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Il metallo prezioso registra un forte rimbalzo, ma la cautela legata alle tensioni in Medio Oriente e l’aumento del petrolio limitano la domanda.
Il prezzo dell’Argento torna a mostrare segnali di forza nella sessione di mercoledì, superando la soglia dei 65,50 $ dopo una fase iniziale caratterizzata da forte volatilità. Il metallo prezioso era infatti sceso fino a un minimo intraday di 62,56 $, estendendo temporaneamente la correzione iniziata dopo il rifiuto registrato martedì in prossimità dell’area dei 66 $.
La successiva reazione degli acquirenti ha permesso all’Argento di recuperare rapidamente una parte consistente delle perdite, evidenziando come la domanda rimanga presente sui ribassi. Il quadro, tuttavia, resta complesso: da una parte il ridimensionamento delle aspettative di un rialzo dei tassi della Federal Reserve rappresenta un elemento favorevole per i metalli preziosi; dall’altra, le tensioni geopolitiche e il conseguente rischio di nuove pressioni inflazionistiche impediscono agli investitori di assumere posizioni rialziste troppo aggressive.
Per le prospettive dell’Argento, il nodo centrale rimane la politica monetaria americana. Gli ultimi dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti hanno modificato sensibilmente le aspettative del mercato rispetto a poche settimane fa. I segnali di rallentamento del mercato del lavoro e le letture più moderate dell’inflazione hanno infatti ridotto la probabilità di un nuovo aumento dei tassi già nella prossima riunione della Federal Reserve. Secondo lo strumento FedWatch, gli operatori attribuiscono ora appena il 32% di probabilità a un rialzo dei tassi a settembre.
La dinamica è potenzialmente favorevole per il metallo prezioso, che non genera interessi, e tende quindi a beneficiare di un contesto nel quale diminuiscono le aspettative sui tassi e, di conseguenza, il costo opportunità di detenere asset privi di rendimento.
Il mercato deve però confrontarsi con una seconda forza, di segno opposto. Le tensioni in Medio Oriente stanno mantenendo elevati i rischi sull’offerta energetica e potrebbero impedire all’inflazione di rallentare con la velocità auspicata dalla FED.
Al momento della scrittura il prezzo del metallo prezioso quota 65,618 $, in rialzo del 3,62% e sta tentando di avviare una nuova fase rialzista dopo il rimbalzo dal livello annuale dei 62,746 $. Tuttavia, una decisa prosecuzione del trend LONG troverebbe conferma soltanto con una chiusura sopra il livello chiave dei 66 $. In questo scenario, la resistenza dei 68 $ rappresenterebbe il primo obiettivo, seguita dal livello annuale dei 70,881 $, principale target rialzista successivo.
Sul fronte opposto, un ritorno della pressione ribassista verrebbe confermato soltanto da una chiusura decisa al di sotto del livello annuale dei 62,746 $. In tal caso, l’Argento potrebbe tornare a testare la soglia psicologica dei 60 $, la cui violazione al ribasso aprirebbe la strada verso il successivo livello annuale dei 56,172 $.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.