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smart mobility

Smart mobility, queste due parole si affermano sempre più nell’uso quotidiano e già molto si è scritto. Molteplici gli scenari futuri che ci sono stati presentati da più parti, a partire da enti di ricerca e da società già impegnate fattivamente nell’ambito.

Qui vogliamo capire dal punto di vista dell’investitore cos’è la smart mobility e perché questi vi dovrebbe investire.

Iniziamo subito.

Cos’è la Smart mobility

Dare una definizione di smart mobility non è lo scopo di questo articolo, che come detto vuole focalizzarsi sulle opportunità d’investimento che essa rappresenta per gli investitori.

Il termine non va associato esclusivamente alla mobilità dei veicoli a motore, ma più ampiamente riguarda la mobilità in generale delle persone e dei mezzi di trasporto usati da questi ultimi: auto, treno, aereo, nave, ecc.

Affidiamo ad altri, più competenti in materia, il compito di definire i limiti perimetrali del significato di mobilità intelligente e guardiamo invece a un progetto pratico che spiega nei fatti dove l’investitore dovrebbe orientarsi se ha intenzione di investire in smart mobility.

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Il progetto dell’Intesa Sanpaolo Innovation Center

Il gruppo bancario Intesa Sanpaolo, attraverso il suo Innovation Center ha avviato nel 2019 un progetto di incubazione di nuove imprese (startup) con idee imprenditoriali rivolte alla mobilità intelligente in senso ampio, che include anche l’ambito delle Smart Cities, Smart Infrastructures e Smart Environments.

Il programma è stato rinnovato anche per il 2020 e prevede la selezione di 11 nuove imprese che potranno beneficiare di un percorso messo appunto con il supporto di Techstars, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.

Torino, con il suo Torino City Lab è il contesto in cui le startup selezionate sperimentano le tecnologie, i prodotti e i servizi tecnologici che un giorno potrebbero essere commercializzati su più ampia scala.

Lo scorso anno le 11 startup coinvolte, provenienti in larga parte dagli USA ma anche da Italia e Germania, hanno presentato progetti che rivoluzioneranno in un certo senso la mobilità delle città.

Automotus, ad esempio, ha presentato un software in grado di catturare i filmati delle telecamere dei parcheggi cittadini e di quelle collocate sulle strade cittadine per il monitoraggio del traffico, per farne delle elaborazioni sulle forme di mobilità.

Altra azienda, Parkofon, ha presentato una piattaforma intelligente di gestione dei parcheggi cittadini a raso, che elimina i parchimetri e i sensori statici. L’automobile è connessa ad un sistema centralizzato attraverso un trasponder di navigazione a basso costo, che guida il cittadino o la cittadina verso il parcheggio libero più vicino. La piattaforma consente anche la prenotazione e il pagamento automatizzato della sosta, mentre ai proprietari di auto elettriche fornisce informazioni sulle colonnine di ricarica.

Perché investire in smart mobility?

L’esempio sopra riportato spiega più di mille parole il perché un investitore lungimirante, perché una investitrice alla ricerca di settori e ambiti promettenti, dovrebbe prendere in considerazione di investire in smart mobility.

Una recente mini serie di YouTube Originals, ‘The Age of A.I.’, presenta magnificamente quello che ci attende nel prossimo futuro e una puntata in particolare si occupa della mobilità su strada. Google, infatti, sperimenta la guida autonoma anche sugli autoarticolati e in futuro a muovere i tir lungo le autostrade del mondo potrebbero non essere più i camionisti o comunque non lo faranno più come oggi.

Come è facile intuire, non solo è indispensabile investire in mobilità intelligente, ma è anche importante capire quali settori attualmente esistenti sono impegnati o sono intenzionati ad impegnarsi per lo sviluppo della mobilità futura nelle nostre città e intorno a esse.

I settori industriali che investono in mobilità intelligente

In un nostro articolo abbiamo dato conto della IPO di Xpeng Motors, il rivale cinese di Tesla nel segmento delle auto elettriche di fascia alta.

Xpeng Motors da alcuni anni raccoglie capitali d’investimento da venture capital, ma anche direttamente da varie società e fondi d’investimento. Così si scopre che la società cinese dell’automotive elettrico, le cui auto già ora sono pronte per l’interconnessione con altre auto, ha attratto gli interessi di Xiaomi la società produttrice di smartphone.

