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Cambiamento climatico: come investire nel 2023?

Da:
Fabio Carbone

Cambiamento climatico, scopri come investire nel 2023 e quali strategie di investimento seguire per evitare di incappare in brutte sorprese.

Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è un dato di fatto e le conseguenze pure. Lo hanno compreso anche i decisori politici, lo stanno comprendendo un alto numero di top manager delle imprese in ogni settore industriale, senza distinzione.

E che il cambiamento climatico sia un rischio per gli investimenti lo hanno compreso anche gli investitori che finanziano le imprese con capitali privati.

Alla luce di questa consapevolezza, come investire nel 2023 per trarre vantaggio dalle trasformazioni in atto nei settori industriali impegnati nella transizione? Ad esempio, nella transizione energetica?

Per capirlo bisogna partire dal considerare il cambiamento climatico come un tema di investimento. Preso atto che siamo in presenza di un investimento tematico, dobbiamo comprendere cosa significa che il cambiamento climatico è un tema di investimento e come declinare il nostro investimento in esso.

Cosa significa che il cambiamento climatico è un tema di investimento

Cosa si intende quando affermiamo che il cambiamento climatico è un tema di investimento?

Per tema di investimento si intende una forma di investimento che ha come obiettivo “identificare le macro tendenze potenzialmente in grado di realizzare incrementi di valore a lungo termine”, ci spiega Finscience.com.

Quindi investire in cambiamento climatico significa prendere delle risorse finanziarie e allocarle in un veicolo di investimento capace di sfruttare al meglio il tema su un medio e lungo periodo.

Gli exchange-traded fund (ETF), cioè i fondi negoziati in Borsa, sono uno dei veicoli di investimento di facile accesso per ogni tipo di investitore interessato.

Ma esistono ETF legati al cambiamento climatico? La risposta è sì. Nell’ultimo decennio sono stati sviluppati numerosi ETF legati ai criteri ESG su cui investire.

Gli ETF del cambiamento climatico: quanti sono?

Secondo i recenti dati pubblicati da Morningstar.it, al termine dell’anno 2022 erano presenti 1.206 fondi comuni ed ETF a livello mondiale “con un mandato legato al clima”. Alla fine del 2021 tali fondi arrivavano a 950.

Si comprende quanto stia crescendo, e in fretta, il tema di investimento legato ai cambiamenti climatici.

E la crescita è proseguita anche nel 2022, un anno terribile per i mercati finanziari.

Ancora Morningstar ci svela che i 1.206 fondi con strategia climatica, a dicembre 2022 impegnavano un patrimonio pari a 415 miliardi di dollari a livello mondiale.

Nel complesso il patrimonio gestito è sceso rispetto ai 421 miliardi di dollari del 2021, ma non di molto e comunque il deflusso è giustificato dalla “tempesta perfetta” venutasi a creare nel 2022 tra inflazione, rialzo dei tassi di interesse sul denaro, crisi energetica e guerra in Ucraina.

E qual è il mercato dei fondi climatici più attivo e più grande al mondo? L’Europa grazie al suo impegno, che supera di gran lunga la Cina che a sua volta ha superato gli Stati Uniti due anni fa.

L’Europa gestisce 337 miliardi di dollari sui 415 miliardi in gestione nel corso del 2022. Non solo, gli asset in gestione sono aumentati del +5% in Europa: unica regione ad ottenere un risultato positivo in tale direzione.

Cambiamento climatico: dove si investe di più nel 2023?

Il tema di investimento cambiamento climatico è troppo generico e anche molto vasto. Serve quindi capire dove esattamente investire per trarne beneficio. Alcuni dati possono fare da mappa e indicare dove si dirigono principalmente gli investimenti a livello globale.

Ma bisogna prima identificare le strategie di investimento nel cambiamento climatico, le quali sono riassumibili come segue:

  • Portafogli per la decarbonizzazione: low carbon; transizione climatica;
  • Investimento in soluzioni: transizione climatica; green bond; soluzioni per il clima; energia pulita/tecnologie per l’energia pulita.

Si noterà che transizione climatica è stata inserita due volte. Non si tratta di un refuso, ma di una strategia che assume un doppio ruolo.

