Turchia, India, Brasile, Sudafrica e India le crisi economiche che spaventano

Una breve analisi per capire cosa sta succedendo in Turchia, India, Brasile, Sudafrica e India le crisi economiche che spaventano gli investitori più esposti.
Fabio Carbone

Argentina, Turchia, Brasile, India, Indonesia e Sudafrica sono i teatri di crisi economica che spaventano gli analisti e preoccupano gli investitori più esposti.

Ad agosto il crollo della lira turca e del peso argentino hanno dimostrato quanto sia fragile l’economia mondiale sempre più globale e interconnessa.

Settembre inizia con vari timori che ora cercheremo di analizzare per capire la situazione attuale.

Tutta colpa del rialzo dei tassi di interesse

Sarebbe colpa del rialzo dei tassi di interesse delle principali banche centrali come la BCE e la Fed ad aver provocato il tracollo delle valute più fragili. I tassi di interesse più vantaggiosi avrebbero attratto flussi di capitali verso il dollaro che ora è ai massimi da un anno a questa parte, sottraendo risorse al peso argentino che ha perso il 50% del suo valore e alla lira turca che ha perso il 40% solo nel mese di agosto.

Di riflesso sono state contagiate dall’ondata di vendita di valute la rupiah indoensiana che è ai minimi da venti anni a questa parte, il rand sudafricano e la rupia indiana.

Economie che si intrecciano

Il Sudafrica è ufficialmente in recessione, una parola che abbiamo conosciuto anche in Italia giusto qualche anno fa e che forse in realtà non abbiamo realmente superato.

Il ministro dell’economia argentino Dujovne oggi si presenterà alla corte del Fondo monetario internazionale per chiedere un prestito di emergenza da 50 miliardi di dollari e provare così a scongiurare una nuova bancarotta al Paese latinoamericano.

L’Argentina e il rischio di default

Chissà perché quando negli USA mancano i soldi per pagare i servizi pubblici si parla di shutdown e non di default come nelle altre nazioni del mondo.

Due pesi e due misure? Forse.

Intanto l’Argentina deve pensare a salvarsi. L’inflazione è al 30% (nulla si direbbe in confronto all’oltre 2.000% del Venezuela o dello Zimbabwe dove la gente preferisce comprare il bitcoin per campare).

L’Argentina avrà la sua austerity, la sua politica di lacrime e sangue come la Grecia che però dicono ne sia uscita. Ma l’Argentina è più abituata della Grecia all’austerity, ne ha vissute tante negli ultimi decenni. O forse è sempre la stessa, dalla quale non ne è mai uscita veramente…

Il pareggio di bilancio è il disperato bisogno del governo guidato da Macri, il liberista anti tasse eletto nel 2015. Dovrà applicare una tassa addirittura alle esportazioni della soia di cui l’Argentina è primo produttore mondiale.

La Turchia di Erdogan

In Turchia l’inflazione è al 18% e probabilmente salirà ancora, trascinando i consumi al ribasso e provocando recessione nel Paese che stava puntando molto sul turismo prima che il terrorismo prendesse di mira proprio i turisti e prima che un fallimentare e maldestro golpe militare avesse come unico effetto quello di rafforzare il potere di Erdogan, il quale pone i propri familiari a capo dei ministeri chiave. Qui il 13 settembre è una data da segnare sul calendario.

Se le cose non si dovessero mettere bene è plausibile che l’acquisto di criptovalute come il bitcoin cresca ancora in Turchia dopo aver fatto segnare notevoli incrementi nei mesi precedenti. Bitcoin è diventato un bene digitale di salvezza dalle economie impazzite.

Il contagio inarrestabile

Come annunciato in apertura il Sudafrica è in recessione formale con un Pil per ora al -0,7% e il rand sudafricano che perde il 2%.

Anche il Brasile è da osservare a causa della instabile situazione politica, qui la classe politica che ha contribuito al “miracolo economico” degli ultimi decenni è stata messa tutta in stato di accusa e le imminenti elezioni presidenziali sono davvero incerte.

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