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Fabio Carbone
Bitfinex

L’alta Corte d’Inghilterra e del Galles che si occupa di questioni legate al commercio, ha chiesto all’exchange di criptovalute Bitfinex di congelare 96 BTC transitati sulla sua piattaforma, che sono frutto di un ransomware condotto ai danni di una impresa inglese. La richiesta è stata depositata pochi giorni fa dalla Corte, scrive The Block, che parla anche di una attività sul caso ancora in corso.

Tutto è nato da un ransomware

I fatti sono avvenuti nel mese di ottobre 2019, quando una azienda (rimasta anonima come il suo proprietario) sono caduti vittima di un attacco informatico. Gli hacker hanno richiesto un riscatto pari a 1,2 milioni di USD da pagare in bitcoin su un indirizzo specifico. La vittima ha quindi deciso di pagare e ha versato 109,25 bitcoin (che valgono oggi circa 927 mila euro) attraverso un assicuratore.

L’assicuratore si è rivolto alla società Chainalysis, esperta nella tracciatura di transazioni operate con le criptovalute, per chiedere di monitorare dove venivano dirottati i bitcoin della transazione da 109,25 BTC.

Come risultato dell’analisi, Chainalysis ha scoperto che una piccola porzione era stata scambiata in monete fiat e circa 96 BTC erano stati depositati su un conto aperto presso l’exchange di criptovalute Bitfinex.

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Cosa ha detto Chainalysis

La responsabile delle comunicazioni di Chainalysis, raggiunta da The Block, ha confermato di essere stata contattata da un importante assicuratore informatico che ha richiesto l’uso del loro servizio di tracciatura per verificare la destinazione finale dei 109,25 BTC.

Ed ha anche confermato che 96 BTC sono giunti su un conto Bitfinex.

A questo punto l’assicuratore ha presentato una denuncia alla Corte d’Inghilterra per chiedere il congelamento di quei fondi e la Corte, vagliata la documentazione, ha chiesto a Bitfinex di congelare i 96 BTC presenti sulla sua piattaforma e di condividere con i giudici i dati personali della persona che possiede quel conto.

La risposta di Bitfinex

The Block ha chiesto a Bitfinex un commento sulla questione e il consigliere di Bitfinex, Stuart Hoegner ha dichiarato che l’exchange ha messo in atto sistemi solidi per aiutare le autorità e le parti in causa.

Bitfinex ha quindi accolto la richiesta della Corte inglese e dell’assicuratore, aiutandoli a tracciare i bitcoin rubati, ma l’attenzione dell’assicuratore non è più sulla piattaforma Bitfinex ha detto il portavoce dell’exchange a The Block.

La risposta di Bitfinex lascia quindi intendere che in questa situazione è uscita fuori scena, perché i 96 BTC non sono più sulla sua piattaforma.

Qualcosa è andato storto?

I fondi non sarebbero più su Bitfinex a quanto pare e ora l’assicuratore deve proseguire la sua caccia, alla ricerca dei bitcoin del clienti versati come riscatto.

Riuscirà nell’intento di risalire ai fondi? Bitfinex nulla ha detto a The Block circa il proprietario del conto attraverso cui sono transitati i 96 BTC. Ha fornito i dati di quest’ultimo alle autorità?

E ancora un’altra domanda. Perché l’assicuratore non ha continuato a usare Chainalysis per monitorare dove si stanno spostando i 96 BTC? Forse non sono più bitcoin e magari sono diventati monero (XMR)?

Ed ancora. Perché un hacker dovrebbe usare un così importante exchange per depositare le criptovalute di un riscatto e non uno dove le procedure KYC sono meno stringenti? Forse perché, come riporta The Cointelegraph, Bitfinex, solo a partire dal 27 dicembre 2019 ha iniziato a stringere le maglie imponendo ai clienti procedure KYC in linea con gli standard internazionali. Mentre il passaggio dei 96 BTC su Bitfienx è avvenuto mesi prima e l’ingiunzione solo il 13 dicembre 2019.

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