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Questo è il momento di investire nelle obbligazioni: ma perché?

Da:
Fabio Carbone
Aggiornato: Feb 27, 2024, 16:11 UTC

Punti Principali:

  • Proviamo a scoprire insieme come mai investire nelle obbligazioni adesso, compresi i Titoli di Stato, è una buona idea.
  • Le obbligazioni corporate di qualità e i Titoli di Stato.
  • Quanto bisognerebbe investire in obbligazioni per avere un reddito fisso decente?
investire nelle obbligazioni

Davvero questo è il momento di investire in obbligazioni? Questa domanda se la sono posta in particolare gli investitori alla ricerca del cosiddetto “reddito fisso”, cioè quella categoria che rappresenta un tipo di investitore alla ricerca di un ritorno nel breve termine mentre tiene allocato il suo denaro in un asset class nel medio-lungo periodo.

Le obbligazioni, i bond come li chiamano gli inglesi, sono l’asset class prediletto dai cercatori di reddito fisso e le condizioni di politica monetaria attuali hanno reso questo strumento di investimento davvero redditizio.

Proviamo a scoprire insieme come mai investire nelle obbligazioni adesso, compresi i Titoli di Stato, è una buona idea.

2019 a oggi, rapidissima cronologia degli eventi di politica monetaria

Il denaro prestato a buon mercato parte ben prima del 2019, grazie a una politica monetaria che da anni teneva i tassi di interesse sotto lo zero (vedasi la BCE) o prossimi a tale valore.

La crisi esogena e sistemica causata dalla pandemia ha costretto le banche centrali a immettere ulteriore denaro nel sistema acquistando Titoli di Stato e obbligazioni corporate di qualità.

In questo modo il denaro è diventato ancor più a buon mercato ma, insieme agli stimoli messi in campo da numerosi Stati e ad altri fattori, hanno portato a un tasso di inflazione annuo come non lo si vedeva da decenni.

Siamo dunque a metà del 2021, le banche centrali iniziano a parlare di rialzo dei tassi di interesse e di riduzione della massa monetaria. Altre banche centrali “minori” avviano prima di altre l’inasprimento dei tassi.

Nel corso del 2022 e del 2023 le principali banche centrali (fanno eccezione il Giappone e la Cina) comunicano rialzi dei tassi di interesse a ripetizione come non si verificava da lungo tempo.

La conseguenza è un rialzo dei tassi di interesse sulle obbligazioni emesse dagli Stati (i Titoli di Stato) e un ritorno di grandi società quotate in Borsa all’uso delle obbligazioni corporate per incamerare denaro necessario agli investimenti a più buon mercato.

Per le società, infatti, chiedere denaro in prestito attraverso i canali bancari è diventato particolarmente oneroso in termini di tassi di interesse da pagare.

Questo è il momento di investire nelle obbligazioni

Ecco perché molti già da tempo hanno compreso che questo è il momento di investire nelle obbligazioni. In concreto: se non ora, quando?

Basta vedere le cedole annuali riconosciute dal Buono del Tesoro Poliennale (Btp) o dal Bund tedesco tornato con tassi di interesse attivi dopo essere stato per anni in negativo.

Per fare un esempio, durante l’asta del Btp Valore di fine febbraio 2024, è stato collocato un ordine di 3 milioni di euro da parte di un solo investitore.

Il MilanoFinanza ha fatto i conti in tasca a questo risparmiatore/investitore, calcolando che l’investitore incasserà circa 105.600 euro netti all’anno per tutta la durata del Titolo di Stato (considerando un rendimento netto del 3,52%). Fanno 8.800€ al mese netti.

Ecco, questo significa essere investitori nel reddito fisso. Per questo motivo anche i Titoli di Stato sono tornati appetibili per una platea di investitori professionali.

Investire in Titoli di Stato fino alla scadenza oppure no?

In molti si chiedono anche se una volta acquistati i Titoli di Stato in fase di emissione dovrebbero detenerli fino a scadenza, oppure no.

La scelta è personale e dipende dal tipo di ritorno che si cerca. Se dai Titoli di Stato desideri un reddito fisso e ottenere anche l’eventuale premio a scadenza, converrà tenerli fino alla fine.

Per chi non è sicuro di volerli tenere fino a scadenza, invece, forse è meglio acquistarli direttamente dal mercato secondario delle obbligazioni dove trovare emissioni a buon mercato e guadagnare piuttosto tra la differenza di prezzo (momento dell’acquisto e di vendita), quasi come se si stessero acquistando azioni.

