anche all’estero, per i “depositanti delle banche consorziate italiane nei Paesi extracomunitari, nel caso in cui le succursali non possano aderire al sistema di garanzia esistente nel paese ospitante”.

Ci sono dei limiti e questi limiti sono quelli previsti dall’articolo 33 di cui parleremo più avanti a proposito dell’ammontare garantito dal Fidt.

Articolo 9. Consorziate in amministrazione straordinaria e in liquidazione coatta amministrativa

Le banche in amministrazione straordinaria o in liquidazione perché fallite, seguono una procedura ben definita per accedere ai fondi che loro stesse hanno negli anni precedenti contribuito ad alimentare.

Nel caso in cui una banca fallisce o è in amministrazione straordinaria, il Fondo ha la facoltà di chiedere agli organi competenti “gli elementi informativi e di valutazione necessari”.

A quanto ammonta il fondo interbancario di tutela dei depositi?

Veniamo ora al rimborso dei depositanti, cioè quei risparmiatori incappati nel fallimento di una banca. L’articolo 33, già menzionato in precedenza, prevede che:

l’ammontare massimo oggetto di rimborso per ciascun depositante è pari a 100 mila euro e si applica al cumulo dei depositi ammissibili del medesimo depositante presso la banca”.

In altre parole, anche se si posseggono più conti corrente o libretti nominativi e altri conti aperti, il titolare riceve sempre e solo un massimo di 100 mila euro.

Non va meglio a chi ha un conto congiunto, perché in questo caso i 100 mila euro predetti vanno spartiti tra i cointestatari del conto.

Se quindi si hanno 200 mila euro su conto cointestato, riceveranno soltanto 100 mila euro da dividere in due: 50 mila euro a persona.

Stesso discorso per i depositi di soggetti “titolari come partecipanti a un ente senza personalità giuridica”, questi “sono trattati come se fossero” un unico depositante.

La procedura e i tempi di rimborso del Fidt

Il Fondo interbancario effettua il rimborso a favore dei correntisti “entro sette giorni lavorativi dalla data in cui si producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa della banca” (articolo 83, comma 1, del Testo Unico Bancario).

Cosa rimborsa il Fondo interbancario

Il Fidt rimborsa i depositi in euro e in valuta:

  • conti correnti,
  • assegni circolari,
  • titoli di credito e assimilabili;
  • certificati di deposito non rappresentati da valori mobiliari emessi in serie.

Cosa non rimborsa il Fidt

Il Fondo interbancario non rimborsa:

  • crediti relativi ai fondi acquisiti dalla banca: strumenti finanziari, capitale non rimborsabile alla pari, ecc.
  • depositi effettuati in nome e per conto proprio da banche ed enti finanziari;
  • i fondi propri della banca,
  • depositi per i quali il titolare è stato condannato per riciclaggio, ricettazione e quanto previsto dall’articolo 648 del codice penale.
  • I depositi dei titolari non precedentemente identificati come previsto dalla normativa antiriciclaggio.
  • Obbligazioni, pagherò cambiari, operazioni in titoli.

Il ruolo del Fondo interbancario durante la liquidazione della banca

Il Fondo interbancario di tutela dei depositi ha un tetto massimo di intervento nei casi di fallimento di una banca. L’articolo 36 dello statuto, prevede che il Fondo può intervenire con una somma massima pari al 50% della dotazione finanziaria a disposizione del Fidt stesso.

Ciò significa che lo stesso Fondo interbancario non ha capacità finanziarie infinite.

Una volta liquidate le posizioni dei correntisti, il Fidt subentra legalmente “nei diritti dei depositanti nei confronti della banca in risoluzione”. Ciò consente al fondo di rientrare almeno in parte di quanto sborsato.

Concludendo

Come avrai ben capito, il Fondo interbancario di tutela dei depositi dei correntisti, svolge un ruolo fondamentale per tutelare il risparmio degli italiani. Allo stesso tempo è limitato, non potendo restituire oltre i 100 mila euro.

Questo dovrebbe farci comprendere come dobbiamo essere sempre attenti nella tutela del nostro risparmio, essere sempre informati, ed essere consapevoli delle situazioni di criticità a cui il nostro patrimonio può esporsi.

Non bisogna mai abbassare la guardia, mai detenere l’intero patrimonio in un unico luogo, perché è come costruire una casa su un solo pilastro.

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