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risparmio gestito

Come si posizionano i gestori della ricchezza nel post pandemia? I risparmiatori sono impauriti e chiedono maggiore sicurezza, sono cioè meno propensi ad assumersi rischi pur consapevoli di poter ottenere un potenziale ritorno più alto, ed inoltre chiedono maggiore diversificazione del capitale.

Il recente studio EY Global Wealth Research Report 2021, apre una porta sul futuro del risparmio gestito mostrando una accelerazione verso l’uso di nuovi servizi finanziari. Entro i prossimi anni dovremo attenderci un maggiore ricorso ai nuovi servizi offerti dalla tecnofinanza, ma anche un maggior ricorso a servizi personalizzati di alta qualità proposti da family office e da consulenti finanziari indipendenti.

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Molte opportunità con meno rischi, ma con un occhio scrupoloso a chi si affidano i propri fondi. Ecco cosa rivela la ricerca di Ernst & Young.

Risparmio gestito e gli obiettivi dei risparmiatori

Quando un risparmiatore si rivolgeva ad un servizio di risparmio gestito prima della pandemia, chiedeva di poter ridurre le tasse di successione e le tasse in generale, minimizzare il debito, assicurare ai figli e alla famiglia più ricchezza.

Ora invece le cose sono un po’ cambiate, e la tendenza a voler mettere da parte per garantirsi educazione, una buona pensione e una casa, è aumentata. Ed è aumentata anche la richiesta di proteggere l’investimento dalle perdite e dall’inflazione. Molti più risparmiatori, inoltre, chiedono che gli venga garantito un rendimento adeguato per una sicurezza finanziaria maggiore.

Insomma, c’è una maggiore richiesta di sicurezza nell’immediato e nel futuro guardando soprattutto alla propria individualità.

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Avversione al rischio

Un altro dato che emerge, e un po’ ha sorpreso gli analisti, riguarda l’avversione al rischio. Non solo si è notata una accresciuta avversione al rischio nelle classi di età più avanzate, che potrebbe essere maggiormente comprensibile, ma è aumentata l’avversione al rischio anche nei giovani clienti e che non hanno neppure ancora famiglia.

Anche le donne sono meno interessate al rischio di prima. La pandemia ci ha resi più timorosi, meno propensi a rischiare in un quadro generale già molto incerto. “Come sarà il mio futuro?” appare chiedersi il risparmiatore di oggi che guarda al domani.

Questa minore tendenza al rischio sembra riflettersi anche sulla scelta dei gestori del risparmio. Se, infatti, nel 2016 il 40% di chi si rivolgeva al risparmio gestito dichiarava che avrebbe cambiato gestore, ora si è giunti al 28% di clienti che prospetta di cambiare entro il 2024.

Da notare che i più propensi alla riallocazione della propria ricchezza sono i millennial e i clienti dell’area Asia-pacifico. Se si guarda all’Italia, invece, circa il 40% pianifica di spostare almeno il 30% della propria ricchezza verso un altro gestore del risparmio. Una percentuale alta che dovrebbe far riflettere sul perché. Tuttavia siamo in buona compagnia, anche i risparmiatori tedeschi si collocano sulla stessa “lunghezza d’onda”.

Più servizi fintech e il tramonto delle banche retail

Di recente abbiamo dato notizia di come la banca Barclays abbia puntato molto sul trading e sulla consulenza personalizzata. Dicevamo anche che per le piccole banche quello che insegna la pandemia è che stanno ricevendo l’ultima chiamata al cambiamento.

Lo studio di EY sembra confermare questa osservazione con i dati. Entro il 2024 il 10,4% in meno di clienti si rivolgerà alle banche retail per quanto riguarda il risparmio gestito.

Aumenterà invece del 73,8% il settore fintech, quindi i robo-advisor e le cosiddette neobank, le nuove banche orientate all’offerta di più servizi in un unico conto: IBAN, servizi assicurativi, servizi di investimento, gestione di più valute.

Aumenterà anche l’affidamento del risparmio gestito ai family office (+10,4%) e in misura minore alle private bank (+5,2%).

