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Fabio Carbone
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L’Istat presenta il conto trimestrale delle Pubbliche amministrazioni e le stime relative alle famiglie e alle società relativa al IV trimestre del 2020, mostrando un quadro non roseo per l’economia italiana.

Perché da un lato le Pubbliche amministrazioni si sono indebitate di più, dall’altra è cresciuta la pressione fiscale sugli italiani, e in mezzo le famiglie il cui potere di acquisto è calato, se non crollato nell’ultimo anno.

Indebitamento delle Pubbliche amministrazioni

“Nel quarto trimestre 2020 l’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil è stato pari al 5,2%; nello stesso periodo dell’anno precedente risultava un accreditamento dell’1,9%”, scrive l’Istat a proposito del conto trimestrale delle Pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda il saldo primario delle Pubbliche amministrazioni, l’indebitamento al netto degli interessi passivi “è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil del -1,9% (+5,2% nel quarto trimestre del 2019), mentre il saldo corrente delle AP è stato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,5% (+5,6% nel quarto trimestre del 2019)”, scrive ancora l’Istat.

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La pressione fiscale su cittadini e imprese

Per quanto riguarda i calcoli fatti dall’Istat sulla pressione fiscale nel IV trimestre del 2020, essa à stata pari al 52%, ed è quindi in crescita dell’1,3% rispetto al medesimo periodo del 2019, e ciò si è verificato nonostante la riduzione delle entrate fiscali e contributive.

Il reddito delle famiglie italiane

Si è ridotto anche nel quarto trimestre del 2020 il reddito delle famiglie consumatrici, sceso del -1,8% rispetto al terzo trimestre. Mentre i consumi finali si sono ridotti del -2,5%.

“Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 15,2%, in aumento di +0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente”, riporta l’Istat.

Inoltre, “a fronte di un incremento dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito rispetto al trimestre precedente del 2,1%”.

Le società italiane non finanziarie

Per quanto riguarda la situazione delle società italiane, l’Istat scrive che la “quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 43,6%, è rimasta stabile rispetto al terzo trimestre del 2020”.

Per quanto riguarda gli investimenti che le società italiane hanno fatto nel quarto trimestre 2020, le cose stanno così:

“Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 21,6%, è aumentato di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente”, segno che c’è probabilmente una maggiore fiducia nella ripresa dell’economia.

Ma quale futuro per le imprese?

Tuttavia non sfugge ai più il rischio che migliaia di imprese nel 2021 possano dichiararsi insolventi ed essere quindi incapaci di onorare i debiti.

Attendiamo una forte ondata di procedure fallimentari a causa dell’indebitamento delle aziende.

Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha avvertito la comunità internazionale sul rischio e messo nero su bianco il rischio delle piccole e medie imprese, quelle con le “spalle meno forti” e più a rischio quindi.

In prevalenza il rischio insolvenza è previsto nel settore del turismo, della ristorazione e dell’intrattenimento.

Il rischio dell’ondata di liquidazioni, è di ritrovarsi con milioni di disoccupati dall’oggi al domani che sarà assai difficile riassorbire nel breve tempo.

Il numero di PMI previsto essere insolventi nel 2021 salirà al 16% rispetto al 2020, e riguarderà principalmente le 20 economie più avanzate dei continenti Europa, Asia e della regione del Pacifico.

La situazione che si verificherà, potrebbe essere analoga a quella già vista nei 5 anni successivi al 2008, ma la differenza è sostanziale rispetto ad allora, perché questa volta avverrà in un arco temporale decisamente più breve.

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