Cos’è il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e perché è così cruciale?

Cos’è il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e perché è così cruciale? Quando si chiamava Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf) e la recente evoluzione.
Meccanismo europeo di stabilità (Mes)

In questi giorni è tornato sotto i riflettori l’argomento Meccanismo europeo di stabilità (Mes), da alcuni chiamato il Fondo salva-stati e da altri ironicamente ‘l’ammazza stati’. Se il tema è risalito così prepotentemente nel dibattito politico, fino a diventare un ennesimo argomento da usare per lo scontro politico interno, è perché a dicembre le modifiche apportate al Mes verranno firmate dagli Stati membri dell’Ue.

Forse troppo tardi per arrabbiarsi, ma qui a noi preme descrivere ciò che non è stato spiegato nel dettaglio e cioè, cos’è il Meccanismo europeo di stabilità? Cos’è il Mes e perché la sua riforma sarebbe un ammazza stati? E poi, li ammazzerebbe tutti o solo alcuni?

Intanto partiamo dall’inizio.

Cos’è il Meccanismo europeo di stabilità (Mes)

In origine il Meccanismo europeo di stabilità (European stability mechanism, Esm) era il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf), nato il 9 maggio 2010 in risposta alla crisi del debito pubblico di alcuni dei principali Paesi europei e non solo.

Come sappiamo la Grecia dovette attingere fondi dal Fesf per evitare il default, ma non è stato il primo Stato europeo a farlo. Di fatto il Paese si è trovato a sottostare a un regolamento ben disciplinato applicato a chi appunto richiede l’intervento del fondo. Nei fatti si tratta di chiedere un prestito come fa una qualsiasi persona per comprare un bene, il quale deve ovviamente sottostare a delle regole di restituzione del prestito: entità del prestito ricevibile, interessi, tempistiche di restituzione, modalità di restituzione, obblighi in caso di mancata restituzione.

Ma a livello di governi è chiaro che le cose sono meno semplici e semplificabili.

Nel luglio del 2012 il Fondo ha cambiato nome diventando Meccanismo europeo di stabilità, appunto il Mes. Di fatto il Mes è un organismo sovranazionale simile al Fondo monetario internazionale (Fmi), con una sua leadership interna e con una supervisione da parte degli Stati membro. Il Mes nasce comunque all’interno dell’Ue ed è stato istituito dalle leggi dell’Unione Europea.

Non tutti i Paesi membri Ue sono anche membri del Mes, ma soltanto 19 su 27 e ciascuno vi ha preso parte fornendo una quota di partecipazione in denaro liquido rapportato al suo prodotto interno lordo. L’Italia, dopo Germania e Francia è il terzo paese contributore. Il Regno Unito non vi ha mai aderito, ma non è l’unico.

Il sito web del Mes: www.esm.europa.eu.

Chi ha già usufruito del Mes?

Per rinfrescare la memoria, è bene ricordare che già 5 Paesi europei tra quelli aderenti hanno richiesto un prestito secondo le regole del precedente Fesf o del Mes, e sono:

  1. Spagna,
  2. Portogallo,
  3. Irlanda,
  4. Cipro,
  5. Grecia.

Tutte le nazioni sopra citate hanno terminato il loro programma.

Qual è il ruolo del Mes all’interno dell’Ue?

Da statuto il Mes interviene solo se la nazione che ne fa parte sta sperimentando una tale crisi nazionale che può mettere a repentaglio la stabilità dell’intera area euro.

Già da questo si definisce bene il perimetro d’azione e perché è chiamato salva-stati, e delle volte anche salva-euro (ciò che nei fatti vuole essere).

Come interviene il Mes nel salvare le economie degli Stati Ue?

Lo Sme ha vari strumenti di intervento, che intervengono su vari ambiti dell’economia nazionale. Le 5 nazioni che ne hanno già usufruito, non hanno ottenuto interventi identici. La Spagna, ad esempio, ha necessitato di un programma di prestito per la ricapitalizzazione indiretta delle banche.

Portogallo, Grecia, Irlanda e Cipro hanno ottenuto un prestito nell’ambito di un programma di riallineamento macroeconomico per evitare il default nazionale, che avrebbe potuto causare ripercussioni sull’intero sistema economico della Zona euro.

Altri interventi possibili riguardano linee di credito precauzionali, il finanziamento diretto per la ricapitalizzazione di istituzioni e ancora acquisti sul mercato primario o secondario.

