Sanzioni contro l’Iran: nonostante le previsioni, il prezzo del petrolio si è ridotto. Ma anche la Russia è nel mirino di Trump

Giorno 5 Novembre sono state applicate le sanzioni contro l’Iran, volte a distruggere l’economia del Paese nel caso in cui il regime non volesse “fare marcia indietro”. Nonostante tutto, il prezzo del petrolio si è ridotto, ma l’impatto sulla domanda globale potrebbe non farsi attendere ulteriormente. Sul mirino, la Russia inattaccabile di Putin.
Alberto Ferrante
oil pipe iran

Questa settimana, Mike Pompeo, segretario di Stato USA, ha annunciato che oltre 20 Paesi hanno ridotto a zero le importazioni di greggio dall’Iran, con una conseguente perdita di circa 2,5 miliardi di dollari per “il regime”.

Sono infatti entrate in vigore le sanzioni già presentate da Trump, che segnano anche l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, siglato, con grande soddisfazione da entrambe le parti, nel 2015.

l’Italia e la Grecia sono gli unici Paese europei ad aver ricevuto un’esenzione temporanea, verosimilmente della durata di non più di sei mesi e difficilmente rinnovabile.

Si ricorda che l’Italia, solo nel 2017, ha importato da Teheran il 14,1% del greggio necessario ai suoi fabbisogni energetici.

Situazione simile per gran parte delle Nazioni europee, che potrebbero cercare di evadere le sanzioni attraverso un meccanismo speciale che tuteli i commerci, barattando il petrolio iraniano con beni e servizi. Il “veicolo speciale” costituirebbe un’entità giuridica in grado di permettere gli scambi e proteggere le aziende europee. Tuttavia, indiscrezioni presentate dal Financial Times evidenziano come i Paesi europei sembrino ancora poco coordinati in tal senso, poiché le conseguenze legali di tale espediente negli Stati Uniti sono ancora poco chiare.

Il timore comune è che la sicurezza del Medio Oriente possa essere a rischio, con conseguenze disastrose per i mercati internazionali e per il settore energetico in Europa.

Quelle imposte da  Trump sono infatti le sanzioni più dure di sempre nei confronti dell’Iran, che colpiscono oltre 700 soggetti tra aziende, organizzazioni, compagnie marittime e banche.

La minaccia di Pompeo è quella di distruggere l’economia del Paese nel caso in cui non venga effettuata una rapida “inversione di marcia”.

Intanto, l’export iraniano sembra essersi già contratto di una quota pari a 1 milioni di barili al giorno, ma si tratta di numeri alquanto marginali, confrontati con il picco di 2,88 milioni di barili esportati quest’anno. Inoltre, molti analisti ritengono che i valori effettivi possano essere ancora più elevati dei dati ufficiali, soprattutto considerando che, anche in passato, l’Iran ha sfruttato tecniche di baratto per aggirare il blocco.

Il Presidente Hassan Rohani ha risposto brevemente alle sanzioni americane, promettendo che il suo Paese spezzerà le azioni illegali poste in essere da Trump.

Con lui, si è schierato Erdogan, che ha condannato le sanzioni americane, considerandole come l’amaro riflesso di un mondo imperialista.

Si sottolinea che anche la Turchia è uno degli otto Paesi esentati. Quest’anno le sue importazioni sono state di 170mila barili al giorno circa, mentre le importazioni di gas ammontano a 10 miliardi di metri cubi all’anno. Di contro, la Turchia esporta prodotti alimentari e macchinari.

Inoltre, si fa strada l’ipotesi che gli Stati Uniti possano anche imporre ulteriori sanzioni contro la Russia, che riveste per l’approvvigionamento energetico europeo una fornitura ancor più rilevante. Tuttavia, sostituire il maggior produttore mondiale di petrolio sembra un’ipotesi ben poco realistica, e considerando i più recenti dati sulla produzione russa, la mossa di Trump potrebbe rivelarsi un incredibile fallimento.

Attualmente, le sanzioni all’Iran non sono ancora sfociate in un terremoto per le quotazioni: il prezzo del petrolio si è inaspettatamente ridotto, con il Brent sceso fino a 71,18 dollari e il Wti a 61,31 dollari.

E’ però evidente che adesso la domanda di petrolio subirà un’ulteriore pressione. Alle sanzioni contro l’Iran, infatti, si affiancano altri fattori destabilizzanti, come la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

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