I mercati globali continuano a reagire alla decisione presa dall'Opec durante la riunione della scorsa settimana e al conseguente declino dei prezzi del
Secondo l’accordo, che entrerà in vigore all’inizio del prossimo anno, 250.000 barili giornalieri di greggio verranno esportati dalla regione autonoma e altri 300.000 dalla contesa provincia di Kirkuk. Il nuovo accordo potrebbe contribuire ad incrementare la produzione giornaliera dell’Iraq, importante membro Opec, che sembra essere intenzionato a raggiungere i tre milioni di barili giornalieri contro i 2,5 milioni di barili giornalieri registrati nel mese di novembre.
Inoltre, il rilascio di dati economici piuttosto deludenti continua ad aggiungere pressione sui prezzi. A tale proposito, ci sembra opportuno segnalare come i recenti dati di produzione mostrati dalla Cina, il più grande consumatore mondiale di energia, abbiano registrato numeri più deboli del previsto. Infatti, nel mese di novembre l’Indice ufficiale dei responsabili degli acquisti della Cina ha raggiunto i 50,3 punti contro i 50,8 di ottobre. I dati postano i minimi degli ultimi 8 mesi, tuttavia, ricordiamo come una lettura superiore ai 50 indichi una crescita.
Negli Stati Uniti, i prezzi del greggio sono scesi al di sotto dei 70$ al barile dopo che la scorsa settimana l’OPEC ha deciso di non tagliare i livelli di produzione in quello che alcuni analisti vedono come un tentativo da parte degli stati del Golfo Persico per testare la volontà dei produttori di scisto statunitensi di mantenere elevata la perforazione. Negli ultimi anni, il rincaro dei prezzi del greggio ha guidato il boom energetico utilizzando tecniche di perforazione particolarmente costose come la fratturazione idraulica, economicamente fattibile, soprattutto in Texas e North Dakota. Oggi, l’aumento delle forniture globali di greggio e il forte calo della domanda spingono i prezzi al ribasso.
Detto questo, ricordiamo come lo scorso anno i consumatori abbiano speso circa 370 miliardi di dollari di benzina. Secondo un’analisi effettuata da Goldman, nella prima metà dell’anno, i prezzi della benzina dovrebbero aver perso circa il 20% del valore medio, scenario, che congiuntamente al ribasso dei prezzi del gas naturale, potrebbe portare ad un taglio delle tasse dei consumatori pari a 75 miliardi di dollari. Il ribasso dei prezzi del gas naturale sembra favorire anche la maggior parte delle imprese, poiché riduce i costi di spedizione e di produzione. Stando a quanto riportato da Goldman, nel corso del prossimo anno, l’incremento totale dettato dal ribasso dei prezzi del combustibile dovrebbe stimolare la crescita del prodotto interno di 0,4 punti in percentuali, tuttavia, bisogna ancora capire quanto, in realtà, siano disposti a spendere i consumatori. Concludendo, ricordiamo come, le vendite effettuate durante il venerdì nero, siano state nettamente al di sotto delle aspettative, tuttavia, i dati migliorano se si prendono in considerazione le vendite online, infatti, i consumatori sembrano prediligere gli acquisti su internet, spesso più economici. Dopo aver postato i massimi a 3,68$, la benzina si muove al ribasso per attestarsi su quota 2,79$, calo riportato anche dal gasolio e da altri prodotti energetici.