Lo Sme non sostituisce la Bce

Come è facile capire lo Sme non sostituisce la Banca centrale europea (Bce), la quale si occupa di politica monetaria per tutta l’area euro e si occupa quindi della stabilità monetaria dell’Ue.

La Bce indirizza la politica monetaria, ma sulla politica economica dei singoli stati non ha voce in capitolo, può solo consigliare.

Ecco allora che lo Sme interviene a salvare quegli Stati dove la classe politica e in generale l’intera nazione, non è stata capace di badare a se stessa e di gestire adeguatamente la propria economia appunto.

Ma in cambio dell’aiuto è chiaro che lo Sme chiede disciplina: il prestito va restituito. E inoltre, dal momento che si tratta di un meccanismo di stabilità è chiaro che lo Sme ha la responsabilità di imporre stabilità, in virtù del suo mandato di salva-euro.

A voler semplificare molto, appartenere allo Sme per uno Stato dell’Ue è come aver stipulato una polizza di intervento in caso di gravi incidenti economici. Il Paese che ha deciso di aderirvi paga una quota per ottenere in caso di necessità l’assistenza prevista dalla polizza. Chiamiamola pure Polizza salva-stati, ecco. Naturalmente le condizioni in questo caso sono particolari, perché si tratta di una polizza stipulata da più membri che hanno modi di vedere le cose da punti di vista differenti e delle volte divergenti.

L’ultima evoluzione del Meccanismo europeo di stabilità: Sme + Uem

Veniamo ora all’ultima modifica, in atto, dello Sme e cosa prevede.

In data 14 dicembre 2018 i capi di stato dell’area euro sono giunti a un primo accordo su un pacchetto di riforme che riguarda il rafforzamento dell’Unione economica e monetaria (Uem) e il Mes.

La riforma prevede un ulteriore sviluppo degli strumenti del Mes, il rafforzamento del ruolo del Mes e l’istituzione di un supporto comune (common backstop) per il Fondo unico di risoluzione (Frs).

Da dicembre 2018 a giugno 2019 l’Eurogruppo ha condotto lavori di negoziato tra i membri Ue, ed è giunto alla presa d’atto che c’era finalmente un accordo sulla revisione del trattato del Mes. Ciò avveniva il 21 giugno 2019. Nel frattempo i lavori di ‘cesellatura’ del nuovo trattato del Mes sono proseguiti e a dicembre 2019, sarebbe previsto l’accordo definitivo sul testo.

Cosa prevede la revisione del Mes

I punti da rivedere del Mes, sono stati concordati dai ministri delle finanze della zona euro nella loro relazione all’Euro Summit del 4 dicembre del 2018.

Tra i nuovi compiti da assegnare al Mes troviamo:

  • un ruolo più forte nella preparazione e nel monitoraggio dei futuri programmi di assistenza finanziaria;
  • un nuovo ruolo esterno ai programmi di assistenza finanziaria;
  • backstop (vale a dire estensione di una linea di credito) al Fondo unico di risoluzione delle crisi;
  • miglioramento dell’efficacia delle linee di credito precauzionali del Mes;
  • maggiore coinvolgimento nelle questioni di sostenibilità del debito.

In pratica l’Esm non si troverebbe più ad avere solo un ruolo di Salva-stato di fatto quando oramai la crisi è in atto, ma anche con la funzione preventiva di salvare lo stato prima che cada nella situazione critica. Un compito di prevenzione delle crisi, quindi, oltre che di pompiere quando l’incendio è divampato e minaccia di bruciare tutto il fienile.

Concludendo. Perché all’Italia non piace?

Il meccanismo prevede prestiti per quei Paesi Ue che rispettano i vincoli del Trattato europeo, i quali sono ripresi dalla revisione del trattato del Mes. Ovvero di avere un Deficit rispetto al Pil contenuto nel 3%, un rapporto Deficit/Pil sotto il 60% o una riduzione del differenziale rispetto al 60% nei due anni precedenti a un tasso medio annuo di 1/20. Ma chi come l’Italia non rispetta tali criteri, per accedere al fondo dovrà rimettersi a un percorso di risanamento e di riforme sostanzialmente varato dal Mes e dalle banche che presteranno insieme agli altri Stati membri del Mes.

Da notare, che quanto appena scritto riguardo la riforma è disponibile sul sito dell’Esm già da tempo. Qui una sintesi del Parlamento Europeo.

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