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Il Petrolio WTI si mantiene stabile intorno agli 85 $ durante la sessione europea di martedì, con Trump che ha affermato di non essere più interessato a prolungare l’accordo con l’Iran.
Il prezzo del Petrolio WTI si mantiene sostanzialmente stabile intorno al livello chiave degli 85 $ al barile nelle prime fasi della sessione di martedì, mentre gli investitori continuano a valutare il deterioramento del quadro geopolitico in Medio Oriente. Dopo le forti oscillazioni delle ultime settimane, il mercato sembra essere entrato in una fase di consolidamento, ma il rischio di nuovi movimenti direzionali rimane elevato.
A sostenere le quotazioni è soprattutto l’incertezza relativa ai rapporti tra Stati Uniti e Iran. Le due parti hanno infatti escluso, almeno per il momento, una proroga del Memorandum d’intesa firmato a giugno per interrompere le ostilità. La scadenza dell’accordo senza una nuova intesa aumenta il rischio di una nuova escalation e, soprattutto, mantiene alta l’attenzione sullo Stretto di Hormuz, una delle rotte più importanti al mondo per il trasporto di Oro nero e prodotti energetici.
Il principale elemento di incertezza per il Petrolio WTI rimane la possibilità che le tensioni tra Washington e Teheran tornino a intensificarsi. Secondo quanto riportato da alcune fonti, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di non essere interessato a rinnovare l’accordo in scadenza con l’Iran, riducendo ulteriormente le aspettative di una soluzione diplomatica nel breve periodo.
Trump ha inoltre ribadito la posizione statunitense sul blocco navale dei porti iraniani e ha sostenuto che Washington dispone di un forte controllo sullo Stretto di Hormuz. Dichiarazioni che hanno ricevuto una risposta altrettanto dura da parte iraniana.
Per il mercato petrolifero, la questione è particolarmente delicata. Qualsiasi ulteriore limitazione del traffico attraverso Hormuz potrebbe ridurre la disponibilità effettiva di Oro nero sui mercati internazionali e mantenere incorporato nelle quotazioni un consistente premio per il rischio geopolitico.
Al momento della scrittura il prezzo dell’Oro nero quota 85,02 $, in rialzo settimanale del 3,18% ed in pieno tentativo di break-out LONG del livello annuale degli 84,13 $ che, se confermato, permetterebbe ai tori di mantenere ben salde le proprie posizioni, e spingere ulteriormente al rialzo la commodity, con il livello annuale degli 86,87 $ e dei 90,73 $ a fungere da principali obiettivi rialzisti.
Al contrario, una falsa rottura LONG del livello annuale degli 84,13 $, accompagnata dal ritorno delle quotazioni al di sotto del livello, potrebbe favorire una ripresa della pressione ribassista e gettare le basi per una correzione. Il primo importante riferimento al ribasso sarebbe rappresentato dal livello annuale degli 80,78 $, ultimo vero ostacolo prima di un possibile deterioramento più marcato della struttura tecnica. Un’eventuale violazione di quest’ultimo livello riporterebbe infatti l’attenzione sul livello annuale dei 77,84 $, che rappresenta non soltanto il principale target ribassista, ma soprattutto uno spartiacque tecnico fondamentale: una sua rottura potrebbe infatti favorire una significativa estensione del movimento SHORT.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.