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Fabio Carbone
BCE, Banca centrale Europea

Il Bollettino economico appena pubblicato dalla Banca centrale europea (BCE) deprime le Borse europee che perdono tra il -3,29% della Borsa di Lisbona (PSI 20) e il -1,32% della Borsa di Milano (FTSE MIB).

Il motivo del calo è dovuto alle prospettive dell’economia reale nell’area dell’euro fornite dalla BCE.

“L’area dell’euro sperimenta una contrazione economica di magnitudine e velocità che è senza precedenti in tempo di pace. Le misure per contenere la diffusione del nuovo coronavirus hanno bloccato l’attività economica in tutte le nazioni dell’area dell’euro e intorno al globo”.

Ciò che la BCE scrive nel bollettino economico è quanto già conosciamo, ovvero che gli indicatori economici presentano una forte contrazione delle prospettive sia per le imprese che da parte dei cittadini, e un profondo deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro.

A causa dell’incertezza, si legge nel Bollettino della BCE, “che circonda la portata massima della ricaduta economica, gli senari economici suggeriti dai tecnici della BCE suggeriscono che quest’anno il PIL dell’area dell’euro potrebbe calare tra il -5% e il -12%, a seconda della durata delle misure di contenimento e del successo delle politiche” messe in campo dai Paesi per mitigare le conseguenze economiche per imprese e lavoratori.

Gli scenari di ripresa

Con la riduzione o eliminazione delle misure di contenimento, la ripresa dell’attività economica è destinata a riprendersi scrive la BCE.

Ciò che rimane incerto è la velocità e la portata della ripresa, che la BCE definisce “altamente incerte”.

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L’inflazione è diminuita

Per quanto ad alcuni possa non piacere la diminuzione dell’inflazione e addirittura la caduta dei prezzi verso la deflazione, si tenga presente che in un momento in cui migliaia e forse milioni di persone sono senza lavoro (si resta in attesa di dati statistici più certi), le famiglie non sono nelle condizioni di acquistare beni non necessari, perché spesso non hanno le risorse economiche neppure per acquistare quelli di prima necessità. Ergo, prezzi bassi faciliteranno a tutti l’accesso a tali beni e successivamente porterà a una ripresa delle attività produttive.

Ad ogni modo il crollo del petrolio, per il Wti anche in territorio negativo e dell’inflazione IPCA hanno portato a una diminuzione dell’inflazione, esclusi energia e cibo.

La potenza di fuoco della BCE è già tutta in campo

Come noto la BCE ha avviato programmi straordinari di acquisto titoli di stato denominati PEPP e PELTRO allo scopo di fornire ulteriore massiccia liquidità alle banche perché non facciano mancare il credito all’economia reale.

Ai 20 miliardi di euro di riacquisti mensili già programmati con il TLTRO III, si sono quindi aggiunti 120 miliardi di euro di riacquisti fino alla fine del 2020.

La BCE valuta la situazione e monitora l’andamento dell’economia, riservandosi la possibilità di intervenire ulteriormente per mantenere i prezzi stabili nell’area dell’euro come prevede il suo mandato.

Se alla BCE fosse necessario ulteriore intervento?

Ad un certo punto viene da domandarsi fino a quando? Cioè fino a che punto l’immissione di denaro potrà essere la soluzione? Fino a che punto l’eccesso di liquidità potrà essere la soluzione al problema?

E il discorso non vale solo per l’Europa, ma anche per gli Stati Uniti dove, tra l’altro, mai nessuno si preoccupa del suo triliardario debito.

Stampare denaro come non vi fosse mai (un) fine, infine, potrebbe portare alla rottura di un ingranaggio da qualche parte.

Nuovi economisti con paradigmi innovativi cercasi.

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