Prezzi case negli USA scendono. Lo dice indice S&P CoreLogic Case-Shiller

Prezzi case negli USA scendono su base mensile e su base annua. Lo dice l’indice S&P CoreLogic Case-Shiller che negli USA monitora i prezzi di vendita delle case.
Fabio Carbone

Disponibili i nuovi dati degli indici S&P CoreLogic Case-Shiller che negli Stati Uniti misurano i prezzi delle case.

I dati, che si riferiscono al mese di marzo 2019, indicano una crescita più lenta dei prezzi delle case. L’indice che riguarda i prezzi delle case residenziali cresce del 3,7% su base annuale a marzo, contro il 3,9% di febbraio 2019.

Se si considerano le prime 10 città USA, l’incremento dei prezzi delle case è del +2,3% rispetto al +2,5% del mese precedente, mentre se si considerano le prime 20 città, l’incremento è del +2,7%, contro il +3% netto del mese di febbraio.

Le città statunitensi dove i prezzi delle case crescono di più (considerando le prime 20 città), su base annuale sono:

  • Las Vegas: +8,2%;
  • Phoenix: +6,1%;
  • Tampa: +5,3%.

A New York, di contro, su base mensile i prezzi delle case scendono del -0,1% a marzo, rispetto a febbraio.

L’analisi sulla vendita delle case negli USA

David M. Blitzer amministratore delegato e presidente di S&P Dow Jones Indices, fa una analisi dettagliata delle motivazioni che stanno spingendo i prezzi delle case a crescere poco.

Egli paragona i dati di quest’anno con quelli dell’anno scorso e vede, ad esempio, che a Seattle lo scorso anno i prezzi aumentavano del +13%, mentre quest’anno solo del +1,6%. Il composito delle prime 20 città è al 2,7% quest’anno, contro il 6,7% del 2018.

I prezzi crescono poco e addirittura si registra un appiattimento nella vendita di case unifamiliari.

Cosa spinge le persone a non comprare, costringendo il mercato immobiliare a non aumentare i prezzi?

Secondo Blitzer il motivo è solo uno, i prezzi delle case sono aumentati troppo rispetto all’inflazione generale sui prezzi di beni e servizi che è dell’1,9%. L’indice nazionale S&P Corelogic Case-Shiller, invece, è cresciuto del 3,7% in 12 mesi.

In sostanza, anche se l’economia statunitense va bene, con tassi di disoccupazione mai così bassi da 50 anni, tassi d’interesse sui mutui al 4% per un prestito fino a 30 anni, e inflazione bassa, i prezzi in rapida crescita delle case hanno raffreddato gli americani.

La Borsa di New York ha chiuso in calo

L’indice Dow Jones ha chiuso la sessione precedente in calo dello 0,93% a 25.347,77 punti (-237,92). Negativo anche l’indice S&P 500 dello 0,84% che ha chiuso la precedente sessione a 2.802,39 punti (-23,67).

Negativo anche il Nasdaq Composite (-0,39%), che ha chiuso a 7.607,35 punti base (-29,66). Negativo anche il Nasdaq 100 (-0,31%) e il Russell 2000 (-0,7%).

Positivi invece l’indice After Hours (+0,03%) e l’indice Pre-Market (+0,26%).

Al Nasdaq i titoli in forte ascesa sono: Sonim Technologies Inc.; Yintech Investment Holdings Limited; Sesen Bio Inc.; Opera Limited; Hydrogenics Corporation.

Potrebbe interessarti: Differenze tra gli indici S&P, Dow Jones, Russell.

Il dialogo USA -Cina continua

Intanto, è notizia di poco fa, che il Dipartimento del Tesoro degli USA, non indicano la Cina come manipolatrice di valuta. Questo “gesto” di distensione e di apertura consente di non inasprire ulteriormente il contenzioso tra USA e Cina.

Da ricordare che dichiarare la Cina quale manipolatrice di valute, era una delle promesse elettorali di Donald Trump, promessa per ora non mantenuta.

Il rapporto che il Tesoro invia al Congresso degli USA ogni sei mesi, riguarda anche la lista dei partner commerciali considerati sotto osservazione. In questa lista c’è già la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, l’Irlanda e la Germania e si aggiunge anche l’Italia.

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