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Lorenzo Cuzzani

La valuta nakamotiana continua ad attrarre detrattori.

Qualcuno all’esordio, altri in maniera coerente con posizioni sostenute in passato.

A questo riguardo risulta utile riportare un servizio diffuso da Financial News in cui l’emittente si concentra sul pensiero di tre eminenti professori di importanti atenei statunitensi, il cui orientamento si palesa alquanto ostico verso la criptomoneta più famosa al mondo.

Tutti e tre gli economisti concordano nell’argomentare come il Bitcoin sia prossimo alla dipartita.

In primo luogo è opportuno prendere le mosse da quanto sostenuto da Nouriel Roubini, da sempre critico verso il BTC e già in passato protagonista di un nostro approfondimento.

Il Dr. Doom è sicuro che il BTC sia scevro di ogni elemento costitutivo della moneta tradizionale. Il che, in effetti, non è opinabile, dal momento che qui si discute di una forma di ricchezza digitale il cui scopo primario sia quello di sostituirsi alla moneta FIAT veicolando ricchezza in maniera differente.

Proseguendo nella sua invettiva, il docente della New York University motiva la sua contrarietà alla cripto nakamotiana scagliandosi contro l’elevata volatilità di quest’ultima. Il suo punto di vista appare chiaro: tale moneta “non viene nemmeno accettata alle conferenze sul Bitcoin: come può qualcosa che crolla del 20% un giorno e impenna del 20% il successivo essere considerata una riserva di valore?”.

Un punto di vista apprezzabile e facilmente comprensibile. Quel che sorprende è come lo stesso non tenga conto del fatto che le medesime dinamiche siano in capo a diversi strumenti finanziari e non solo. È pur vero che il rischio insito nella forte volatilità del BTC sia un dato da non sottovalutare.

Rimanendo nell’eccellenza atlantica, è ora il momento di analizzare quanto sostenuto dal professore di economia di Harvard, Kenneth Rogoff.

Secondo il campione di scacchi ed ex capo del Fondo Monetario Internazionale si assisterà a un ribasso valoriale non indifferente nei prossimi dieci anni. Nel dettaglio, l’ex consigliere del board della FED sottolinea come l’arco temporale sopra citato vedrà il BTC ridursi fino a toccare quota 100 dollari.

Ultimo, ma non meno importante, Rogoff fonda il suo pensiero sul fatto che “le persone al potere” opereranno una massiccia regolamentazione che avrà riguardo ogni “transazione anonima”, facendo venir meno il presupposto principale sia del Bitcoin sia di molte criptomonete sorte attraverso lo stesso principio.

Dal tema regolamentazione a quello della legalità, si chiude il cerchio osservando quanto asserito da Joseph Stiglitz, docente alla Graduate School of Business presso la Columbia University.

Il premio Nobel per l’economia del 2001 è convinto che l’anonimato della valuta digitale sia una problematica insostenibile per l’intero sistema monetario.

Ma non solo.

Secondo Stiglitz, tale modello criptomonetario è in netta antitesi con il “sistema bancario trasparente” e costituirebbe un volano per “attività nefaste che nessun Governo permetterebbe”.

La causa per cui l’universo cripto sia ancora in essere è da ascriversi nel modesto volume dello stesso mercato di riferimento, motivo per cui il Legislatore mondiale sia ancora in procinto di una stretta regolatoria cogente, ma non l’abbia ancora effettuata.

A tal proposito, il rapporto causa effetto di cui sopra è ben descritto dal diktat: “Quando (i mercati delle criptovalute, ndr) diverranno considerevoli, useranno il martello”.

Da quanto emerso riportando tre autorevoli pareri di luminari in ambito economico, il quadro che ne deriva appare interlocutorio.

L’analisi dei tre accademici è lucida e quanto mai attuale. Come tale, non va assolutamente sottovalutata.

D’altro canto, il BTC ha abituato a cambi di rotta difficilmente prevedibili, quindi mai come in questo momento diventa complicato operare previsioni certe nel lungo periodo.

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