Bitcoin e Cripto: nasce la prima grande lobby delle criptovalute

A Washington nasce la prima organizzazione ufficiale delle criptovalute
Lorenzo Cuzzani

La tecnofinanza, si sa, è una realtà in divenire.

Da molti indicata come il futuro, da altri come il presente, da altri ancora come un qualcosa di effimero e tendente all’autodistruzione.

Quel che non può essere ignorato è l’apporto che un simile comparto abbia portato alla tecnologia sottostante, la blockchain.

Il sistema attraverso cui tutto è nato e verosimilmente tutto si svilupperà.

Tra moltitudini di critici c’è anche chi ha intercettato l’esigenza di implementazione del settore, credendo e investendo nelle valute digitali e operando una scelta di campo: la blockchain avrà la sua lobby.

Le criptomonete saranno rappresentate ufficialmente.

Tale movimento nasce negli Stati Uniti, paese leader sul mercato per volume di scambi e da sempre attento all’universo digitale e a ogni sua evoluzione.

È noto come una questione annosa all’interno della fintech sia il rapporto di questa con il Legislatore, con evidenti lacune normative che non permettano alle divise digitali il proliferare pacifico e dinamico all’interno del mercato.

In secondo luogo, giova considerare l’importanza di una formazione concreta e attenta di profili che sappiano gestire e veicolare un ambito delicato come quello cripto, senza avvalersi di risorse improvvisate e/o direzionate solo verso la speculazione.

Quanto sottolineato sopra è il punto di partenza per la nascita della lobby della blockchain, che si articola come un’organizzazione al cui vertice siede Kristin Smith, ex assistente al Congresso e con un passato da lobbista in Overstock.com, gigante americano nel retail on line e uno dei primi a inserire il BTC come mezzo di pagamento.

Sarà coadiuvata dall’harvardiano Josh Mendelsohn, fondatore del gruppo di private equity Hangar e da Marvin Ammori, sempre di formazione harvardiana e avvocato particolarmente attivo nelle cause inerenti libertà civili e sostenitore di open internet.

La partecipazione di importanti player cripto non manca, specialmente quelli operanti su Bitcoin ed Ethereum. Sono presenti Circle, Coinbase, Digital Currency Group. Ma anche Polychain Capital e Protocol Labs, di cui Ammori è consigliere generale.

Altro elemento che non manca è l’entusiasmo di Kristin Smith: “Ho trascorso molto tempo occupandomi di educazione legata a questo ambito e sono entusiasta di potermi ora dedicare esclusivamente a queste tematiche”.

 È evidente che un impegno così direttamente orientato non potrà che favorire una rapida crescita dell’organizzazione.

Uno sviluppo che non può non passare dalla capitale Washington, location strategica perché sede del Congresso e quindi crocevia di dialogo tra l’associazione e il potere legislativo stelle e strisce.

Un dialogo che in primo luogo si prefigge di abbattere sia il pregiudizio sia il rischio che le criptovalute siano associate al fenomeno del riciclaggio, assurgendo quindi a realtà virtuosa.

Al riguardo è utile riportare quanto affermato dal Chief Legal and Risk Officer di Coinbase, Mike Lempres, che prova a fare chiarezza sugli intenti della Blockchain Association: “L’associazione costituisce uno sforzo finalizzato a rappresentare le realtà più importanti di questo settore, così che le istituzioni possano far loro riferimento e capire come siano disposte ad accogliere nuove regole laddove appropriate. Non siamo aziende che cercano un modo per influenzare il sistema, ma vogliamo costruire un impianto normativo e legale che sappia dimostrarsi solido nel tempo”.

Lempres conferma quanto anticipato in calce, ovvero l’esigenza preminente di rendere la tecnofinanza conforme all’impianto normativo statunitense, permettendole di operare in piena legalità ed eliminando quelle sacche di illegalità che si celano dietro a una normazione carente e/o inesistente.

Solo così sarà possibile osservare un autodeterminarsi del settore che consti di innovazione e investimenti che agisca sotto l’egida della legalità, unica dimensione in grado di garantire quella solidità necessaria che permetta alla fintech di durare nel tempo.

Le criptovalute hanno il loro interlocutore ufficiale.

 

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