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Banca Asiatica di Sviluppo

Lo sviluppo delle aree geografiche più povere del mondo passa attraverso il supporto di giurisdizioni economiche e finanziarie specializzate nel sostegno dei territori e delle popolazioni che lì vivono. Questo è il caso della Banca Asiatica di Sviluppo (ADB) per l’area geografica dell’Asia-Pacifico, che da oltre 50 anni sostiene lo sviluppo economico di 49 nazioni.

Come tutte le banche, anche l’ADB ha i suoi strumenti sia per prestare che per attrarre nuovi capitali dagli investitori. Nel presentare quindi le sue attività e la sua storia in breve, dedichiamo una parte importante della guida alle opportunità di investimento che l’investitore può perlustrare tra quelle offerte dalla Banca asiatica di sviluppo.

Cos’è la Banca Asiatica di Sviluppo (ADB)

La Banca Asiatica di Sviluppo (ADB), in inglese Asian Development Bank, è una istituzione finanziaria regionale asiatica il cui obiettivo è favorire lo sviluppo economico e finanziario dell’Asia per renderlo indipendente, da un punto di vista economico, dalle nazioni occidentali.

Il suo obiettivo primario è la riduzione della povertà, una missione che persegue anche oggi a distanza di oltre 50 anni dalla sua istituzione. I poveri in Asia in 50 anni sono certamente diminuiti ma restano lì i due terzi dei poveri di tutto il mondo, ovvero 1,4 miliardi di persone in stato di povertà, con 1,1 miliardi di persone che vivono con appena 3,2 USD al giorno e 263 milioni di persone che addirittura vivono con 1,90 dollari al giorno.

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Storia della Asian Development Bank (ADB)

L’Asian Development Bank (ADB) è stata pensata sin dall’inizio degli anni ‘60 dello scorso secolo e si deve al lavoro delle Nazioni Unite se nel 1963, con la prima Conferenza ministeriale sulla cooperazione economica in Asia, la Banca asiatica di sviluppo inizia il suo percorso di costituzione vero e proprio.

Il 19 dicembre del 1966 la ADB viene istituita con sede nella capitale delle Filippine, Manila, e vi entrano a far parte da subito 31 membri. L’obiettivo iniziale riguarda il miglioramento del settore agricolo. Come primo presidente viene nominato Takeshi Watanabe, il quale viene considerato il padre fondatore dell’istituzione finanziaria per aver gettato le attuali basi della Banca e per aver istituito il primo bond nel 1969.

L’effetto della Banca si è fatto sentire in Asia, già negli anni ‘70 dello scorso secolo gli aiuti economici forniti ad alcune economie hanno permesso a queste ultime di diventare indipendenti e di non necessitare in futuro di altri aiuti.

Nel corso dei decenni successivi l’istituzione finanziaria ha finanziato la costruzione delle infrastrutture dei Paesi asiatici a partire dalle infrastrutture energetiche, quindi quelle urbane, e poi l’istruzione scolastica delle nuove generazioni. Ogni attività è stata finalizzata all’estirpazione della povertà, ma in molti casi la Banca ha finanziato anche il recupero di sostenibilità dalle crisi finanziarie e si è occupata di finanziare progetti di recupero a seguito di disastri naturali.

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ADB per gli investitori

Gli investitori possono entrare a far parte degli investimenti della Banca asiatica acquistando principalmente bond che hanno la tripla A come qualità del rating del titolo sui mercati finanziari internazionali.

I titoli obbligazionari dell’ADB hanno varie finalità, una di esse è il cambiamento climatico, quindi si tratta di green bond per sostenere progetti dedicati alla green economy.

Altro tipo di titolo obbligazionario istituito nel decennio 2011-2020 è il water bond, con l’obiettivo di realizzare progetti per la purificazione dell’acqua a uso potabile ed evitare lo spreco dell’acqua. Per raggiungere i suoi obiettivi la Banca ha raccolto circa 1,5 miliardi di dollari USA.

