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Fabio Carbone
Confindustria

Il rapporto del Centro studi Confindustria di aprile non poteva che occuparsi della crisi economica scatenata dalla pandemia da Covid-19 sul sistema Italia. Tralasciando i toni drammatici, che pur vanno tenuti in debita considerazione, proprio perché provengono da una parte sociale autorevole e fondamentale quale è Confindustria, soffermiamoci sui dati e sulle previsioni del rapporto che coprono un orizzonte ampio riferito agli anni 2020 e 2021. L’analisi comprende quindi “l’evoluzione dei fattori geo-economici più rilevanti per” l’Italia.

Prospettive economiche nella fase emergenziale

“Le prospettive economiche, in questa fase di emergenza sanitaria, sono perciò gravemente compromesse. Non è chiaro, inoltre, con quali tempi esse potranno essere ristabilite neppure dal lato dell’offerta”, scrive il Centro studi Confindustria.

Se la fase acuta dell’emergenza sanitaria si dovesse esaurire alla metà del secondo trimestre 2020, il Centro ipotizza che saranno attive queste percentuali di imprese nei prossimi mesi:

  • Aprile: 40% all’inizio; 60% alla fine del mese;
  • maggio: 70% all’inizio; 90% alla fine del mese;
  • giugno: 90% all’inizio; 100% alla fine del mese.

Con questa ipotesi, la caduta del Pil Italia è stimata da Confindustria al -10% “nel secondo trimestre rispetto a fine 2019” e la “ripartenza nel secondo semestre sarà comunque frenata dalla debolezza della domanda di beni e di servizi.”

E questi dati, sono considerati ottimistici dal Centro studi.

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Il calo del Pil Italia nel 2020 stimato da Confindustria

Secondo Confindustria “nel 2020 un netto calo del Pil è comunque ormai inevitabile: lo prevediamo al -6,0%, sotto l’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini appunto a maggio.”

Un crollo “superiore a quello del 2009, e del tutto inatteso a inizio anno”, dato che quanto si sta verificando è un evento esogeno rispetto all’economia italiana.

E nello studio si precisa anche che:

“Ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una percentuale ulteriore di Prodotto Interno Lordo dell’ordine di almeno lo 0,75%.”

Quindi ogni settimana di blocco equivale a un -0,75% di Pil.

Il rischio depressione prolungata

Ciò che lo studio Confindustria teme è che si possa manifestare in Italia una depressione prolungata, che è ben più grave di una recessione.

In previsione uno scenario così nefasto si trasformerebbe in “un aumento drammatico della disoccupazione ed un crollo del benessere sociale.”

L’Italia potrebbe, ovvero, regredire di qualche decennio.

I consumi delle famiglie, le imprese, l’export

Bisogna attendersi un calo generalizzato di tutto in questa prima metà del 2020. Le famiglie sono impossibilitate a “realizzare acquisti fuori casa, ad esclusione di alimentari e prodotti farmaceutici”. Si stima un calo della spesa privata pari al -6,8%. A subirne le maggiori conseguenze: l’abbigliamento, i trasporti, i servizi ricreativi e di cultura, i servizi ricettivi e di ristorazione.

Gli investimenti delle imprese sono la componente del PIL più colpita nel 2020 (-10,6%). Calo della domanda, aumento dell’incertezza, riduzione del credito, chiusure forzate dell’attività”. Tutte condizioni proibitive per una impresa e difficilmente faranno investimenti. Crolleranno gli investimenti privati ”nella prima metà di quest’anno”.

L’export dell’Italia non viene risparmiato dal calo generale dell’attività economica (-5,1% nel 2020).” Tutto il mondo è colpito e dall’estero non bisogna attendersi grandi acquisti in un momento in cui tutti sono chiusi in casa in ogni parte del globo. Bisogna quindi attendersi che il “calo dell’attività sarà particolarmente forte nei principali mercati di destinazione dei prodotti italiani e i nostri esportatori saranno più penalizzati da difficoltà produttive e logistiche, l’export è atteso cadere più della media mondiale.”

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