Banca d’Italia lancia l’allarme sul rischio recessione in Italia

Banca d’Italia emette il primo bollettino economico del 2019 ed è subito polemica con il Governo italiano. Bankitalia prevede un Pil in diminuzione.
Fabio Carbone
Banca d'Italia
Di Lalupa – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1384251

La Banca d’Italia ha da poco emesso il primo bollettino economico del 2019, nel quale vede per l’Italia un rischio di recessione tecnica (cioè due trimestri consecutivi di decrescita). Bankitalia prevede per il 2019 un Pil in crescita solo dello 0,6% e non più dell’1% come previsto negli ultimi mesi del 2018.

Banca d’Italia precisa il quadro economico nel quale l’Italia, e il resto del mondo si trovano, evidenziando come il problema non è solo italiano ma mondiale. Naturalmente l’Italia ha le sue specificità e carenze, che si sommano alle difficoltà economiche globali. Anzi, le difficoltà internazionali si aggiungono come una zavorra ulteriore alle criticità interne.

La produzione italiana è debole

Come già certificato dall’Istat, l’industria italiana produce meno rispetto al 2017 e alla prima parte del 2018. Il secondo e terzo trimestre dello scorso anno ci hanno presentato dati negativi e si attendono ora i dati definitivi sul quarto trimestre.

Banca d’Italia ha condotto un sondaggio congiunturale in collaborazione con Il Sole 24 Ore, per verificare l’andamento dell’economia italiana. Dal sondaggio è emerso che l’industria ha cominciato a rallentare durante l’estate del 2018 a causa di una riduzione della domanda interna e in particolare una riduzione degli investimenti, mentre la spesa delle famiglie non è calata eccessivamente.

I guai italiani

Secondo il report economico della Banca d’Italia ha avuto un ruolo importante, in negativo, l’incertezza politica vissuta dal nostro Paese lo scorso anno e la crisi con la Commissione UE.

Il quadro politico nazionale rimasto incerto per lunghi mesi, ha scoraggiato gli investimenti e ciò non ha certo favorito l’economia italiana in generale.

Le ore lavorate aumentano, ma non l’occupazione

La Banca d’Italia riassume quanto pubblicato dall’Istat a proposito dei dati sull’occupazione. Le aziende hanno preferito aumentare le ore di lavoro dividendole tra gli operai già assunti, ed evitare nuove assunzioni.

Le retribuzioni, poi, incrementano un po’ in tutti i comparti.

I titoli di stato si riprendono

Grazie all’accordo raggiunto tra Governo italiano e Commissione europea, la pressione sui titoli di stato è calata e con essa anche i premi per il rischio sui titoli sovrani. Lo spread BTP Italia / Bund tedeschi a 10 anni è calato a 247 punti base e questo è un bene per il sistema Paese.

Anche l’interesse sui Btp è tornato a livelli record come accaduto per i titoli a 15 anni.

Le tensioni economiche internazionali restano e non vanno assolutamente sottovalutate.

La BCE resta in campo per sostenere l’Europa

La Banca Centrale Europea (BCE) continuerà a tenere alto lo stimolo monetario, perché si è accorta già da tempo che in Europa la crescita è rallentata ovunque, anche nei Paesi più forti come la Germania e la Francia.

Il governo italiano in polemica con Banca d’Italia

Il vicepremier Luigi Di Maio ha subito contestato le stime di Banca d’Italia, affermando che le

“stime apocalittiche” arrivano dalla stessa Banca d’Italia “che ci ha lasciato le banche in queste condizioni perché non ha sorvegliato”. Un chiaro riferimento anche al recente caso Carige.

Di Maio aggiunge poi: “Non è la prima volta: sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano. Quando c’erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso”. Insomma, l’onorevole Di Maio contesta l’indiscussa indipendenza che ha sempre contraddistinto Banca d’Italia.

Intanto arriva l’analisi della Cgia di Mestre

La Cgia di Mestre ieri ha pubblicato i risultati di una sua ricerca, secondo la quale l’Italia per tornare a un Pil pre-crisi, cioè al 2007, ha bisogno di recuperare ulteriori 4,2 punti di Pil. Secondo questa analisi, procedendo al ritmo di crescita attuale, l’Italia ci riuscirà solo nel 2024: fra sei anni.

La Cgia di Mestre, rielaborando i dati di Prometeia, vede anche un rischio di manovra bis nel 2019.

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