Il Petrolio WTI raggiunge i massimi degli ultimi quattro mesi, mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran aumentano le preoccupazioni sui rischi legati all'approvvigionamento.
Il prezzo del Petrolio WTI sta estendendo il proprio rally per la terza seduta consecutiva, superando i 64 $ al barile, livello che non veniva più toccato da circa quattro mesi. Il movimento rialzista è alimentato principalmente dal ritorno di forti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, in particolare tra Stati Uniti e Iran, che stanno riportando al centro dell’attenzione il tema dei rischi sull’approvvigionamento globale di energia.
Secondo le ultime dichiarazioni ufficiali, Washington ha avvertito che un mancato accordo sul programma nucleare iraniano potrebbe portare a un intervento militare. Il presidente USA Trump ha sottolineato la presenza di una consistente forza navale statunitense nella regione, pronta ad agire con rapidità e violenza, se necessario. Queste parole hanno immediatamente riacceso i timori di un’escalation militare in un’area strategica per il mercato petrolifero, responsabile di circa un terzo della produzione mondiale di Oro nero.
Uno dei principali fattori di rischio resta lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per gran parte delle esportazioni di petrolio e gas naturale liquefatto del Golfo Persico. Un eventuale blocco o anche solo una riduzione del traffico marittimo in quella zona potrebbe avere conseguenze rilevanti sui flussi energetici globali, innescando un forte squilibrio tra domanda e offerta. Non a caso, storicamente ogni tensione nello Stretto di Hormuz si è sempre tradotta in rapidi rialzi dei prezzi del Petrolio WTI.
Sul fronte dei dati fondamentali, il rialzo dell’Oro nero è stato ulteriormente rafforzato dagli ultimi dati pubblicati dall’EIA (Energy Information Administration). L’agenzia statunitense ha comunicato che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 2,296 milioni di barili nella settimana conclusasi il 24 gennaio, contro le attese di un nuovo aumento. Il dato ha sorpreso il mercato e ha segnalato una domanda interna più solida del previsto, riducendo temporaneamente i timori legati all’eccesso di offerta.
Al momento della scrittura il prezzo dell’Oro nero quota 64,59 $, in rialzo del 2,18% e molto vicino a raggiungere il livello annuale dei 64,84 $, zona chiave poiché un superamento permetterebbe ai tori di poter spingere ulteriormente il Petrolio WTI al rialzo e raggiungere i massimi di settembre in zona livello chiave dei 66 $.
Al ribasso, un rientro degli orsi verrebbe confermato da una chiusura negativa sotto il livello chiave dei 64 $, con il livello annuale dei 61,08 $ a rappresentare il principale obiettivo SHORT.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.