Il cambio euro dollaro sale lentamente, con i funzionari della BCE che continuare a chiedere tassi di interesse più elevati per contrastare le pressioni inflazionistiche.
Il prezzo dell’euro dollaro continua a muoversi in una fase di consolidamento sotto 1,1475, dopo il forte rialzo registrato nelle ultime sedute. Il fiber beneficia ancora della debolezza del biglietto verde, ma gli investitori preferiscono evitare nuove posizioni direzionali prima della pubblicazione di una serie di importanti dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti. Il quadro resta infatti caratterizzato da forze contrapposte: da un lato il rallentamento dell’inflazione americana pesa sul dollaro statunitense, dall’altro le tensioni geopolitiche e il rialzo del petrolio continuano a sostenere le aspettative di una Federal Reserve prudente.
Il principale fattore che ha indebolito il dollaro USA nelle ultime ore è arrivato dalla pubblicazione dell’Indice dei Prezzi alla Produzione (IPP) statunitense. I dati diffusi dal BLS hanno mostrato un calo inatteso dello 0,3% nel mese di giugno, confermando quanto già emerso con il precedente report sull’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC). Entrambi gli indicatori suggeriscono infatti un raffreddamento delle pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti, riducendo la necessità di ulteriori interventi restrittivi da parte della Federal Reserve nel breve periodo.
La reazione dei mercati è stata immediata. Gli operatori hanno ulteriormente ridimensionato le probabilità di un imminente rialzo dei tassi d’interesse, provocando un indebolimento del biglietto verde e favorendo il recupero dell’euro dollaro. Il cambio è così riuscito a mantenersi vicino ai massimi delle ultime settimane, pur senza trovare la forza necessaria per superare con decisione la barriera tecnica posta in area 1,1475.
Nonostante il rallentamento dell’inflazione americana, il quadro resta tutt’altro che semplice. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano infatti a rappresentare uno dei principali elementi di incertezza per gli investitori. L’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran ha riportato al centro dell’attenzione il rischio di interruzioni nelle forniture energetiche globali, soprattutto dopo le nuove operazioni militari condotte da entrambe le parti.
Al momento della scrittura il prezzo del fiber quota 1,1464, in rialzo dello 0,01% ed in pieno tentativo di consolidamento della posizione a seguito del break-out LONG 1,1450 che, se confermato, permetterebbe ai tori di aumentare la loro pressione e spingere il cambio verso il livello annuale 1,1507, il cui superamento aprirebbe le porte per un raggiungimento della resistenza 1,1550 e successivamente del livello psicologico 1,1600.
Tuttavia, un pullback sotto 1,1450 spingerebbe un rientro degli orsi, i quali potrebbero spingere l’euro dollaro a ritestare prima il livello chiave 1,1400 e successivamente il supporto 1,1350.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.