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Export: si Contrae l’Attivo Commerciale Italiano, Germania e Francia i Principali Mercati di Sbocco

L’ultimo report Istat presenta esportazioni e importazioni in aumento per l’Italia, con un attivo commerciale in lieve calo. A trainare le esportazioni restano le grandi imprese, soprattutto manifatturiere, molte delle quali esportano principalmente in un unico mercato.
Alberto Ferrante

Istat e ICE hanno fornito l’annuario statistico sul commercio estero e sulle attività internazionali delle imprese italiane, che mostrano la dinamica di scambio di merci e servizi nel 2018.

In primissima battuta, emerge che il commercio mondiale, misurato in dollari e a prezzi correnti, nel 2018 risulta in aumento del 9,8%. Crescono, nello specifico, sia i volumi scambiati (del +2,8%) che i valori medi unitari (+7,1%), a fronte però di un netto crollo degli investimenti diretti esteri (-13,4%).

La situazione italiana

L’Italia segue il trend globale, con una crescita del valore delle merci esportate e importate, rispettivamente, del 3,1% e del 5,6%. L’attivo commerciale italiano, al netto dei prodotti energetici, è pari a 80,3 miliardi di euro, in calo di 958 milioni di euro rispetto al 2017. A diminuire dunque è anche la quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali, che scende dal 2,92% al 2,85%, soprattutto per via di un calo di esportazioni verso l’Africa settentrionale, il Medio Oriente e l’Unione Europea.

Nonostante ciò, i principali mercati di sbocco italiani restano la Germania e la Francia, seguiti dagli Stati Uniti, dalla Spagna e dal Regno Unito.

In basso, un grafico dell’Istat che mostra le quote di mercato dell’Italia per alcuni raggruppamenti di prodotti. A troneggiare restano i materiali da costruzione in terracotta e la macroarea della pelletteria e selleria.

Fonte: Istat

L’export degli operatori economici

Secondo i dati riportati, nel 2018 sono stati 136.000 gli operatori economici che hanno effettuato vendite all’estero. Si tratta prevalentemente dei cosiddetti microesportatori, con fatturati derivanti dal commercio estero inferiori ai 75.000 euro. Nel complesso, sono tendenzialmente in flessione le vendite all’estero di operatori della classe compresa tra i 750.000 euro e i 5 milioni di euro; chi fattura valori compresi tra i 5 e i 50 milioni di euro, invece, mostra un lieve aumento dell’1,3%.

Analizzando invece i mercati di sbocco, il dato più interessante riguarda la loro concentrazione: il 47% degli operatori internazionali esporta verso un unico mercato, mentre la quota di chi esporta in dieci diversi mercati è pari al 17,4%.

I primi cinque paesi per numero di presenze di operatori commerciali italiani sono la Svizzera (52.000), gli Stati Uniti (41.000), la Germania, la Francia e la Spagna. Seguono poi, con netto distacco, Regno Unito, Polonia e Austria (dai 24.000 ai 28.000).

Le ragioni con il maggior numero di operatori attivi nelle esportazioni sono la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana e il Piemonte.

Principali caratteristiche degli operatori italiani

Il 49,9% degli esportatori italiani appartiene alla categoria delle imprese manifatturiere, seguite dalle imprese commerciali (38,2%). Secondo una semplice correlazione logica, all’aumentare della dimensione aziendale (in termini di addetti) cresce anche il contributo alle esportazioni nazionali: il 47% delle esportazioni nazionali è realizzato da 1873 imprese con almeno 250 risorse umane impiegate.

Nel complesso, però, è aumentata anche l’incidenza delle esportazioni di aziende con un numero di addetti compreso tra le 50 e le 99 unità.

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