Cina cresce sempre meno. Nel 2020 sotto il 6% secondo il Fondo Monetario

La Cina cresce sempre meno. Nel 2020 la crescita prevista resterà sotto il 6% secondo il Fondo Monetario Internazionale. L’economia cinese sta cambiando.
Fabio Carbone
Cina

Pubblicato il World Economic Outlook di ottobre 2019, pubblicazione ricorrente del Fondo Monetario Internazionale (FMI), con cui viene fatta una fotografia periodica dell’economia globale.

La Cina, nel rapporto, balza agli occhi perché la sua economia viene data come in crescita ma sotto il 6% annuo a partire dal 2020. Un Paese come l’Italia se potesse fare un +5,8% di Pil annuo (quello che farà la Cina nel 2020 secondo proiezioni FMI), vivrebbe l’anno più entusiasmante della sua storia da oltre 40 anni a questa parte. Ma la Cina è un’altra cosa, parliamo di un Paese dove il mondo intero ha concentrato una grossa fetta della produzione di beni negli ultimi decenni, perché diciamocelo, qui la manodopera costava e costa pochissimo.

La Cina faceva un +6,6% nel 2018, le prime stime riportano un +6,1% nel 2019 e sarà “solo” il +5,8% nel 2020.

La Cina non può crescere all’infinito

Ma ora le cose sono, stanno cambiando. La Cina, dopo la sua fase espansiva che va avanti senza sosta dagli anni ‘90, comincia a rallentare.

Sì, certo Tao Zhang, alto dirigente del FMI intervistato da Cnbc, afferma che i dazi internazionali e le altre tensioni geopolitiche internazionali stanno influendo sulla crescita della Cina. Indubbiamente è così, ma diciamocelo francamente, nessuna economia può pensare di crescere all’infinito.

E lo stesso Zhang lo conferma: “Non ci possiamo aspettare da nessuna economia, qualsiasi sia la sua grandezza, che cresca continuamente al 10% o al 7% o all’8%…”

La Cina rallenta. Il cambiamento in corso

La Cina rallenta e questo significa che quella economia sta vivendo una fase di maturazione, la stessa fase di maturazione che hanno vissuto le nostre economie dopo fasi di grande espansione.

Il grande Paese orientale, non va dimenticato, la sua terza rivoluzione industriale, la sua fase di grande benessere sociale non l’ha vissuto come l’Italia o l’Europa a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 dello scorso secolo. Il loro boom economico è arrivato negli anni ‘90.

Quindi, dopo la grande e naturale fase espansiva, ora entrano in una fase di “una crescita con una migliore qualità e una maggiore sostenibilità”, dice Zhang.

Affrontare il cambio di passo per non entrare in crisi permanente

Piuttosto che cercare a tutti i costi di stimolare la domanda interna cinese, che pure è in diminuzione scrive il World Outlook di ottobre, con iniezioni di capitali nelle aziende statali cinesi o con altre forme di finanziamenti e supporti all’occupazione, sarà forse il caso di fermarsi a riflettere.

Ecco la Cina ha il grande vantaggio di poter leggere la storia di altri contesti sociali come quello europeo e statunitense e imparare dai loro errori per evitarli.

Cosa significa. Che appunto non si può pensare che una nazione possa produrre per sempre milioni di frigoriferi e di lavatrici. Riempite le case delle persone di determinati prodotti, serve produrne meno ed è chiaro che in questa nuova fase produttiva molti rischiano il posto di lavoro.

Urge quindi convertire immediatamente l’economia da super produttiva, in una economia basata sui servizi, evitando gli errori commessi dagli altri.

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