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James Hyerczyk

Dove è finita l’inflazione? Questa è una buona domanda. Se posta a Janet Yellen, la presidente della Fed potrebbe rispondere che è da qualche parte, ma sarà visibile soltanto quando i salari riprenderanno ad aumentare. Potrebbe essere vero, ma perché i salari dovrebbero crescere?

In passato, i lavoratori avrebbero cambiato lavoro al fine di avere un’occupazione soddisfacente e i datori di lavoro avrebbero pagato di più per trattenerli o incentivare le assunzioni. Oggi, pare, invece, che i datori di lavoro si limitino a rimpiazzare i lavoratori con la robotizzazione. Risulta, quindi, facile da comprendere perché un lavoratore non intenda rischiare di perdere il proprio lavoro.

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Forse, i datori di lavoro non stanno aumentando i salari in modo sufficientemente rapido da stimolare l’inflazione perché non possono permettersi di pagare le forme di tutela attualmente offerte, tra cui l’assistenza sanitaria e il congedo di maternità e le retribuzioni per gli straordinari.

Secondo il dipartimento del Lavoro, l’indice dei prezzi al consumo di giugno è rimasto invariato a causa del costo della benzina e di quello delle chiamate su telefono cellulare, che sono ulteriormente diminuiti.

Posso capire che il declino del costo della benzina produca effetti sull’inflazione. Tuttavia, ciò significa forse che l’avvento delle autovetture elettriche o il maggiore utilizzo dei trasporti pubblici determinerà se la Fed innalzerà i tassi almeno per un’altra volta nel 2017?

Quando, nella scorsa settimana, ha riferito alla Commissione del Senato per le Banche la sua preoccupazione per l’inflazione, Yellen avrebbe potuto dire, come la pubblicità di Verizon o quella di Spring: “Riuscite a sentirmi ora?”.

I mercati finanziari l’hanno ascoltata, ma non gli investitori. Le parole e le azioni di Yellen non sono, infatti, non hanno avuto senso per quanti investono sui mercati dei titoli di Stato e delle azioni.

L’azione del prezzo osservata su questi due mercati al termine della scorsa settimana indica che Yellen potrebbe avere provocato un nuovo declino dei rendimenti dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti, spingendo in rialzo le azioni.

Nell’ultima settimana, Yellen si è avvicinata a riconoscere che l’inflazione rimane debole non soltanto a causa di fattori transitori, come aveva, invece, affermato per mesi. A ottobre del 2016, Yellen dichiarava che la Fed avrebbe dovuto gestire un’ “economia ad alta pressione”, lasciando che l’inflazione superasse l’obiettivo del 2%.

Essenzialmente, in circa nove mesi, Yellen è passata dal considerare di lasciare surriscaldare l’economi a provare a decidere se innalzare i tassi per la terza volta a causa della scarsa inflazione.

Nel corso dell’ultima settimana, quanti investono in azioni e in titoli di Stato hanno parlato con chiarezza. Per questa volta, tendo a fidarmi più di loro che della Fed. Tutto ciò di cui Yellen deve preoccuparsi è non provocare un disastro economico prima di lasciare il suo incarico.

A mio parere, la Fed non dovrebbe innalzare i tassi prima del prossimo anno. Forse, allora, la bolletta del cellulare di Yellen sarà aumentata.

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