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Alberto Ferrante

L’Amazzonia brucia, e con lei l’immagine del presidente brasiliano Joan Bolsonaro, che con un tweet ufficiale ha rifiutato un aiuto quantificato in 20 milioni di euro, da parte dei leader del G7.

Il Presidente continua a ribadire che le proporzioni dell’incendio che sta avvolgendo l’Amazzonia rientrano in una fascia di “normalità” per la quale non  necessario cedere ad allarmismi.

Di seguito, il tweet ufficiale.

“Non possiamo accettare che un presidente, Macron, scateni degli attacchi irragionevoli e gratuiti riguardo l’Amazzonia, o che nasconda le sue intenzioni dietro l’immagine di un’alleanza dei paesi del G7 per salvare l’Amazzonia, come fossimo una colonia o una terra di nessuno.”

Le frizioni tra Francia e Brasile

La mano tesa dai leader del G7 è stata dunque interpretata come una grave inferenza nella politica interna del Brasile, come ha recentemente sottolineato anche il capo di gabinetto Onyx Lorenzoni, che aveva suggerito al Presidente Macron di occuparsi di evitare incendi all’interno di chiese patrimonio mondiale dell’umanità, con esplicito riferimento alla cattedrale di Notre Dame.

Le frizioni tra l’Europa e il leader brasiliano, però, non finiscono qui. Con un commento immediatamente marchiato come sessista, Bolsonaro ha criticato sui social la moglie del Presidente Macron, che ha trovato l’uscita particolarmente infelice e irrispettosa.

Nonostante i tesi rapporti con il Governo francese (che hanno spinto il presidente brasiliano ad annullare all’ultimo istante un incontro con il Ministro degli Esteri francese) Bolsonaro sembra però temere particolarmente le sanzioni all’orizzonte.

La pressione da parte di cittadini, leader politici, superstar del cinema e dello spettacolo, esponenti della Chiesa e associazioni, ha spinto il presidente a inviare l’esercito per tentare di domare l’incendio in quella “parte essenziale della storia del Brasile”.

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Il timore delle sanzioni

La scelta obbligata era giunta proprio dopo l’annuncio dell’inserimento nell’agenda del G7 del caso dell’Amazzonia, con possibili sanzioni per la condotta irresponsabile di Bolsonaro, che ha trovato come unica spalla Donald Trump, il quale ha ricordato (sempre nell’effervescente palcoscenico dei social) gli stretti rapporti commerciali con il Brasile.

Intanto, la linea politica di Bolsonaro procede nella direzione prospettata già nel corso delle elezioni presidenziali, con un’imminente privatizzazione di altre 17 aziende governative, compreso il colosso Eletrobras e il sistema postale, a cui si affianca una riforma pensionistica molto ambiziosa.

Il timore è che adesso la produzione brasiliana possa venire boicottata come rappresaglia per la cattiva gestione dell’incendio, con un ennesimo attacco alla fragile immagine del sovranista di estrema destra Juan Bolsonaro.

La crisi dell’Amazzonia potrebbe tradursi, infatti, in una grave perdita di competitività, complice l’eventualità che l’accordo commerciale EU-Mercosur del mese scorso non venga ratificato dalle potenze europee.

Come ha sottolineato Zeina Latif di XP Investments a San Paolo, dalle fiamme che avvolgono l’Amazzonia potrebbero presto partire dei proiettili per attaccare il Brasile da un punto di vista del commercio internazionale, con danni enormi per la fragile bilancia commerciale del Paese. E a pagarne le conseguenze sarebbe in primis il veterano dell’Exército Brasileiro.

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