Il metallo prezioso cerca di salire in seguito all’annuncio di Trump sulla ripresa dei colloqui di pace con l’Iran.
Il prezzo dell’Argento ha aperto la settimana con un’impostazione positiva, riportandosi provvisoriamente sopra la soglia dei 58 $ l’oncia dopo i moderati rialzi registrati nella seduta precedente. Il recupero del metallo prezioso è favorito dal miglioramento del sentiment sui mercati finanziari, alimentato dalle rinnovate speranze di una soluzione diplomatica alla crisi in Medio Oriente. La ripresa dei colloqui tra Stati Uniti e Iran ha infatti ridotto la domanda di beni rifugio tradizionali come il dollaro statunitense e contribuito al calo delle quotazioni del petrolio, offrendo un contesto più favorevole ai metalli preziosi.
A sostenere il movimento del metallo prezioso sono state le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha confermato la ripresa dei negoziati con Teheran. Secondo Trump, alcuni dei principali alleati americani nella regione, tra cui l’Arabia Saudita, avrebbero incoraggiato Washington a privilegiare il dialogo rispetto a una nuova escalation militare. Parallelamente, il presidente statunitense ha ribadito la necessità di una riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di energia.
La prospettiva di una de-escalation geopolitica ha avuto un impatto immediato sul mercato energetico. Le quotazioni del petrolio hanno infatti registrato una flessione dopo le forti tensioni delle ultime settimane, riducendo i timori di una nuova accelerazione dell’inflazione globale. Questo elemento rappresenta un fattore favorevole per l’Argento, poiché un rallentamento delle pressioni inflazionistiche potrebbe consentire alle principali Banche Centrali di mantenere un approccio meno aggressivo sulla politica monetaria.
Nonostante il miglioramento del quadro geopolitico, il mercato continua però a guardare con estrema attenzione alla Federal Reserve. La Banca Centrale statunitense ha recentemente deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, ma il messaggio emerso dall’ultima riunione non è stato completamente accomodante. Tre membri del Federal Open Market Committee hanno infatti espresso voto contrario, sostenendo che un rinvio eccessivo di eventuali interventi potrebbe costringere la FED ad agire con maggiore decisione nei prossimi mesi.
Al momento della scrittura il prezzo del metallo prezioso quota 57,838 $, in ribasso dello 0,36% ed ancora all’interno di una fase laterale in atto da metà giugno; dal punto di vista tecnico, una ripresa del movimento ribassista verrebbe confermato probabilmente solo a seguito di decisa chiusura sotto il livello chiave dei 56 $, con gli orsi che punteranno a raggiungere il livello chiave dei 52 $.
Viceversa, solo una chiusura sopra il livello psicologico dei 60 $ permetterebbe ai tori di iniziare a gettare le basi per un’inversione della tendenza, con il livello annuale dei 62,746 $ che funge da primo target LONG che principale ostacolo per una continuazione del movimento rialzista, che vedrebbe come prossimo obiettivo il livello chiave dei 68 $.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.