In effetti visitando il sito internazionale di Xiaomi si comprende che la smart mobility è già parte del suo business presente. Tuttavia, perché investire anche nell’automotive? La risposta è ovvia, perché se le auto saranno tutte connesse tra loro attraverso una rete della mobilità cittadina o extra-urbana, i produttori di dispositivi per la comunicazione vorranno esserci anche in questo segmento.

E vorranno esserci anche le società di telecomunicazioni che offriranno nuovi servizi ad automobilisti e autisti di TIR, non più “costretti” a guidare il mezzo di trasporto poiché si guideranno da soli, lasciando al guidatore (ormai passeggero) la possibilità di occuparsi di altro, compresa una rilassante conversazione telefonica in auto o in autoarticolati dagli spazi interni completamente ripensati.

Ricapitolando la mobilità del domani coinvolgerà i seguenti settori industriali:

  • Automotive (tutti i mezzi a motore su due ruote, quattro ruote e più);
  • Trasporti (in ogni forma: treno, aereo, nave, su strada);
  • Telecomunicazioni (servizi di e produttori di apparati di telecomunicazione);
  • Information Technology;
  • Energie rinnovabili (elettrico e idrogeno sostituiranno i derivati del petrolio).

E vorranno esserci anche i processori di pagamento perché si apriranno per loro nuove opportunità, come ad esempio il pagamento automatizzato del parcheggio o del pedaggio autostradale o della tassa d’ingresso nelle città che la prevedono. E che dire della prenotazione e pagamento anticipato del pranzo in Autogrill, 50 chilometri prima di giungere presso la stazione di servizio?

Da non sottovalutare

Non è da sottovalutare il segmento delle due ruote senza motore quali biciclette e monopattini elettrici. Le future evoluzioni di tali mezzi di trasporto potrebbero prevedere anche dispositivi di avviso connessi ad un più ampio sistema di gestione del traffico urbano.

A rafforzare questa visione ci sono i dati dello studio condotto dal Boston Consulting Group citato da Economyup, secondo il quale 750 città tra gli USA e l’Europa si renderanno protagoniste di una mobilità cittadina su monopattino che nei prossimi anni potrebbe potenzialmente valere 30 miliardi di dollari USA a livello globale.

La micromobilità sarà una parte essenziale della vita delle future generazioni, perché alcuni lavori si svolgeranno da casa o in uffici dislocati nel quartiere di residenza. Useremo di meno l’automobile e per i piccoli spostamenti preferiremo monopattini e bicicletta.

Il trasporto pubblico reinventato e rivalutato

Anche il trasporto pubblico subirà inevitabilmente una evoluzione e lì dove è meno sviluppato sarà rivalutato. In alcuni comuni italiani come a Merano, è in fase di sperimentazione un minibus elettrico a guida autonoma.

Con la connessione in rete di ogni cosa (IoT), le Smart Cities collegheranno in rete anche i mezzi di trasporto migliorando sensibilmente l’efficienza e servendo meglio anche le aree urbane oggi trascurate (almeno si spera).

Riflessione finale

Secondo i dati di una pubblicazione sulla smart mobility realizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, “nei prossimi 20 anni si prevede un aumento del 50% dei flussi di merci e persone”.

Tuttavia c’è da domandarsi se davvero nei prossimi decenni aumenteremo la nostra mobilità. Non potrebbe invece ridursi, o quanto meno modificarsi nella sua composizione?

Ad esempio, meno mobilità per lavoro e più mobilità per il tempo libero?

Jack Dorsey, il CEO di Twitter, ha lasciato la libertà ai suoi dipendenti di lavorare da casa per sempre. Il settore immobiliare orientato al business (gli uffici) riflette e ripensa all’impatto che il lavoro da casa avrà sul suo segmento di mercato.

Insomma, il futuro potrebbe riservare a tutti noi una mobilità drasticamente ridotta per scopi di lavoro, che potrebbe tramutarsi in ridotto uso del trasporto privato e pubblico (autobus, treno, aereo) per tale vitale funzione sociale.

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