Altra forma di investimento, sempre in titoli obbligazionari, è il Global Benchmark Bond. Quest’ultimo è un bond ordinario attraverso il quale la Banca asiatica di sviluppo si rifinanzia periodicamente per assolvere alle sue necessità ordinarie. Il bond è emesso in dollari USA ed ha solitamente una durate breve: 3 anni.

Non tutti i progetti vanno a buon fine

La Banca asiatica di sviluppo pubblica in trasparenza tutti i dati che riguardano gli investimenti fatti e così aggiorna periodicamente la lista dei progetti attuati nazione per nazione, con il grado di successo o di insuccesso.

La tabella è interessante non solo perché ci dice quanti progetti riescono e quanti no, ma anche perché aiuta indirettamente l’investitore nel comprendere quali sono i Paesi asiatici più affidabili.

La Cina risulta da questa analisi la nazione più affidabile, dove tutti i progetti finanziati hanno ottenuto almeno un successo minimo, anche se sotto le attese. Nessun insuccesso dunque.

Il Pakistan è la nazione peggiore, qui tra il 2000 e il 2018, ben 25 progetti sono naufragati e 24 hanno ottenuto un risultato al di sotto delle aspettative. Un risultato non lusinghiero che indica l’altissimo rischio d’insuccesso di un investimento fatto in questo Paese asiatico.

In generale bisogna però evidenziare che difficilmente i progetti finanziati dall’ADB hanno ottenuto un successo superiore alle attese. La stragrande maggioranza dei progetti ha ottenuto il successo che ci si aspettava, molti altri hanno ottenuto un successo sotto le aspettative.

Strategia al 2030

La Banca ha comunque una strategia di ampio respiro che guarda al 2030. Il documento Strategy 2030 è stato pubblicato nel mese di luglio del 2018 ed ha come obiettivo primario quello di sradicare la povertà dall’Asia attraverso progetti capaci di creare inclusione, resilienza e sostenibilità.

Secondo il piano servono 1,7 miliardi di dollari annui tra il 2016 e il 2030 per risolvere le carenze infrastrutturali nella regione Asia-Pacifico. Gli obiettivi principali sono almeno due: promuovere la parità di genere sostenendo l’emancipazione scolastica e imprenditoriale delle donne; lotta al cambiamento climatico.

La Strategia 2030 dell’ADB è disponibile anche in lingua italiana.

Quanti e quali sono i membri

I membri fondatori sono 31, ma nel corso dei decenni la Banca è cresciuta fino a raggiungere un totale di 68 membri, di cui 49 sono membri del continente asiatico e del Pacifico e 19 sono esterni all’area geografica.

Senza voler stare qui a elencare tutti i membri regionali dell’ADB, ne citiamo giusto alcuni:

Giappone, Cina (1986), Filippine, Pakistan, Bangladesh, India, Indonesia, Thailandia, Malaysia, Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan (Taipei).

Alcuni dei membri non regionali dell’ADB: Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Italia, Francia (1970), Irlanda (2006), Regno Unito, Stati Uniti, Turchia (1991), Svizzera (1967).

Il contributo dell’Italia alla Banca asiatica di sviluppo

Come scritto nel precedente paragrafo l’Italia è membro non regionale sin dalla costituzione della ADB nel 1966 e da allora ha contribuito economicamente allo sviluppo dell’Asia finanziando l’istituzione attraverso prestiti ai membri asiatici e fornendo concessioni economiche. In totale l’Italia ha contribuito al Fondo di sviluppo (ADF) con 1,19 miliardi di USD in 50 anni.

L’Italia possiede l’1,803% della Banca, pari a 191.850 azioni e possiede 230.964 voti, i quali rappresentano l’1,737% del totale dei membri.

Concludendo

La Banca asiatica di sviluppo è uno dei tasselli importanti tra le istituzioni economico-finanziarie globali, perché la sua presenza serve a supportare la crescita economica delle nazioni in via di sviluppo.

Il boom economico di alcuni Paesi dell’area lo si deve anche ai prestiti che negli ultimi 50 anni la ADB ha elargito ai suoi membri.

Il sito web di riferimento attraverso cui conoscere tutto sulla Banca è https://www.adb.org.

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