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Ucraina granaio d’Europa. Conseguenze per investitori in caso d’invasione

Da:
Fabio Carbone

L'Ucraina è il granaio d’Europa, mentre la Russia è il principale fornitore del gas europeo. Quali conseguenze per investitori in caso d’invasione'

granaio d'europa

Come abbiamo osservato negli ultimi due giorni il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin si è limitato a mettere in pratica il primo scenario prospettato da vari analisti, ovvero il riconoscimento delle due repubbliche autoproclamate e l’ingresso in quei territori con truppe militari e aiuti sotto forma di beni di prima necessità.

Ora resta da capire se la situazione è destinata a rientrare in un ambito di minore criticità nei prossimi mesi, o se siamo di fronte a un crescendo di minaccia bellica in Ucraina.

L’Ucraina, infatti, è diventata il granaio d’Europa. Ma allo stesso tempo, la Russia è diventato il fornitore di gas dell’Europa.

Qui si presentano dunque due errori strategici davvero storici per l’Unione Europea. Nel mentre la crisi in Ucraina si accentuava, non bisogna dimenticare che la guerra lì è esplosa nel 2014 non nel 2022, l’Ue si agganciava sempre più al gas russo (vedasi Nord Stream 2, anche se non attivato) e alle riserve di grano dell’Ucraina dove la manodopera è a basso prezzo.

Ucraina granaio d’Europa

L’Ucraina è considerato il granaio d’Europa, dice Alan Holland, CEO e fondatore di Keelvar alla Cnbc.

Immaginiamo dunque cosa potrebbe accadere se dovesse essere totalmente invasa dalla Russia, nazione quest’ultima che è tra i maggiori esportatori mondiali di grano. Insieme, infatti, rappresentano il 29% del fabbisogno mondiale.

Ecco, quando si parla di food security, possiamo ben dire che l’Europa ha applicato la peggiore strategia possibile. Imprese alla ricerca del massimo risparmio sulla manodopera e sui prezzi delle materie prime agricole, per ottenere il massimo del guadagno.

Ora è chiaro che questa strategia, applicata anche da imprese del settore agricolo quotate in Borsa, semplicemente non ha funzionato bene creando non le premesse della prosperità per gli azionisti, ma un rischio strategico per tutti.

Da questo punto di vista, sarebbe il caso che si tornasse all’agricoltura interna, e che si tornasse a privilegiare “l’aratro” al cemento armato perché il secondo non si può mangiare.

Quali rischi sta correndo l’investitore? I prezzi della pasta e della passata di pomodoro sono aumentati del 12% in Italia, spiega l’Economia del Corriere.

Sono alimenti alla base dell’alimentazione di milioni di italiani, e con essi è aumentato anche il prezzo del latte. In una situazione economica ancora difficile a causa della pandemia, i consumi potrebbero calare notevolmente invertendo la rotta della crescita e conducendoci a una recessione.

Attaccati al gas della Russia

Altro problema enorme la dipendenza dell’Europa e quindi anche dell’Italia dal gas russo. Il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi giorni fa non ne ha fatto mistero: l’Italia è in Europa la più esposta in caso di blocco del gas russo.

E ciò che stupisce, è che la politica energetica europea dopo lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2014 non ha ridotto la sua dipendenza dalla Russia, anzi, l’ha addirittura aumentata.

Ancora secondo l’Economia del Corriere, l’Europa è passata dal 30% al 35% di dipendenza, per poi passare al 40% nel 2018 e nel 2020 al 43,9% e, infine, nel 2021 al 46,8% di dipendenza dal gas russo.

L’Italia ha una media di dipendenza in linea con la media europea. L’unica eccezione la Polonia, che a seguito dell’invasione in Ucraina ha ridotto la dipendenza dal 75% al 55%.

Sul gas, siamo nelle mani della Russia e le sanzioni non serviranno più di tanto, perché gli alti prezzi delle materie prime degli ultimi mesi hanno permesso alla Russia di fare scorta di fondi.

Ed anche le banche russe, spiega il Financialounge, hanno fatto scorta di dollari già a dicembre aumentando a 5 miliardi (rispetto ai 2,1 miliardi di novembre) l’importazione di dollari. Probabilmente avevano già pianificato.

Il ritorno a una stabilità geopolitica non può che passare, quindi, per l’autoproduzione di materie prime agricole e l’indipendenza energetica. Solo così si tornerà in equilibrio e i mercati finanziari non avranno più nulla da temere dalle istanze novecentesche provenienti da Est.

Sull'Autore

Writer freelance dal 2013 ha studiato informatica e filosofia ed anche un pizzico di sociologia. Nel 2016 ha scoperto la crypto economy e da allora scrive di blockchain e criptovalute, per approfondire un movimento che non è fatto solo di esperti matematici e crittografi, ma di gente che genera una nuova economia dal basso.

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