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taper tantrum

Da inizio 2021 il taper tantrum si è riaffacciato tra i topic di interesse per gli investitori, richiamando alla mente dei più esperti l’anno 2013 quando i Treasury statunitensi (i Titoli di Stato USA) raggiunsero rendimenti senza precedenti nel giro di pochi mesi.

Si trattò di una cattiva gestione del quantitative easing introdotto per la prima volta per gestire la crisi finanziaria senza precedenti che i mercati finanziari e l’economia dei paesi sviluppati in particolare vivevano ormai dal 2008.

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Scopriamo insieme cos’è il taper tantrum, cosa accadde nel 2013 e perché oggi torna a fare paura a distanza di 7 anni o poco più. E poi, ma davvero sta tornando?

Cos’è il Taper Tantrum

La crisi finanziaria sistemica del 2008 convinse gli Stati occidentali ad utilizzare un nuovo strumento di politica economica chiamato quantitative easing che fu rafforzato con la successiva crisi del debito sovrano.

Nel concreto le banche centrali si trasformarono in investitori sui titoli obbligazionari emessi dal governo e da altri emettitori, per immettere in questo modo moneta liquida nel sistema e favorire il credito alle imprese e alle famiglie. Il QE nell’Unione Europea e negli USA non è mai più cessato da allora.

Negli Stati Uniti accadde che il Federal Reserve System (Fed), nel 2013 annunciò il tapering, ovvero una riduzione dei riacquisti di US Treasury sul mercato secondario.

Fu il panico. Il QE era nuovo e nessuno conosceva le conseguenze di una sua riduzione, così improvvisamente i rendimenti sui Treasury, fino ad allora tenuti bassi dai riacquisti della Fed, schizzarono a livelli record a causa del ritiro di liquidità.

Questo avvenne perché ormai il mercato era diventato dipendente dalle iniezioni di liquidità della Fed e, come quando manca la droga si va in crisi di astinenza, così avvenne anche al mercato finanziario che entrò in crisi.

Gli investitori drogati dalle iniezioni di liquidità incominciarono ad avere paura di un possibile crollo dei mercati obbligazionari fino ad allora sostenuti dalla domanda della Fed. Ebbero paura di una ipotetica instabilità diffusa e così cominciarono a vendere a loro volta i titoli obbligazionari per evitare eventuali contraccolpi.

Il prezzo delle obbligazioni si avviò su una fase depressiva senza precedenti che aggiunse una ulteriore crisi ad un mercato finanziario globale già pesantemente tramortito dai precedenti eventi.

Il crollo delle obbligazioni, però, favorì la risalita dei rendimenti sui Treasury statunitensi che aumentarono notevolmente causando un ulteriore problema all’economia USA.

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L’aspetto drammaticamente buffo

Quello che in questa storia colpisce è il fatto che l’allora governatore della Fed, Ben Bernanke, rese noto solo una possibilità di riduzione degli acquisti e non una attuazione della misura.

La risposta dei mercati obbligazionari fece comprendere a tutti quanto ormai si fosse dipendenti dalle iniezioni di liquidità delle banche centrali.

Un ottimo caso di studio per la Finanza comportamentale non c’è che dire. La storia invece ci racconta che nel 2015 la Fed rilanciò il programma di acquisto dei titoli con una ulteriore iniezione di liquidità da 1,5 trilioni di dollari.

Ormai i mercati erano assuefatti e compreso che non c’era più alcun timore si acquietarono evitando che il panic selling si ripercuotesse anche su titoli azionari che invece restarono pressoché tranquilli.

Taper tantrum 2021

Cosa c’entra il taper tantrum con il 2021 e la pandemia? Già ad inizio 2021 e poi nei mesi a seguire, è iniziata a diffondersi la previsione che presto o poi la Fed e le altre banche centrali che avevano attivato acquisti ulteriori di titoli obbligazionari per contrastare gli effetti economici della pandemia, avrebbero ridotto l’attività di riacquisto attraverso il noto tapering.

I mercati cominciarono ad allarmarsi e l’allarme è aleggiato fino a quando ad agosto effettivamente Jerome Powell ha annunciato il tapering ed è stato formalizzato dal FOMC nella riunione di settembre del 2021. Non solo, la BCE che si stimava avrebbe avviato il tapering più tardi della Fed, lo ha invece annunciato a settembre sorprendendo tutti.

In sintesi, sia la Fed che l’Eurotower hanno deciso di avviare la riduzione degli acquisti a partire da dicembre 2021.

Timori ingiustificati?

Secondo alcuni analisti i timori di un nuovo tapering sono ingiustificati, perché memori di quanto accaduto in passato le banche centrali non commetteranno lo stesso errore.

Ma anche gli operatori dei mercati obbligazionari hanno appreso dalla precedente lezione che in realtà non c’era nulla da temere, perché l’economia ha continuato il cammino di ripresa nonostante il venire meno delle iniezioni di liquidità.

Quindi la Fed porrà delle basi con ampio anticipo per evitare sorprese e anche se i rendimenti aumenteranno gradualmente non si raggiungeranno livelli record, perché un aumento è appunto fisiologico.

Tapering controllato e tassi di interesse

Il tapering dovrebbe prevedere la riduzione degli acquisti mensili dagli attuali 80 miliardi di dollari di Treasury e 40 miliardi di titoli garantiti dai prestiti ipotecari.

La riduzione sarà graduale e probabilmente per tutto il 2022 ancora la Fed comprerà obbligazioni evitando allarmismi inutili.

Anche quando gli acquisti della Fed cesseranno completamente, cedole e obbligazioni in scadenza saranno reinvestite per altri anni ancora garantendo comunque iniezione di liquidità nel sistema.

Al termine del quantitative easing, cioè al raggiungimento di una fase stazionaria, i tassi di interesse resteranno probabilmente a zero ancora per svariati mesi prima di puntare al rialzo. Si prevede che ciò potrebbe avvenire a partire dal 2024.

E qui si ritiene che possa arrivare “il vero shock” sul dibattito che riguarderà il ciclo di rialzo dei tassi di interesse della Fed. Qui il discorso chiama in gioco l’inflazione. Secondo alcuni analisti e anche secondo la Fed l’inflazione è transitoria, tuttavia il timore è che essa possa assumere un carattere strutturale per una concomitanza di fattori che sono esterni al QE.

Sicuramente saliranno gli affitti, i prezzi delle case e anche i salari faranno pressione sull’aumento dei prezzi.

Concludendo

Il taper tantrum, le cui parole già da sole bastano a destare sospetto e a incutere timore, non dovrebbe essere il prossimo “spauracchio” dei mercati finanziari e neppure di quelli obbligazionari in particolare.

Tuttavia la complessità crescente dei fattori che concorrono a creare situazioni favorevoli o negative, devono sempre spingere l’investitore ad agire con prudenza e a tenersi costantemente informati sugli eventi. Per questo suggeriamo di consultare la nostra sezione notizie.

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