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Fabio Carbone
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Oro di Banca d’Italia

Il vicepremier Matteo Salvini accende la polemica sulle riserve auree gestite dalla Banca d’Italia. Il dibattito si scalda dopo le parole di Salvini pronunciate in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati in cui si parlava delle riserve auree di Banca d’Italia.

“L’oro è di proprietà degli italiani, non di altri”.

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Altro tema che infuoca lo scontro tra il governo e Banca d’Italia. Giusto lo scorso fine settimana i vicepremier Di Maio e Salvini affermavano di voler azzerare i vertici di Bankitalia e Consob parlando all’assemblea degli ex soci della banca Popolare di Vicenza fallita.

L’oro di Banca d’Italia è degli italiani?

Il Corriere della Sera online lo ha chiesto allo storico ed economista della Luiss Gianni Toniolo.

L’economista fa notare come ciclicamente si parli della proprietà dell’oro di Banca d’Italia, e come ciò avvenga in concomitanza con il sopraggiungere di un ciclo economico non positivo per il nostro paese.

Il nostro alto debito pubblico risente subito delle condizioni avverse, lo sappiamo, e qualcuno forse crede che quell’oro possa essere venduto o usato come parafulmine.

Per sgomberare ogni dubbio da subito, possiamo stare sicuri che l’oro della Banca d’Italia è degli italiani e quindi la questione neanche si pone. Bisogna infatti ricordare che Banca d’Italia è un organo di stato, della Repubblica Italiana e non di un altro paese, ne consegue che le riserve auree gestite da Bankitalia sono nostre.

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L’Italia ha più oro della BCE

L’Italia è il quarto al mondo per oro detenuto scrive il Corriere della Sera, prima di noi solo il Federal Reserve System (Fed) degli USA, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Come paese abbiamo più oro di tanti altri paesi e questo è sicuramente una sicurezza aggiuntiva per la stabilità del paese. Ma quell’oro non può certo essere usato per risolvere i problemi “quotidiani” dell’Italia, le riserve auree sono un “tesoro di ultima istanza” afferma l’economista Toniolo dalle colonne del Corriere.

Il ricorso all’oro del 1974

Nel recente passato l’Italia ha fatto ricorso all’oro solo nel 1974 a causa di una crisi di credibilità che stava minando la stabilità nazionale, la lira stava crollando e molti capitali erano già in fuga all’estero. Per fermare l’emorragia e scongiurare il fallimento, il governo italiano di allora chiese un prestito alla Germania, impegnando una parte dell’oro posseduto. L’Italia restituì il prestito in quattro anni e l’oro ritornò nella piena disponibilità.

In Italia o all’estero è sempre italiano

Alcuni sono preoccupati del fatto che non tutto l’oro italiano è fisicamente in Italia. Anche su questa preoccupazione getta luce l’accademico intervistato dal Corriere, ricordando che “buona parte delle riserve auree mondiali stanno fra New York, Londra o la Svizzera”.

Non c’è da preoccuparsi di potenziali rischi di rivendicazione da parte degli stati che gestiscono per noi il nostro oro, e questo per una serie di motivi.

Anzitutto esistono accordi bilaterali ed internazionali che regolano la gestione delle riserve auree, l’Italia in qualsiasi momento e nella massima libertà può chiedere il rientro nei confini nazionali dell’oro posseduto all’estero.

In secondo luogo le località in cui si trovano sono state scelte per questioni di sicurezza. Svizzera e Stati Uniti in particolare sono noti per la loro capacità di gestire ingenti riserve economiche non proprie.

In fine, i costi di gestione sono bassi perché l’oro è gestito presso “centri di raccolta” appositamente progettati per accogliere l’oro straniero.

L’oro italiano genera profitti

Lo storico ed economista Toniolo ricorda a tutti noi che la Banca d’Italia versa ogni anno al Tesoro gli utili sull’oro posseduto e le tasse. Nel 2018 il gettito complessivo è stato di quasi 5 miliardi di euro.

Un oro, quindi, che già è degli italiani e soprattutto genera profitti a beneficio del sistema paese.

L’oro è di proprietà degli italiani, non di altri. Assolutamente vero ed è già così.

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