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Banche italiane e stop a distribuzione dividendi, ecco chi aderisce

Le Banche italiane e lo stop alla distribuzione dei dividendi e al riacquisto di azioni proprie. Ecco chi sta aderendo alla raccomandazione della Bce e di Banca d’Italia.
Fabio Carbone
Dividendi

Lo scorso venerdì 27 marzo la Banca centrale Europea ha inviato a tutte le banche sottoposte alla sua vigilanza e alle banche centrali dei 27 stati membri Ue, una raccomandazione che richiedeva (nei fatti ha imposto) alle banche dell’Ue di non distribuire i propri dividendi tra gli azionisti per preservare la solidità bancaria in questo momento di crisi generalizzata.

La raccomandazione è stata ripresa nello stesso giorno anche dalla Banca d’Italia per rivolgerla alle “banche meno significative sottoposte alla sua supervisione diretta”.

“La Raccomandazione ha l’obiettivo di destinare gli utili al rafforzamento dei mezzi propri, e di mettere il sistema finanziario nella condizione migliore per assorbire le perdite che si materializzeranno a causa dell’emergenza sanitaria e per poter continuare a sostenere l’economia.”

La raccomandazione chiede alle stesse banche anche di astenersi dal riacquisto di azioni proprie per remunerare i propri azionisti.

Ed ecco le banche italiane che fino a questo momento hanno aderito alla richiesta della Bce e della Banca d’Italia.

Banche italiane e stop a distribuzione dividendi

Banca Mediolanum è tra le prime ad aver aderito alla richiesta della Bce di ritardare la distribuzione dei dividendi, attenendosi quindi alle disposizioni delle autorità di vigilanza. Mediolanum spera, però, di poter quanto prima distribuire le risorse ai propri azionisti come previsto.

Anche Banca Generali si è adeguata alla richiesta e fa sapere di essersi allineata alle misure predisposte perché rafforzano il sistema creditizio “a favore di imprese e famiglie”.

Unicredit aderisce allo stop alla distribuzione dei dividendi degli azionisti come richiesto dalla Bce e dalla Banca d’Italia dopo essersi riunita in via straordinaria domenica 29 marzo. Il dividendo rinviato ammonta a 0,63 euro per azione e fa riferimento all’esercizio 2019. Ma il gruppo bancario Unicredit ferma anche la richiesta di acquisto di azioni proprie fino a 467 milioni di euro inviata alla Bce, che sarebbe servita come operazione per una maggiore remunerazione dei suoi azionisti.

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Quando le banche potranno distribuire i dividendi?

Secondo la raccomandazione della Bce, i dividendi dovranno essere distribuiti dopo il 1 ottobre 2020. Agli istituti di credito è fatta richiesta anche di non assumere alcun impegno irrevocabile per il pagamento dei dividendi per gli esercizi finanziari 2019 e 2020.

Tuttavia la Bce si è riservata di verificare le condizioni e di estendere la raccomadnazioen anche oltre la data indicata.

I dividendi di quali anni sono per ora bloccati?

La Bce ha chiesto alle banche di astenersi dal versare i dividendi degli esercizi 2019 e anticipi sul 2020.

Perché la Bce e la Banca d’Italia hanno chiesto alle banche di non distribuire dividendi?

Data la situazione economica mondiale e più specificamente riferita a quella europea, la Bce ha ritenuto opportuno mettere in campo un’azione volta a tutelare il sistema bancario dal rischio di default.

I milioni di euro dei dividendi, in caso di scenari peggiori, serviranno a fare da paracadute di riserva o serviranno a meglio sostenere iniziative rivolte al credito alle imprese e alle famiglie.

Una banca può rifiutarsi?

A tal proposito ecco cosa scrive nel suo comunicato la Banca d’Italia.

“Le banche e i gruppi bancari che non ritengano di conformarsi alla presente raccomandazione sono tenuti a contattare immediatamente la Banca d’Italia per spiegare le loro motivazioni.”

Intermediari e Politiche relative alla remunerazione variabile

Nel medesimo comunicato del 27 marzo la Banca d’Italia dopo essersi rivolta alle banche chiedendo lo stop alla distribuzione dei dividendi, si rivolge agli intermediari, ai quali chiede “di adottare un approccio prudente e lungimirante nello stabilire le politiche di remunerazione” variabile, perché potrebbero “avere un impatto significativo sulla base patrimoniale delle banche”.

Concludendo

Alle banche viene quindi richiesto di mettersi in assetto di protezione, per assorbire con tutte le risorse che hanno il potenziale shock economico che deriverà dalla crisi sanitaria in corso.

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