Le obbligazioni corporate di qualità

Basta vedere i rendimenti delle più recenti emissioni obbligazionarie di società italiane quotate in Borsa come Generali, Eni, Enel, Unicredit per rendersi conto del cambio di passo.

Prendiamo la lista delle obbligazioni pubbliche di Enel. Mentre l’emissione del 17 gennaio 2022 rendeva l’1,25% (scadenza al 2035), quella del mese di aprile già rendeva il 2,875% e quella di giugno il 5% (scadenza 2032). Il record è stato raggiunto dall’emissione del 14 ottobre 2022 (scadenza 2052) con una cedola del 7,75% lordo.

Le ultime emissioni che possiamo annotare, quelle di inizio 2024 (l’ultima del 27 febbraio perpetual) ha un tasso di interesse lordo del 4,75%.

In questa fase storica, quindi, non serve rivolgersi alle obbligazioni corporate rischiose per trovare una buona cedola e un rendimento soddisfacente. Bastano le obbligazioni corporate emesse da società robuste per ottenere delle cedole di tutto rispetto.

Dunque anche un investitore dal profilo di rischio moderato o basso e alla ricerca di reddito fisso, può allocare risorse finanziarie nei bond corporate traendone un guadagno non trascurabile.

Quanto bisognerebbe investire in obbligazioni?

Le obbligazioni emesse in euro di solito hanno un taglio minimo di 1.000€, ma non mancano emissioni con importi che partono da 500€ (accade in particolare con le obbligazioni societarie).

Tuttavia, per vedere un risultato concreto servirebbe investire cifre non inferiori a 5.000€ anche perché bisogna tenere conto della tassazione. Infatti, mentre i Titoli di Stato sono tassati al 12,5%, le obbligazioni societarie sono tassate al 26% (intendiamo la tassazione degli interessi).

Dunque è chiaro che per ottenere un reddito fisso apprezzabile quando si investe in obbligazioni è necessario impegnare cifre di un certo rilievo.

Ed ecco alcuni esempi.

  • 10.000€ su Btp Italia a 10 anni con cedola netta al 3,52%, ottengono 352€ netti annui pari a 3.520€ totali.
  • 25.000€ su Btp Italia a 10 anni con cedola netta al 3,52%, ottengono 880€ netti annui pari a 8.800€ totali.
  • 30.000€ su obbligazioni corporate a 5 anni con cedola netta al 4%, rendono 1.200€ netti all’anno pari a 6.000€ totali.
  • 100.000€ su obbligazioni corporate a 5 anni con cedola netta al 4%, rendono 4.000€ netti all’anno pari a 20.000€ totali.

Gli esempi ci fanno capire che non si può contare su un secondo salario investendo tali somme nelle obbligazioni, tuttavia si protegge il capitale dal costo della vita e si alloca una parte del capitale in una classe di attivo meno rischiosa.

Gli ETF obbligazionari

Infine un accenno agli ETF obbligazionari, tornati di moda a partire dal 2022. Si è verificato un vero boom di attrattività da parte delle strategie passive sul reddito fisso, con centinaia di miliardi di euro degli europei confluiti negli ETF di obbligazioni per trarre vantaggio dalle cedole elevate di cui abbiamo scritto sopra.

Attenzione, però, gli ETF sono strumenti derivati e possedere quote di bond ETF non significa aver investito direttamente in obbligazioni. Se da una parte ciò offre il vantaggio di poter uscire molto più rapidamente dall’investimento è anche vero che bisogna monitorare più strettamente il proprio investimento e valutare i cambi di rotta con un certo anticipo.

Il cambio di rotta nel 2024?

Per cambio di rotta intendiamo le scelte di politica monetaria da parte delle banche centrali. Se investi in obbligazioni ora è importante monitorare le scelte di politica monetaria del Federal Reserve System degli Stati Uniti (la loro banca centrale) e nell’Eurosistema quelle della Banca centrale europea (BCE).

Secondo molti analisti a partire dal secondo trimestre o, al più tardi, dalla seconda metà del 2024, le banche centrali avvieranno la riduzione dei tassi di interesse sul costo del denaro.

Il cambio di rotta influirà in negativo sia sugli ETF obbligazionari, che sui rendimenti dei Titoli di Stato e delle obbligazioni corporate.

Sull'Autore

Writer freelance dal 2013 ha studiato informatica e filosofia ed anche un pizzico di sociologia. Nel 2016 ha scoperto la crypto economy e da allora scrive di blockchain e criptovalute, per approfondire un movimento che non è fatto solo di esperti matematici e crittografi, ma di gente che genera una nuova economia dal basso.

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