Scende occupazione ai livelli pre-crisi. Giù la produzione industriale italiana

Pubblicati i nuovi dati sulla disoccupazione in Italia, che cala come mai da 10 anni a questa parte. Resi noti anche i dati della produzione industriale italiana di luglio 2018 con una brutta sorpresa che analizzeremo in dettaglio nell’articolo.
Fabio Carbone
Operator in natural gas industry

Il numero di disoccupati in Italia scende ai livelli pre-crisi, ad attestarlo i dati Istat appena pubblicati, che allo stesso tempo registrano una notizia contrastante che riguarda la produzione industriale anch’essa in calo.

Per spiegare questa bizzarra e contrapposta situazione sarà bene analizzare i dati e capire a quali periodi essi fanno riferimento.

I nuovi dati sull’occupazione in Italia: tornati ai livelli pre-crisi

Il rapporto sul mercato del lavoro in Italia (II trimestre 2018) pubblicato dall’Istituto di Statistica italiano il 12 settembre scorso, riferisce che:

il secondo trimestre 2018 si caratterizza per un deciso aumento dell’occupazione rispetto al trimestre precedente… e si è raggiunto e superato il numero degli occupati del secondo trimestre 2008.

Il tasso di disoccupazione 15-64 anni, non destagionalizzato, è tornato al livello del 59,1% come dieci anni fa. Un risultato incoraggiante per l’economia reale italiana e in particolare per le famiglie che riacquistano potere economico.

Risulta, prosegue il rapporto, una maggiore presenza di dipendenti (+2,8%), in particolare con contratto a termine (+3,1%) e di lavoratori a tempo parziale (+4,1%).

Il tasso di disoccupazione scende al 10,7% nel secondo trimestre del 2018, raggiungendo il livello più basso da sei anni a questa parte (nel 2012 era del 10,6%).

Nel Sud cala la disoccupazione

Il numero di disoccupati cala per il quinto trimestre successivo, anche se con minore intensità, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia: in totale -34 mila disoccupati in un anno (-1,2%). I dati riguardano entrambi i sessi e gli individui fino a 49 anni. Al Sud si riduce anche il numero degli inattivi di età compresa 15 – 64 anni (-394 mila persone, -2,9%).

La domanda di lavoro aumenta

Il rapporto Istat sul calo della disoccupazione in Italia fa notare anche che aumentano gli ingressi nell’occupazione sia dalla disoccupazione che direttamente dall’inattività. Un incremento che coinvolge in primis gli uomini di età compresa tra i 25-34 anni, con elevato livello di istruzione e residenti nel Nord del paese.

Ciò è dovuto alla crescita della domanda di lavoro da parte delle imprese, le quali richiedono posizioni lavorative dipendenti. Servizi e industria crescono, così come cresce il costo del lavoro (+0,7%) rispetto al trimestre precedente e +2,5% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Cala la produzione industriale

I dati di luglio 2018 indicano un calo nella produzione industriale che non si verificava dal 2016. Questi dati non si possono confrontare con quelli appena letti sull’occupazione perché fanno riferimento a due periodi diversi: luglio i primi, aprile – giugno i secondi.

Secondo l’Istat la produzione industriale arretra dell’1,8% rispetto a giugno e dell’1,3% rispetto a luglio 2017. Questo è il risultato peggiore da gennaio 2015, mese in cui la produzione industriale italiana registrò un risultato identico: -1,8 punti percentuali.

A calare principalmente la produzione di beni strumentali (-2,2%), i beni di consumo (-1,7%) e i beni intermedi (-1,2%), infine cala anche la produzione di energia (-0,8%).

I maggiori settori colpiti dal calo nella produzione industriale sono:

  • coke e prodotti petroliferi raffinati (-6,4%);
  • industria del legno, della carta e stampa (-5,8%);
  • metallurgia e prodotti in metallo (fatta eccezione per macchine e impianti) – 2,8%;
  • nella fabbricazione di articoli di gomma e materie plastiche (-2,8%).

Ad ogni modo la crescita della produzione su base annua resta del 2%.

Confronto di dati corrispondenti

Sarà ora interessante confrontare i dati dell’occupazione italiana del terzo trimestre (luglio – settembre) con i dati della produzione industriale italiana dello stesso periodo. Solo allora avremo un quadro della situazione italiana meno confuso di ora. Non si possono, infatti, confrontare rilevazioni di dati che si riferiscono a periodi temporali differenti.

 

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