Declinando queste strategie nei fondi di investimento, abbiamo quindi che:

  • I fondi a basse emissioni di CO2 (low carbon) puntano a investire in quelle società e soluzioni che garantiscono una minore intensità di carbonio. Tali fondi vengono sviluppati a partire da un benchmark di riferimento, ovviamente.
  • Il portafoglio dei fondi per la transizione climatica selezionano società che si stanno impegnando nel ridurre la loro impronta, adottando strategie aziendali nuove e a basse emissioni di carbonio (ad esempio trasformazione del processo da lineare a circolare per creare una economia circolare).
  • Quando parliamo di fondi climate-solutions, invece, intendiamo fondi che investono in società che realizzano prodotti o forniscono servizi che contribuiscono alla transizione climatica o che sono capaci di abbassare le emissioni inquinanti.
  • I fondi clean-energy/tech sono sviluppati per investire in quelle società che in maniera specifica contribuiscono alla transizione verso l’energia pulita (idroelettrico, eolico, fotovoltaico, geotermico, biogas).
  • Per quanto riguarda i fondi legati ai green bond si tratta di fondi impegnati nel debito emesso da società, o dagli Stati, per finanziare progetti rivolti alla transizione verso una economia verde.

I fondi legati ai criteri di Parigi

In particolare risulta importante guardare a quei fondi allineati ai criteri di Parigi e a quei fondi legati a benchmark basati sui criteri stringenti dell’Unione Europea.

Infatti, le normative dell’UE in materia di transizione energetica vengono ritenuti quelli capaci di accompagnare effettivamente l’economia verso una transizione resiliente ai cambiamenti climatici, e sono ritenute le normative che meglio di altre potranno consentire il raggiungimento di un obiettivo di decarbonizzazione (almeno il 7%) in linea con lo scenario di +1,5°C prospettato dall’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite).

Può apparire molto tecnico, tuttavia, è proprio prendendo informazioni accurate sullo strumento prima di investire che eviteremo cattive sorprese poi.

Quali sono i rischi investendo nel cambiamento climatico?

Quando si effettua un investimento tematico bisogna tenere in considerazione i rischi legati alle performance degli anni precedenti, i flussi di raccolta, ma anche capire se il tema è costoso o economico in termini di valutazioni.

Prima di investire in un tema di investimento è importante verificare sul lungo periodo qual è la sua parabola (si trova all’inizio, a metà o alla fine del ciclo?), è importante capire se la valutazione di un fondo tematico è eccessiva o alla portata.

Altri rischi sono legati al fallimento di determinate tecnologie. Ad esempio, in base alle conoscenze attuali si potrebbe ritenere strategico dirigere tutti gli sforzi (economici compresi) verso le sole auto elettriche. Fra un paio di decenni potremmo scoprire che per estrarre le materie prime necessarie abbiamo squassato o inquinato ecosistemi prima intatti.

Ancora, potremmo accorgerci in ritardo che le scelte politiche di un continente di basare tutta la sua strategia su una sola tecnologia hanno condotto una intera economia regionale nella direzione sbagliata, mentre chi ha scelto un mix di tecnologie ha ottenuto risultati migliori.

Le strategie di politica economica sbagliate pesano sugli investimenti.

ETF cambiamento climatico a sconto

Il 2022 è stato un anno pesante in termini di rendimento per i fondi e gli ETF del cambiamento climatico non hanno fatto eccezione.

Di conseguenza alcuni ETF legati al cambiamento climatico sono scambiati a sconto anche del 24%. Per chi volesse entrare ora si potrebbe trattare di un buon momento (al netto di tutte le valutazioni da fare sul singolo ETF).

Tra questi citiamo l’ACS Climate Transition World Equity Fund, il Nordea 1 – Global Climate and Environment Fund. Entrambi inseriti nella categoria climate transition.

Oppure troviamo il Blackrock ACS World ESG Equity tracker Fund legato alla categoria low carbon. Ed ancora, il Pictet – Global Environmental Opportunities legato alla categoria delle climate solutions.

Sull'Autore

Writer freelance dal 2013 ha studiato informatica e filosofia ed anche un pizzico di sociologia. Nel 2016 ha scoperto la crypto economy e da allora scrive di blockchain e criptovalute, per approfondire un movimento che non è fatto solo di esperti matematici e crittografi, ma di gente che genera una nuova economia dal basso.

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