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Bitcoin e Cripto: Roubini contro Van Valkenburgh

Idee contrastanti sulle criptovalute che costituiscono facce diverse della stessa moneta
Lorenzo Cuzzani

Il critico delle criptovalute, Nouriel Roubini, l’economista che predisse la crisi finanziaria dei subprime nel 2008, torna alla carica contro le valute digitali, stavolta perché vuole convincere il Senato a prendere una posizione chiara contro tutto il comparto.

In una feroce audizione preparata proprio per gettare discredito sulle criptomonete e sulla blockchain, presso il Senato, Roubini appare convinto come tutti i sostenitori del Bitcoin compongano un atto di rivolta.

Nel suo diktat non mancano epiteti forti per descrivere le criptovalute: “la madre di tutte le sventure (la traduzione letterale sarebbe stata inappropriata ndr) e di tutte le bolle”.

Non solo.

L’eminente economista si scaglia anche e soprattutto contro la blockchain, da molti ritenuta la tecnologia del futuro, ma che secondo il docente della New York University è un fuoco di paglia.

“La blockchain è la tecnologia più sopravvalutata di sempre. Non è niente di meglio che un glorificato foglio di calcolo o un database”.

Gli attacchi verbali prendono le mosse da un dossier di fuoco in cui non mancano critiche e invettive. Alcune delle quali si basano sul fatto che i cripto-trader non abbiano una grande opinione delle divise digitali differenti dal Bitcoin. Anche qui, Roubini non usa mezzi termini per porre l’accento sulla credibilità della fintech: “Questo è un grave insulto al letame”.

Se non ci sono dubbi sulla posizione di Roubini in ambito cripto, risulta interessante evidenziare il confronto avuto dallo stesso con Peter Van Valkenburgh, avvocato molto attivo in ambito cripto e direttore di ricerca di Coin Center, incubatore tecnico-giuridico che si occupa di Bitcoin e blockchain in maniera estesa.

Van Valkenburgh si inserisce nella questione cripto sottolineando come le valute digitali constino di rischi, ma non di carattere totalizzante come sostiene Roubini.

Secondo l’avvocato di Washington, la questione fondamentale riguarda la fiducia di mercati e utente finale, il cui innalzamento è fondamentale per operare secondo un’ottica di ampio respiro e rendere la tecnofinanza fruibile in tutto il mondo.

Van Valkenburgh focalizza l’attenzione sulla portata dell’innovazione profusa dal BTC: il meccanismo del consenso. Egli individua tale meccanismo come il processo attraverso cui i computer siano concordi nel condividere un pacchetto di dati e successivamente permettere aggiornamenti a tale database.

“I network forniti dal meccanismo del pubblico consenso rispecchiano il vecchio internet, e potrebbe essere che un giorno diventino indispensabili per implementare la libertà d’espressione, la concorrenza e l’innovazione nei servizi digitali. Il meccanismo del pubblico consenso pretende che gli utenti ripongano la loro fiducia su terze parti sconosciute che siano economicamente motivate a comportarsi onestamente perché hanno interessi in gioco e affrontano la sfida della concorrenza”.

L’intervento di Van Valkenburgh merita un approfondimento perché si pone sullo stesso piano di Roubini rovesciando completamente l’angolo visuale della vicenda.

Se per il premio Nobel insiste sull’inaffidabilità dell’intero comparto cripto, tacciandolo di essere una bolla e di costituire un esempio di rischio sistemico in capo a investitori e stakeholder, l’avvocato ribalta una siffatta visione, sostenendo come invece l’intera fintech possa crescere solo e solamente attraverso un sentimento di fiducia diffuso.

È chiaro che un’affidabilità sulle valute digitali non possa essere raggiunta se non attraverso trasparenza, implementazione e, repetita iuvant, regolamentazione.

In un dibattito del genere, appare palese come non possa affrontarsi alcuna riflessione strutturale sulle divise digitali se non con un approccio che tenga in considerazione il quadro normativo di riferimento.

Com’è noto, la legislazione sulle criptovalute è alquanto carente al momento. Se non di stampo proibizionista.

Un negazionismo che Roubini intende rinforzare con i suoi interventi, mentre Van Valkenburgh si propone di demolire.

Quel che è pacifico è che la partita sarà giocata sempre sullo stesso tavolo.

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