Si verificherà un significativo incremento dei consulenti finanziari indipendenti, a cui si rivolgerà il 14,3% in più di risparmiatori e a cui si chiederà di gestire i propri risparmi.

I servizi per cui i clienti sono disposti a pagare

Anche sotto il profilo dei costi le cose stanno cambiando rapidamente. I clienti non sono più propensi a pagare per servizi di base che possono benissimo gestire in autonomia. I costi su servizi standard sono mal digeriti, mentre aumenta la richiesta di servizi finanziari di alta qualità e personalizzati. Per questi ultimi si è disposti a pagare e la tendenza è prevista in crescita (49%).

Non solo. I clienti fanno sempre più attenzione ai costi nel loro complesso e chiedono maggiore trasparenza. I costi nascosti non sono mai piaciuti, ma ora piacciono ancor meno e prima di affidare i propri risparmi si controlla meglio quali altri costi potrebbe riservare in futuro la società di gestione.

Richiesta di maggiore diversificazione

Altra richiesta crescente da parte dei clienti che si rivolgono alle società di risparmio gestito, riguarda la diversificazione.

Se a livello globale attualmente i clienti chiedono circa 4,4 tipi diversi di prodotti su cui investire, entro il 2024 si giungerà ad una media globale di 5,5. E sono ancora i millennial a chiedere maggiore diversificazione (6,4 diversi prodotti finanziari), insieme ai clienti dell’Asia-pacifico (6,1).

I risparmiatori sono sempre più interessati agli hedge fund, ai mercati privati, al settore immobiliare, alle infrastrutture e alle materie prime, ma anche agli asset digitali come le criptovalute. Senza dimenticare la richiesta di investimenti in classi di attività ESG.

Se oggi 1 cliente su 3 investe in prodotti alternativi a livello globale, entro il 2024 si prevede che tale quota salirà al 48% e guardando all’Europa si salirà addirittura al 54% dall’attuale 37%.

Servono quindi banche e servizi di investimento in grado di offrire tali strumenti finanziari. In Svizzera e in Asia, ad esempio, alcune banche da anni offrono ai clienti le criptovalute sia come forma di investimento che di custodia, e ora anche negli USA.

Priorità alla formazione finanziaria

Un altro aspetto balzato in cima alle priorità dei risparmiatori riguarda l’educazione finanziaria e la conoscenza dei prodotti finanziari che sottoscrivono. La richiesta è di essere informati adeguatamente, ma anche di ottenere dai gestori maggiori servizi legati all’educazione finanziaria.

Gestori del risparmio e loro capacità

Il futuro richiederà ai gestori del risparmio la capacità di cooperare con un più ampio numero di società per supportare i propri clienti. Dovranno stringere collaborazioni con fornitori di tecnologie e di altri servizi finanziari avanzati. E ciò allo scopo di meglio gestire i dati e di allineare meglio i prodotti finanziari agli obiettivi dei risparmiatori.

Ad alcuni potrebbe addirittura servire mettere in campo accordi di collaborazione con i competitor (“co-opetition”).

Integrazione in una sola piattaforma

Dalle capacità dei gestori, discende anche un’altra necessità di chi cerca servizi di risparmio gestito, ovvero avere tutti gli strumenti e i prodotti condensati in un’unica piattaforma o in una sola applicazione mobile.

Concludendo

La ricerca di EY mostra che il risparmio gestito non è destinato a finire con l’emergere di tecnologie digitali altamente automatizzate, tuttavia vogliamo concludere con una riflessione che apre verso l’alternativa.

Se da una parte demandare la gestione delle proprie finanze ad un consulente finanziario è d’aiuto, dall’altra si corre il rischio di demandare tutto a queste società o persone fisiche. Il rischio non è tanto quello di perdere il contatto con i propri risparmi, che pure può accadere, ma principalmente di non formarsi una adeguata cultura finanziaria che solo chi gestisce in prima persona i propri fondi può maturare adeguatamente. Certo chi fa in autonomia può commettere degli errori, ma è anche così che si impara, e poi, al netto degli ottimi consulenti e società di consulenza finanziaria disponibili nel mercato, anche questi ultimi possono far perdere capitale.

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