Il prezzo del petrolio greggio WTI passa di mano appena sopra i 100 dollari al barile dopo un nuovo arretramento causato dallo stop statunitense alla sua stessa operazione a Hormuz, giunto dopo appena un giorno.
Il prezzo del petrolio greggio WTI passa di mano in netto calo rispetto ai recenti massimi settimanali, poco sopra quota 100 dollari al barile. Il raggiungimento di questo target intermedio riflette gli effetti dell’operazione Project Freedom, ora sospesa da Trump nel tentativo di riaprire un canale negoziale con l’Iran.
Il mercato ha quindi iniziato a prezzare un possibile arretramento del WTI alla luce di nuove prospettive di dialogo o, quantomeno, di un ritorno delle parti al tavolo delle trattative.
Per quanto riguarda il gas naturale, la commodity ha ceduto terreno sotto i 2,80 dollari, pur mantenendosi complessivamente in un contesto rialzista e pronta a nuove spinte.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 99,79 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,733 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI potrebbe ora appoggiarsi al supporto dei 100 dollari al barile, mettendo pressione su un’eventuale rottura ribassista. Molto dipenderà dalle novità riguardo ai possibili negoziati tra USA e Iran: la sospensione dell’operazione voluta da Trump, arrivata dopo appena un giorno dal suo avvio, può essere letta come un segnale di distensione o, più verosimilmente, come un ultimo tentativo per invocare l’accordo con Teheran.
In caso di break-out, i successivi livelli di supporto si collocherebbero a 98,50 e poi a 96,50 dollari al barile, prima dell’eventuale test dell’area dei 95 dollari.
Una ripresa del petrolio ben oltre l’attuale soglia di supporto sarebbe invece plausibile solo in presenza di nuove minacce da parte di Trump o di un deterioramento del quadro geopolitico in Medio Oriente, dopo la prima fase di tensione tra Iran ed Emirati.
La pressione ribassista sotto quota 2,80 dollari è tornata a imporsi, come prevedibile. Esaurita la spinta rialzista, questo livello di prezzo rimane strutturalmente vulnerabile a nuovi ritracciamenti, segno che la ripresa del gas naturale non è ancora sostenuta da fondamentali particolarmente robusti.
L’arretramento attuale non sorprende e potrebbe limitarsi all’area compresa tra 2,75 e 2,65 dollari, mentre un deterioramento più marcato del quadro tecnico emergerebbe soltanto in caso di discesa sotto i 2,50 dollari.
Sul fronte opposto, uno scenario rialzista tornerebbe credibile solo con una stabilizzazione sopra quota 2,85–2,88 dollari, livello che aprirebbe la strada a un nuovo tentativo di avvicinamento ai 3 dollari tondi. Solo oltre tale soglia la commodity potrebbe impostare un movimento rialzista più strutturato.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.